Infarto. Le donne riconoscono in ritardo i sintomi di un attacco cardiaco

Bologna, 28 aprile 2015 – Una recente ricerca dell’Università di Bologna ha rilevato che le donne colpite da infarto arrivano spesso troppo tardi in ospedale, poiché non riconoscono in tempo i sintomi dell’attacco cardiaco, ritardando così i soccorsi necessari per ricevere un trattamento adeguato. Lo studio, guidato da Raffaele Bugiardini del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna, presentato nel corso del simposio annuale dell’American College of Cardiology a San Diego, in California, ha suscitato l’attenzione e l’interesse dei colleghi cardiologi americani presenti al congresso.

[easy_ad_inject_1]Obiettivo dello studio è trovare soluzioni a questo grave gap che si verifica quando le donne sono colpite da infarto. I ricercatori sostengono, infatti, che il motivo per cui il tasso di mortalità da attacco cardiaco è maggiore per le donne rispetto agli uomini, sia dovuto al ritardo preospedaliero: le donne fanno passare troppo tempo prima di chiamare i soccorsi o farsi accompagnare in ospedale.

I ricercatori, esaminando i dati ricavati dal registro internazionale ISACS-TC, su 7.457 pazienti europei ricoverati tra il 2010 e il 2014, hanno rilevato che le donne colpite da infarto miocardico hanno una probabilità quasi doppia di morire, in ospedale, rispetto agli uomini, con una incidenza di decessi di circa il 12% contro il 6% degli uomini. E questa differenza non dipende da un diverso tipo di trattamento che ricevono i pazienti, bensì dal ritardo preospedaliero, cioè al tempo che passa prima del ricovero in ospedale. Ciò rappresenta il fattore di rischio principale di mortalità per le donne.

La spiegazione sta anche nel fatto che le donne colpite da infarto, molto spesso, non avvertono i classici sintomi, come ad esempio il dolore al torace, ma presentano sintomi più generici che possono creare facilmente confusione, come il fiato corto o la nausea, ad esempio.

Le donne, spiegano i ricercatori, attendono in media circa un’ora prima di chiamare il pronto intervento, contro i 45 minuti degli uomini, proprio perché impiegano più tempo nel riconoscere i sintomi dell’infarto. Ma c’è di più. “Il fatto più grave è che dopo avere chiamato i soccorsi più del 70% delle donne oggetto di studio hanno impiegato più di un’ora per raggiungere l’ospedale, rispetto a meno del 30% degli uomini”.

“I ritardi preospedalieri rimangono inaccettabilmente lunghi nelle donne. Per circa dieci anni si è valutata la performance degli ospedali con il cosiddetto door to ballon/or needle time, cioè il tempo di intervento sul paziente da quando varca la soglia del pronto soccorso, dimenticandosi di controllare il ritardo preospedaliero che non è solo un fatto di trasporto, ma più gravemente è un problema di conoscenza dei sintomi e della presentazione clinica dell’infarto nelle donne, mancata conoscenza che coinvolge tutti, inclusi i medici. Sono pertanto necessari interventi di informazione e comunicazione della salute al fine di identificare e rimuovere i fattori responsabili dei ritardi pre-ospedalieri, sviluppando iniziative che migliorino l’assistenza cardiologica tempestiva delle donne che presentano un infarto miocardico”

ha spiegato il dottor Raffaele Bugiardini.

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Autore: Vincent Dimaggio

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