Italiani rapiti in Libia. Alfano precisa: “Italia non tratta con scafisti”

Roma, 23 luglio 2015 – Il Ministro degli Interni Angelino Alfano ha parlato dei quattro italiani dipendenti della ditta Bonatti di Parma rapiti in Libia a Sebrata mentre dalla Tunisia rientravano nell’impianto del gasdotto Eni di Mellitah.

[easy_ad_inject_2] In un’intervista a Skytg24 Alfano risponde sulle ipotesi che il loro rapimento può essere legato alla lotta agli scafisti che l’Italia soprattutto con il sostegno dell’Unione Europea e di Frontex stanno conducendo da mesi, probabilmente con una possibilità di una richiesta di scambio con gli scafisti attualmente imprigionati in Italia.

“Nessuno può dire se il rapimento possa essere attribuito” alla lotta agli scafisti ha precisato Alfano che rassicura: “faremo di tutto per liberare” i quattro italiani, ha detto il capo del Viminale che ha aggiunto “Non credo che possiamo escludere una pista, ma facciamo lavorare chi ha titolo a farlo e a farlo nel silenzio”.

Sull’opportunità che gli italiani continuino a lavorare in zone pericolose come la Libia, Alfano spiega “Non possiamo imprigionare” gli italiani che si trovano all’estero, “c’è un’assunzione di responsabilità quando decidi di spostarti da un luogo protetto in cui ti trovi in un altro, attraversando zone pericolosissime. È un’assunzione di responsabilità che attiene alla libertà individuale”.

Poi sulla situazione di instabilità che sta attraversando in questo momento la Libia che un tempo fu unita con Gheddafi, Alfano dichiara:”L’Italia sta pagando un conto molto salato all’instabilità della Libia. Gheddafi comunque dava una stabilità, non voglio dare giudizi ma era così. Poi quel regime è stato destabilizzato, e noi non vogliamo continuare a pagare il conto all’inerzia della comunità internazionale. Non si riesce a risolvere il problema e quel lavoro lasciato a metà porta l’Italia a pagare un secondo costo”.

La precisazione del Viminale: “Il ministro Alfano non ha accreditato alcuna ipotesi di scambi con scafisti – recita la nota del ministero – Si è limitato a non escludere nessuna pista, invitando a lasciare lavorare in silenzio chi di competenza”.

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Autore: Vincent Dimaggio

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