Inquinamento atmosferico. In Italia fa 34 mila vittime l’anno, specie al Nord

Roma, 5 giungo 2015 – I dati diffusi sull’inquinamento atmosferico sono allarmanti. In Italia si registrano circa 34 mila morti a causa dell’inquinamento, ed è emergenza soprattutto nel nord del Paese. I veleni che ci sono nell’aria, in particolare il particolato fine (PM2,5), rappresentano un vero e proprio killer invisibile.

Solo nel Nord Italia si registrano oltre 22 mila decessi ogni anno causati dall’inquinamento, veleni che hanno l’effetto di ridurre in media di 10 mesi la vita di ogni persona, 14 mesi per chi vive al Nord, 6,6 mesi per chi vive al Centro e 5,7 mesi per chi abita al Sud e nelle isole.

[easy_ad_inject_1]E’ quanto emerge dai risultati del progetto CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto su Ambiente e Salute dell’inquinamento atmosferico) riguardante i dati dell’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico in Italia, presentati ieri a Roma, presso l’Auditorium del Ministero della Salute.

La popolazione che vive nelle aree urbane è in continua crescita ed in queste zone, in particolare, si concentrano elevati livelli di inquinanti atmosferici. In molte zone, inoltre, le emissioni veicolari, quelle di tipo industriale o dovute alla combustione di biomasse contribuiscono a peggiorare la qualità dell’aria. Gli effetti sulla salute dell’inquinamento sono ben noti.

Dai dati emerge, inoltre, che circa il 29% della popolazione abita in zone ad alta concentrazione di inquinamento atmosferico, zone in cui la percentuale di elementi inquinanti nell’aria supera costantemente la soglia consentita dalla legge. Il Nord è maggiormente penalizzato rispetto al resto del Paese, a causa delle aree urbane congestionate dal traffico e delle aree industriali. Se i limiti di legge fossero rispettati, si stima che potrebbero essere evitate circa 11 mila decessi da inquinamento ogni anno.

In un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si stima che nel 2010 l’inquinamento atmosferico in Europa è costato in termini di morti premature e di malattie circa 1.600 miliardi di dollari, cifra quasi equivalente ad un decimo del prodotto interno lordo dell’Unione Europea nel 2013.

“Vanno proseguiti gli sforzi a favore di una mobilità sostenibile (pedonalità, ciclabilità, trasporto ecologico), con una particolare attenzione ai veicoli diesel, responsabili per il 91% delle emissioni di biossido di azoto e di una quota importante di particolato. Anche le emissioni del comparto agricolo (ammoniaca) vanno monitorate e contrastate”

si legge nel rapporto.

Il progetto VIIAS ha effettuato una valutazione integrata dell’inquinamento atmosferico in Italia esaminando gli effetti sulla salute in modo globale e valutando l’intera catena di eventi (dalla caratterizzazione della qualità dell’aria, alle politiche, alle fonti e alle modalità di esposizione delle popolazioni, agli impatti) che influenzano la salute delle popolazioni. Ha stimato per tutto il territorio nazionale le concentrazioni al suolo del PM2.5, dell’NO2 e dell’O3.

Il progetto CCM VIIAS è stato finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, con la collaborazione di Università e Centri di ricerca: ENEA, ISPRA, ARPA Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, Dipartimento di statistica dell’Università di Firenze, Università di Urbino e Dipartimento di Biologia Ambientale di Sapienza Università di Roma.

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Autore: Donato Paolino

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