Il morbo della mucca pazza: donna muore in Toscana

Sabato scorso è stato registrato un decesso per sospetto morbo della mucca pazza a Pescia in Toscana. A farne le spese una donna pensionata di 76 anni della quale non sono state rese note le generalità.

A darne notizia il quotidiano La Nazione in un articolo di Marco A. Innocenti che racconta che la donna, residente in pieno centro, avrebbe accusato i primi sintomi neurologici lo scorso aprile. «Era il 1 aprile quando si alzò al mattino – ha raccontato al quotidiano la figlia Teresa – e non si rendeva più conto di dove si trovava. La sua mente si era annebbiata. A un primo controllo medico fu detto che si trattava di demenza senile o di Alzheimer.”

La salma è stata trasferita a Bologna per esami autoptici ed è stata inviata una notifica all’Istituto Superiore della Sanità.

Disperati i familiari che non trovano pace e ai quali è stato detto che la causa della morte sarebbe proprio l’Encefalopatia spongiforme bovina, più tristemente nota come “Mucca Pazza”.

La mucca pazza (BSE, ossia Bovine Spongiform Encephalopathy) è una malattia neurologica cronica, degenerativa e irreversibile che colpiva i bovini, causata da un prione, una proteina patogena conosciuta anche come “agente infettivo non convenzionale”.

Il primo caso di BSE avvenne nel Regno Unito nel 1986 quando il Laboratorio centrale di veterinaria di Weybridge identificò, in un allevamento nella regione dell’Hampshire, un esemplare dal quadro clinico preoccupante.

Nell’ottobre del 2005 il comitato veterinario dell’Unione europea pose fine al bando che, da marzo 2001, vietava la commercializzazione nell’Unione Europea della carne non disossata (come la bistecca alla fiorentina). Nel 2012 l’UE ha poi ripristinato la possibilità di nutrire il bestiame da allevamento con farine animali.

In Italia per contrastare il fenomeno vennero presi diversi provvedimenti normativi: con il D.P.R. 19 ottobre 2000 n. 437 di istituzione della cosiddetta “anagrafe bovina” e con legge 9 marzo 2001 n. 49, che dispose per la distruzione del materiale specifico a rischio per encefalopatie spongiformi bovine e delle proteine animali ad alto rischio, e con l’etichettatura delle carni bovine che consente la tracciabilità e la trasparenza delle informazioni ai consumatori.

Anche il Ministero della Sanità intervenne – con l’ordinanza di marzo 2001 – con cui si vieta la vendita delle parti del bovino che interessano la colonna vertebrale e i gangli, il cervello e le “frattaglie”, stabilendo inoltre l’etichettatura delle carni bovine che consente la tracciabilità e la trasparenza delle informazioni ai consumatori.

Autore: Mena Cirillo

Appassionata di divulgazione dal 2001 al 2009 ho collaborato con la testata giornalistica Salus.it e dal 2009 al 2011 con Italia News. Per contattarmi: notizie@notiziefree.it

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