I geni possono rendere l’effetto placebo più efficace: è scritto nel Dna

placebo

Boston, 17 aprile 2015 – Alcune persone possono essere geneticamente predisposte a sentirsi meglio dopo l’assunzione di una sostanza priva di principi attivi, innescando così l’effetto placebo, mentre altri possono guarire solo con i farmaci veri. E’ quanto sostiene un recente studio del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, negli Usa, pubblicato su Trends in Molecular Medicine, secondo il quale la spiegazione dell’effetto placebo potrebbe risiedere nel Dna di ciascun soggetto.

[easy_ad_inject_1]Il placebo, come sappiamo, è una sostanza che viene somministrata al paziente come farmaco, ma che in realtà è priva di principi attivi. Per effetto placebo si intende una serie di reazioni dell’organismo ad una terapia priva di principi attivi, insiti dalla terapia stessa, provocate dalle attese del soggetto.
E’ dimostrato che negli studi clinici di nuovi farmaci, le persone che ricevono un falso trattamento spesso si sentono meglio e non avvertono più dolori.

“Capire come funziona l’effetto placebo, e nello specifico quali geni sono coinvolti, può contribuire a migliorare le risposte dei pazienti alle cure cliniche e ai prodotti farmaceutici, e potrebbe permettere di perfezionare le ricerche che usano l’effetto placebo per misurare l’efficacia di nuovi principi attivi”

sostengono gli autori dello studio.

“I nostri risultati sostengono fortemente l’idea che esistano le firme genetiche per le risposte all’effetto placebo, ma i nostri risultati sono preliminari. Qualcosa è sicuramente lì, ma abbiamo bisogno di saperne di più”

ha detto l’autore dello studio, Kathryn Hall, ricercatrice presso la Harvard Medical School e Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.

Per lo studio, il team di ricercatori guidati dalla Hall, ha riesaminato tutto ciò che attualmente è noto sulla reattività al placebo e quali insidie potrebbero insorgere continuando ad esplorare questo settore. La Hall ha detto che stanno cercando di capire se i pazienti rispondono bene all’effetto placebo anche nel caso in cui sanno che stanno assumendo una pillola di zucchero al posto di un farmaco vero e proprio.

Precedenti studi hanno rivelato che la risposta delle persone al placebo può essere influenzata dal modo in cui alcune sostanze attivano le vie di segnalazione al cervello, rispondendo al dolore con il piacere. Tra le vie di segnalazione importanti sono state individuate quelle coinvolte nella risposta ai farmaci oppiacei e di altri che influenzano l’umore, come la serotonina e la dopamina. La differenza, tra le persone, nel modo in cui questi sistemi funzionano può essere collegata alle variazioni nei loro geni, quindi al loro Dna.

“Siamo ancora nelle prime fasi di studi clinici di utilizzo di uno screening genetico per la risposta al placebo, e, visto come si evolve la nostra conoscenza della medicina personalizzata, dobbiamo considerare anche come l’effetto placebo si inserisce nella risposta al trattamento. Non bisogna trascurare, dunque, specie quando si fanno studi clinici su nuovi farmaci, l’importanza della variabilità delle risposte al placebo nelle singole persone. I loro geni, il loro Dna, potrebbe fare la differenza e dare risultati sovrastimati o sottostimati sull’effetto di una nuova molecola”

ha detto la Hall.

I ricercatori sostengono che riuscire ad identificare i soggetti predisposti geneticamente all’effetto placebo consentirebbe di migliorare l’efficacia dei trattamenti terapeutici, personalizzandoli secondo la risposta dei pazienti alle cure, oltre che raffinare le ricerche che usano l’effetto placebo per misurare l’efficacia di nuove molecole. La prova che le variazioni genetiche in questi percorsi possono modificare gli effetti placebo, suggerisce la possibilità di utilizzare lo screening genetico per identificare le risposte placebo. A tal fine, dicono i ricercatori, occorre incrementare gli studi clinici randomizzati con l’obiettivo di migliorare l’assistenza terapeutica.
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Autore: Vincent Dimaggio

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