Il Veneto ricorre alla Corte Costituzionale contro la “Buona Scuola” di Renzi-Giannini

Venezia, 9 settembre 2015 – La riforma di Renzi e Giannini, meglio presentata come “la Buona Scuola” potrebbe avere contro la Corte Costituzionale che potrebbe decretarne l’illegittima costituzionale di tutto o parte della sua normativa.

[easy_ad_inject_1] – Ciò è possibile in quanto la Regione Veneto ha deciso di ricorrere proprio alla Consulta sulla legge 107 del 2015 perché ritenuta lesiva delle competenze regionali, rispettivamente concorrente ed esclusiva, in materia di istruzione e formazione professionale. La Corte Costituzionale giudicherebbe in questo caso su un conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni e al centro della sentenza proprio la “Buona Scuola”.

Lo ha annunciato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia che ha speigato: “La cosiddetta riforma sulla Buona scuola marginalizza, anzi cancella il ruolo della Regione, vanificandone quei compiti programmatori e di gestione che la Costituzione le ha affidato, al fine di una attenta e aderente conoscenza del territorio e delle sue esigenze”.

Per la Regione Veneto ci sarebbero addirittura “tre profili di incostituzionalità”: il primo è quello che «affida al ministero dell’Istruzione il compito di definire l’offerta formativa dei percorsi di istruzione e di formazione professionale, espropriando la regione di un compito che la Costituzione le affida in competenza esclusiva». Il secondo sarebbe l’affidamento «agli Uffici scolastici regionali, emanazione diretta del Ministero, e non più alle Regioni il dimensionamento della rete scolastica (cioè stabilire l’ampiezza degli ambiti territoriali in funzione della popolazione scolastica, del numero degli istituti e delle particolari caratteristiche del territorio), creando così una possibile sovrapposizione di competenze programmatorie tra Ministero e Regioni”.
Infine “una fitta rete di interferenze con la competenza esclusiva regionale in materia di istruzione e formazione professionale e potenzialmente attribuiscono allo Stato competenza ad adottare non solo norme di principio ma anche disposizioni di dettaglio in materia di istruzione”.

L’assessore all’Istruzione, Elena Donazzan, spiega che c’è anche il problema della cosiddetta “teoria del gender” con la possibilità di promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, compiti educativi che la Costituzione affida alla famiglia.

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Autore: Vincent Dimaggio

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