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Impiantati in Italia i pacemaker più piccoli del mondo: le cardiocapsule Micra

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Milano, 25 giugno 2015 – Il pacemaker più piccolo del mondo, poco più grande di una pillola, è arrivato in Italia. I primi impianti sono iniziati già nei giorni scorsi e proseguiranno coinvolgendo ben 12 strutture ospedaliere nelle città di Bari, Bologna, Brescia, Cotignola, Milano, Pisa, Roma, Torino, Udine. La particolarità del dispositivo di Medtronic sta proprio nella sua dimensione, che è un decimo rispetto alla grandezza di un tradizionale pacemaker, in pratica è poco più grande di una pillola, una cardiocapsula che pesa 2 grammi, misura poco più di 2 cm e ha una durata che può variare dai 7 ai 14 anni.

[easy_ad_inject_1]Il micro pacemaker viene impiantato direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta posizionato, il sistema Micra™ Transcatheter Pacing System (questo il suo nome), ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati, emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo.

Rispetto all’impianto di un pacemaker convenzionale, il nuovo dispositivo non necessita di alcun filo o catetere e non richiede incisioni nel torace, né la creazione di una tasca sottocutanea, eliminando, così, il rischio di potenziali complicanze legate alla procedura tradizionale.

La stimolazione del cuore senza elettrocateteri rappresenta un’innovazione rivoluzionaria che si posiziona come una pietra miliare nella storia dei pacemaker, che da circa sessant’anni ha visto numerose ed importanti evoluzioni. Lo studio clinico Micra™ Transcatheter Pacing System procede per completare il follow up con il coinvolgimento di 700 pazienti in 56 centri di 19 Paesi nel mondo.

I primi risultati dello studio su 140 pazienti, presentati il mese scorso durante il 36° Annual Scienfic Session della Heart Rhythm Society. hanno dimostrato il successo della procedura nel 100% dei casi. Non si sono verificati episodi di infezione o eventi che abbiano richiesto un nuovo intervento. In tutte le visite di follow up dei pazienti (1-3 mesi), poi, i valori della stimolazione elettrica rientravano nei parametri previsti. I soggetti coinvolti coprivano un’ampia gamma di profili, dal punto di vista dell’età (da 21 a 94 anni), del peso corporeo (da 41 a 148 Kg), delle comorbilità (BPCO, ipertensione polmonare).

“Questa è la prima importante innovazione, perché non c’è bisogno di una vera operazione chirurgica. L’altra è che questo dispositivo concentra in un’unica componente quello che nei vecchi dispositivi era diviso in due, la scatola e i fili. Si tratta di un primo passo importante verso la nuova tecnologia, ma occorre ricordare che il device è adatto soprattutto a casi particolari, come il blocco atrioventricolare avanzato e la fibrillazione atriale con lenta risposta ventricolare”

ha dichiarato Maurizio Lunati, direttore S.C. Cardiologia 3 Elettrostimolazione dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano.

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