You are here
Home > Salute > Infertilità. A rischio un bambino su tre: intervenire dall’infanzia

Infertilità. A rischio un bambino su tre: intervenire dall’infanzia

Fallback Image

Roma, 8 giugno 2015 – Negli ultimi 50 anni la fertilità maschile ha subito un lento e costante declino. Proprio per questo bisogna intervenire per tempo intercettando precocemente, fin dall’infanzia, i fattori di rischio che causano l’infertilità. Secondo quanto è emerso dal 71° Congresso Italiano di Pediatria, che si è appena concluso a Roma, circa un bambino su tre presenta “condizioni mediche o comportamenti che possono avere ripercussioni negative sulla futura fertilità, ma la prevenzione nell’infanzia e nell’adolescenza può dimezzarne i rischi”.

[easy_ad_inject_1]Oggi, in Italia, una coppia su cinque ha problemi ad avere figli in modo naturale e nel 40% dei casi il problema è maschile. In mezzo secolo, infatti, l’uomo ha praticamente dimezzato il numero di spermatozoi, vuoi perché alcune patologie non sono state riconosciute in tempo vuoi perché anche se conosciute sono state trascurate. Tra i fattori di rischio dell’infertilità maschile non vanno sottovalutati lo stile di vita errato, specie in età adolescenziale, come fumo, abuso di alcol e sostanze stupefacenti.

“L’opera del pediatra è fondamentale sia per la prevenzione primaria, attraverso la sensibilizzazione dei giovani all’adozione di comportamenti più responsabili, sia per la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi e il trattamento precoce delle condizioni mediche che possono portare all’infertilità, e, infine, attraverso i controlli periodici, per far sì che possano essere evitate eventuali complicanze di patologie già diagnosticate”

ha dichiarato Giovanni Corsello Presidente del Congresso e della Società Italiana di Pediatria.

Ed è in quest’ottica che il Ministero della Salute ha avviato il Piano per la fertilità, che prevede anche interventi di formazione rivolti ai pediatri affinché possano intercettare precocemente e intervenire sui fattori di rischio.

Tra le principali cause di infertilità criptorchidismo e varicocele sono le due condizioni mediche che più influiscono sulla futura fertilità del soggetto. Circa il 3-5% dei neonati nasce con criptorchidismo, la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nel sacco scrotale. E’ un problema che riguarda in particolare i neonati pretermine, ma che nell’80% dei casi si risolve entro 6-12 mesi dalla nascita quando il testicolo scende spontaneamente. Nei restanti casi invece è necessario intervenire entro il biennio di vita con un trattamento medico e/o chirurgico appropriato in modo da salvaguardarne la sua funzionalità e in modo da evitare che vada incontro ad una degenerazione neoplastica.

“Il varicocele è la dilatazione di alcune vene del testicolo, condizione che riguarda il 20% degli adolescenti. Nonostante sia così comune, spesso non viene diagnosticato o la sua diagnosi avviene per caso perché non viene indagata abbastanza”

spiega Giuseppe Saggese, Presidente della Conferenza dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Pediatria.

Gli esperti, inoltre, spiegano che fumo, alcol e sostanze stupefacenti sono associati a danni genetici a livello del Dna degli spermatozoi e ad alterazioni della loro mobilità e quindi ad una riduzione della fertilità maschile.

“Se consideriamo che negli adolescenti è molto frequente il consumo di fumo, alcol e marijuana è chiaro come questi fattori di rischio, sommandosi, possono in qualche modo danneggiare i testicoli, in un’età delicata come quella della maturazione e dello sviluppo”

spiega Saggese.

Eventuali danni ai testicoli possono essere causati da malattie trasmissibili sessualmente come la chlamydia, la gonorrea, la sifilide, l’HIV, gli herpes-virus e soprattutto il virus del papilloma umano, che possono non presentare sintomi ma provocare danni irreversibili. I pediatri sottolineano come il momento più critico si verifichi nel periodo di transizione dal pediatra al medico di famiglia, perché questo è un periodo in cui si sospendono i controlli periodici.

“A 15-16 anni, quando il bambino smette di andare dal pediatra perché anche i genitori sospendono le visite periodiche, non viene più fatto alcun controllo: invece per salvaguardare la salute il potenziale riproduttivo delle generazioni future occorre un percorso assistenziale post-pediatrico che consenta di agire proprio sulla finestra critica rappresentata dal passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla giovinezza”

ha dichiarato Andrea Lenzi, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia.

Per una corretta prevenzione andrologica e non ritrovarsi all’improvviso da adulto con una diagnosi di infertilità, gli esperti sottolineano l’importanza dei controlli durante la crescita del bambino. In particolare, i pediatri consigliano visite mediche oltre che alla nascita, a 12, 16 e a 18 anni.

“Fra i 12 e i 16 anni una visita pediatrica di tipo andrologico risulta essenziale per seguire questo delicato processo di sviluppo ed individuare patologie come il varicocele. Al raggiungimento della maggiore età far visitare i propri figli significa mantenere attenzione su questa sfera abituando il ragazzo a controllarsi senza problemi, a verificare che lo sviluppo sia avvenuto correttamente, che non vi siano alterazioni del pene o dei testicoli, di nuovo che non sia presente un varicocele, che la sessualità si stia sviluppando senza timori, ed anche ad addestrare alla autopalpazione del testicolo, unica maniera per identificare precocemente i segni della presenza di un tumore al testicolo, uno fra quelli che colpiscono più frequentemente i giovani fra i 15 e i 35 anni”

spiega Lenzi.
[easy_ad_inject_2]

Vincent Dimaggio
Le mie ultime notizie. Sono un news blogger appassionato di notizie e sono l'autore di questo sito web. Dal 2001 ho collaborato con numerosi siti di divulgazione e informazione sia generalista che di settore.. Per qualsiasi informazione o se vuoi aiutarmi a far crescere questo sito contattami su notizie@notiziefree.it
http://www.notiziefree.it

Similar Articles

Lascia un commento


Top