Inquinamento, WWF: un terzo dei siti naturali Unesco minacciato da attività estrattive

Roma, 6 ottobre 2015 – Oltre un terzo dei siti naturali Unesco, il 31%, è minacciato dalle esplorazioni per la ricerca di petrolio, gas e minerali, dalle attività estrattive e dalle attività industriali. A lanciare l’allarme il nuovo rapporto del WWF secondo cui 70 su 229 tra barriere coralline, parchi nazionali, riserve naturalistiche, sono a rischio.

Dai dati raccolti dal WWF, in collaborazione con Aviva Investors e Investec Asset Management, emerge che ad essere in pericolo sono, in particolare, i siti naturali Patrimonio dell’umanità che si trovano nei Paesi in via di sviluppo, dove le continue attività industriali ed estrattive favoriscono l’inquinamento.

I siti naturali Unesco coprono meno dell’1% della superficie della Terra ma hanno un valore inestimabile in termini di specie e paesaggi, ma oggi “corrono un rischio crescente di sfruttamento e di danni irreparabili, che a loro volta danneggiano le comunità dipendenti da questi luoghi per la sussistenza”.

“Dal parco nazionale del Virunga in Congo a quello del Lago Malawi, fino a uno dei più grandi parchi faunistici mondiali, la riserva Selous in Tanzania, 25 patrimoni mondiali su 41 (61%) sono interessati da attività o concessioni per le estrazioni. In Asia il problema riguarda 24 siti su 70 (34%), nell’America latina e caraibica 13 su 41 (31%). La situazione è meno grave in Occidente: in Europa e Nord America sono in pericolo 7 siti su 71 (10%). Tra questi il parco nazionale del Coto Donana, situato nell’estuario del fiume Guadalquivir, nel sud della Spagna, una delle zone umide più importanti d’Europa per l’unicità della biodiversità che ospita”

spiega il WWF.

Il rapporto evidenzia che la minaccia riguarda anche alcuni tra gli animali più rari presenti sul nostro pianeta, come i gorilla di montagna e gli elefanti africani, i leopardi delle nevi, cetacei e le tartarughe marine.

“Se questi siti e i loro ecosistemi rimanessero intatti sarebbero preservate aree uniche che garantirebbero importanti benefici a lungo termine: il 93% dei Natural World Heritage Sites garantiscono benefici legati al turismo e alla ricreazione; il 91% garantisce interessanti sviluppi occupazionali e creazione di posti di lavoro e l’84% contribuisce e promuovere e diffondere cultura e istruzione”

conclude il WWF in una nota stampa.

Il rapporto mette anche in luce il rischio per gli investitori di un loro coinvolgimento con le aziende estrattive che lavorano o intendono lavorare, dentro o vicino a questi luoghi protetti.

 

Autore: Vincent Dimaggio

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