Italiani dalle ossa fragili: ogni anno sono oltre 230mila le fratture ossee e molte provocano disabilità motoria

Roma, 9 novembre 2015 – Gli italiani hanno le ossa fragili, lo confermano i dati emersi nel corso del congresso Siot in corso a Roma e che si concluderà domani. Ogni anno in Italia si registrano oltre 230mila fratture da fragilità, molte delle quali provocano disabilità, ma anche perdita di autonomia e un aumento del rischio di mortalità. E’ quanto emerge dal 100° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (S.I.O.T.) “La protesizzazione nel paziente ad elevata richiesta funzionale. La fragilità scheletrica nelle osteopatie metaboliche”.

[easy_ad_inject_1]Gli esperti sottolineano l’importanza di una corretta alimentazione sin da bambini e l’adozione di uno stile di vita sano, fatto anche di esercizio fisico regolare, insieme ad opportune misure di prevenzione, fattori tutti che contribuirebbero a rendere le nostre ossa più forti e a fermare il trend negativo che si registra negli ultimi anni.

I problemi causa delle fratture cosiddette da “fragilità” aumentano, inoltre, durante l’osteoporosi post-menopausale e senile.

“La fragilità dell’osso dipende spesso dall’osteoporosi post-menopausale e senile che in Italia colpisce una donna su 4 dopo i 50 annni e una over 60 su 3”

spiega Umberto Tarantino, presidente del Congresso, professore ordinario e primario di Ortopedia e Traumatologia al Policlinico di Tor Vergata di Roma.

L’osteoporosi è causa di un indebolimento progressivo dello scheletro e perciò di una ridotta resistenza dell’osso, predisponendo il soggetto ad un rischio più elevato di frattura anche per traumi lievi. Le fratture possono colpire qualsiasi parte dello scheletro, ma ad essere coinvolte più spesso, sottolinea Tarantino – sono il femore, le vertebre, il polso, l’omero prossimale e la caviglia.

C’è poi il problema delle possibili ricadute. Gli esperti spiegano che si si incorre in una frattura da fragilità, il rischio di subire un’altra frattura è di oltre il 20%. Inoltre, dai dati presentati nel corso del congresso, è emerso che le donne con frattura vertebrale hanno una probabilità 5 volte maggiore di andare incontro a nuove rotture vertebrali, e un rischio raddoppiato di frattura del femore prossimale. Questo dato, spiega Tarantino, è destinato a crescere nei prossimi anni per il progressivo aumento dell’età media della popolazione, che non interessa soltanto il sesso femminile, bensì sempre più anche gli uomini.

Ogni anno in Italia si registrano 95mila ricoveri per frattura di femore e nel 70% circa dei casi si tratta di soggetti anziani con più di 80 anni. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno nel mondo si verificano quasi 9 milioni di fratture da fragilità di cui 1,6 milioni a livello del femore prossimale e per il 2050 si prevede un vertiginoso aumento delle fratture da fragilità che potrebbero arrivare fino a 33 milioni, di cui più di 6 milioni a livello del femore.

Ma come precisa la S.I.O.T. non è facile calcolare in modo preciso il numero delle altre fratture da fragilità in quanto non tutte necessitano del ricovero ospedaliero.

“Molte altre non vengono nemmeno diagnosticate, come le fratture vertebrali, di cui solo 1/3 vengono ospedalizzate, e meno del 50 per cento viene individuato. Proprio per questo è oggi in via di realizzazione il Registro Italiano delle Fratture da Fragilità promosso dal ministero della Salute che potrebbe consentire di identificare tutte le fratture dovute ad una fragilità ossea e di definire i soggetti maggiormente a rischio per progettare campagne preventive mirate”

ha spiegato il professor Tarantino.

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Autore: Vincent Dimaggio

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