Hiv. Scoperta la porta di casa del virus per sfuggire a farmaci e sistema immunitario

Trieste, 22 maggio 2015 – Scoperta la porta di casa del virus Hiv che gli permette, una volta insediatosi nelle cellule, di sfuggire ai farmaci e alle difese del sistema immunitario. I ricercatori del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie di Trieste hanno scoperto dove il virus dell’Hiv si insidia una volta arrivato nelle cellule infettate.

[easy_ad_inject_1]Grazie allo sviluppo di una sofisticata tecnica di microscopia si è potuto capire dove va a finire il Dna del virus che, spiegano i ricercatori, è stato trovato tutto nella periferia del nucleo, vicino ai pori nucleari, ovvero alle porte di ingresso attraverso cui le molecole entrano e escono dal nucleo.

“Il virus sfrutta il passaggio attraverso queste porte e, non appena entrato nel nucleo, va a integrare il proprio Dna in quello della cellula. Questo è con ogni probabilità il motivo per cui la replicazione del virus, una volta raggiunto questo punto preciso, si spegne. In questa maniera, la cellula che contiene il virus sfugge al sistema immunitario e diventa insensibile ai farmaci. Questi ultimi sono molto efficaci nel bloccare la malattia e quindi nel mantenere il paziente apparentemente sano, ma sono totalmente inefficaci nell’eliminare il virus. Ecco perché, dei 65 milioni di persone infettate a partire dagli anni ’60 ad oggi, nessuno è mai guarito definitivamente”

spiega il prof. Mauro Giacca, medico ricercatore e direttore del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie.

La scoperta è stata presentata nel corso della VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus (Icar), organizzato dai presidenti del Congresso Cristina Mussini, Laura Sighinolfi e Andrea Cossarizza, che si è tenuta a Riccione, che ha visto la partecipazione di oltre 1200 partecipanti, di cui 800 specialisti. L’evento è stata l’occasione per porre all’attenzione della comunità scientifica la necessità di individuare nuovi percorsi di diagnosi e cura dell’infezione da virus HIV che si basino sulle interazioni tra ricerca di base, ricerca diagnostico-clinica ed esigenze delle persone sieropositive.

Scoprire dove il virus si annida una volta arrivato nelle cellule era di estrema importanza per intraprendere nuovi percorsi diagnostici e terapeutici. La caratteristica del virus Hiv è quella di integrare il proprio patrimonio genetico in quello della cellula infettata. In parole semplici, anziché avere ventimila geni come tutte le nostre cellule, la cellula infettata ha qualcosa in più, il Dna del virus.

“Lo studio è un passaggio importante che permette di definire nuovi bersagli per la sperimentazione di farmaci. Il contributo del Prof. Giacca apre nuovi scenari per la comprensione di un momento chiave del ciclo replicativo del virus all’interno della cellula. La scoperta di un nuovo meccanismo, oltre a evidenziare la qualità della ricerca italiana, apre nuove prospettive di grande interesse”

ha dichiarato il prof. Andrea Cossarizza, uno dei presidenti del congresso ICAR.

“Adesso che sappiamo con quali fattori il virus interagisce, sarà possibile preparare farmaci mirati a bloccare l’integrazione del Dna del virus. Questi potrebbero consentire l’eradicazione definitiva dell’infezione”

conclude il Prof. Mauro Giacca, responsabile della ricerca.

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Autore: Donato Paolino

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