Inps. Tito Boeri annuncia reddito minimo garantito agli over 55

Roma, 21 aprile 2015 – Un reddito minimo garantito per le persone senza lavoro che hanno tra i 55 e 65 anni di età. La proposta è annunciata dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri che la presenterà il prossimo giugno. Secondo le analisi dell’Istituo di previdenza il reddito minimo garantito riguarderà le persone che “difficilmente trovano un nuovo impiego” che, numeri alla mano, rappresenterebbero solo il 10% della popolazione lavorativa”.

[easy_ad_inject_1]Dunque per Tito Boeri non sarà un grave sacrificio economico dare il reddito minimo garantito: “Non credo che dare loro un trasferimento, che sarà basso li esponga al rischio di non mettersi in cerca di un lavoro”.

Ma quali sono i motivi della novità Inps? Per Boeri sono la recessione in Italia che ha generato una povertà allarmante. “Il fattore trainante della povertà è la perdita di lavoro” ha detto Boeri  durante un convegno all’Università Bocconi “La povertà in Italia durante questa grande recessione è aumentata di un terzo” e “ha interessato le fasce più giovani, ma anche le persone tra 55 e 65 anni” fascia che costituisce”una nuova emergenza per il Paese che si è aggiunta a quella giovanile”.

Proposta interessante quella di Boeri. Parola del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che la sponsorizza in pieno:  “è una delle soluzioni possibili ed è interessante” di fronte a un “tema che abbiamo in discussione, ovvero il problema con chi è avanti con l’età e perde il lavoro”. “L’Inps è un grande istituto che ha elementi di analisi e valutazione, fa elaborazioni, lavora col ministero. E’ sicuramente una delle cose che può fare”, ha aggiunto.

L’annuncio del reddito minimo garantito arriva nel giorno in cui l’ Inps ha fatto sapere che a marzo ha autorizzato 61,6 milioni di ore di cassa integrazione con un crollo del 43,8% su marzo 2014 e del 5,9% su febbraio 2015. Per l’Inps è una buona notizia. Per la CGIL no.

“Il calo del ricorso alla cassa integrazione non può essere scambiato come un segnale di miglioramento della situazione produttiva nel nostro Paese” spiega la Cgil che interpreta il crollo delle ore in cassa integrazione con “l’esaurimento delle insufficienti risorse rese disponibili dai provvedimenti di legge del 2014, a partire dalla Legge di stabilità. A ciò va, inoltre, aggiunto l’effetto dei provvedimenti di legge messi in essere per il 2015, sempre in materia di ammortizzatori sociali, corrispondenti ad una riduzione delle risorse rispetto al ’14 di oltre il 50% e di una riduzione della copertura di durata di quasi il 60%”.

Come dire, sono state autorizzate meno ore non perché ci sono meno esigenze ma perché ci sono semplicemente meno soldi.

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Autore: Donato Paolino

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