Italicum, Mozione della maggioranza. Lega:”Ridicola”. Minoranza dem:”Aria fritta”. 21 senatori per il Mattarellum 2.0

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Torna ancora il tema della legge elettorale, o “Italicum”, in vigore dall’11 luglio scorso ma già richiedente una manutenzione in termini di modifiche per buona pace (si fa per dire) di Governo e Parlamento.

Dopo la mozione presentata dai 5 Stelle dove si auspica il ritorno al proporzionale puro con espressione delle preferenze per l’elezione dei deputati, oggi a presentare la mozione sono stati Area popolare e PD. Il documento sarà discusso alla Camera dei Deputati e che di fatto sancisce l’apertura di Renzi e dei suoi alle modifiche alla legge elettorale. La minoranza PD non parteciperà al voto in polemica con la maggioranza dem denunciando che il documento di fatto è “aria fritta”, “non dice nulla se non che si aspetta di vedere il referendum e poi si decide se cambiare. A farci prendere in giro così, non ci stiamo”. Il leader della minoranza dem Pierluigi Bersani chiede che “il governo prenda l’iniziativa”: “La mozione della maggioranza dà l’idea che non si voglia far nulla. Il governo prenda una un’iniziativa come fece con l’Italicum. Se non nelle stesse modalità almeno con la stessa determinazione. Se non lo fa il governo e il Pd chi lo fa?”.

Per Matteo Orfini, presidente del PD, si tratta di polemiche incomprensibili: “Chi come me chiedeva una modifica all’Italicum oggi dovrebbe essere contento a meno che la richiesta di cambiarlo non fosse strumentale. Se si ha rispetto del Parlamento non si può dire che la mozione è aria fritta”. Orfini ha poi invitato “a smetterla di giocare alle dichiarazioni e di discutere nel merito. Oggi c’è un atto parlamentare”.

Dario Franceschini all’Ansa invita all’unità: “Sarebbe importante che su questo testo ci fosse l’unità del Pd e della maggioranza parlamentare. Questo consentirebbe di discutere poi serenamente del merito delle modifiche”.

Nel testo presentato dalla maggioranza si legge: “La Camera si impegna ad avviare nelle sedi competenti una discussione sulla legge 6 maggio 2015 n.52, al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte”. La mozione impegna quindi la Camera “ad avviare, nelle sedi competenti, una discussione al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte”.

Ma non è tutto dal fronte del PD. 21 senatori dem hanno sottoscritto il testo di una nuova legge elettorale, il Mattarellum 2.0. depositato al Senato.
Questa proposta, specifica una nota, si fonda sui collegi uninominali (475 contro i 100 collegi plurinominali dell’ Italicum), non prevede il ballottaggio e assegna il premio di maggioranza in misura fissa (14% dei deputati da eleggere), prevedendo altresì che alla lista/coalizione vincente non possano essere attribuiti più dei 350 seggi; ‘diritto di tribuna’ ai partiti minori.

Depositata anche la mozione FI-Lega-FdI che si asterranno dal voto sui testi di M5S e Si-Sel. IL centrodestra chiede che le modifiche all’Italicum si discutano dopo il referendum. Il testo è stato firmato da tutti i capigruppo del centrodestra, Fi, Lega e Fdi.

Per il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga “Quella di Renzi è un trappola cerca di distogliere l’attenzione dal referendum”.

Renzi da New York ha confermato la sua apertura alle modifiche: “Noi siamo totalmente disponibili a cambiare, ora aspettiamo Berlusconi e Salvini, così tutte le posizioni sono chiare in campo e poi faremo le modifiche”, ha detto

Il Movimento di Beppe Grillo chiede un ritorno al proporzionale puro: Andrea Cecconi, presidente del gruppo dei 5 Stelle alla Camera, al Corriere dichiara: “Torniamo alla Prima Repubblica? E allora? Io non la rimpiango, ma dopo la guerra il nostro Paese è diventato uno dei Paesi più grandi del mondo. Con questa Costituzione e con il proporzionale”. L’assenza di stabilità “non ci ha impedito di diventare grandissimi. Non è che il Paese ne abbia poi risentito granché se cascava un governo ogni sei mesi”, continua Cecconi, secondo cui “non sta né in cielo né in terra dire che con l’Italicum sarà garantita la stabilità dei governi. Questa legislatura ha il più alto tasso di voltagabbana della storia. Se 30 o 40 cambiano partito e formano un gruppo, dov’è la stabilità? E poi il declino vero – prosegue – è cominciato con la Seconda Repubblica, con il Porcellum, quando è nato il mito dell’uomo solo al comando: prima Berlusconi, poi Renzi”.

L’italicum: la legge elettorale oggi in vigore e che si vorrebbe modificare
L’Italicum è la legge elettorale che è seguita al proporzionale puro della prima repubblica, al Mattarellum delle elezioni 1994,1996 e 2001, e al Porcellum di Calderoli del 2006, 2008 e 2013.

Il sistema elettorale è proporzionale (ovvero il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti) e il calcolo è fatto su base nazionale e non provinciale come quello spagnolo, utilizzando la regola “dei più alti resti”.

Soglie di sbarramento. Come detto, si è andati incontro ai partiti più piccoli prevedendo una distribuzione dei seggi su base nazionale ma al tempo stesso, per limitare il proliferare di gruppi parlamentari, al riparto potranno accedere solo le liste che supereranno la soglia del 3%.

È prevista anche una soglia per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono: lo sbarramento è del 20% dei voti validi nella circoscrizione dove si presenta.

Nel caso in cui un partito che facesse parte della coalizione che ottiene il premio di maggioranza non superasse la soglia di sbarramento, i suoi voti concorrerebbero al raggiungimento del premio ma sarebbe comunque escluso dal riparto dei seggi, che sarebbero redistribuiti agli altri partiti della coalizione.

Circoscrizioni più piccole e tornano le preferenze. Invece delle 27 circoscrizioni attuali si passa a circoscrizioni di dimensione minore. Saranno 100 collegi (in media di circa 600 mila abitanti ciascuno) e in ognuno verranno presentate mini-liste, in media di 6 candidati.

Nella prima stesura le liste erano bloccate, ovvero i candidati venivano eletti nell’ordine con cui erano in lista (se un partito aveva diritto a tre seggi, venivano eletti i primi tre della lista). Il sistema delle liste bloccate è però stato bocciato dalla Corte Costituzionale. Nell’accordo finale è invece previsto che solo i capilista siano bloccati (e sono i primi ad essere eletti), mentre dal secondo eletto in poi intervengono le preferenze (ogni elettore ne potrà esprimere due).

Questo sistema avrà come conseguenza che i partiti più piccoli, che difficilmente eleggeranno più di un parlamentare in una circoscrizione, vedranno eletti i capilista, mentre i partiti più grandi avranno anche una quota di parlamentari scelti con le preferenze.

L’eccezione in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. La legge prevede che la regione Val d’Aosta e le province di Trento e Bolzano siano escluse dal sistema proporzionale. Qui si voterà in nove collegi uninominali (8 per T.A.A. e 1 per la Val d’Aosta), come già avveniva con il precedente sistema elettorale. Se alla regione Trentino-Alto Adige sono assegnati più di 8 seggi, questi verranno assegnati con il sistema proporzionale.

Premio di maggioranza o doppio turno. Sono due i sistemi ideati per garantire la governabilità. Se la lista più votata dovesse ottenere almeno il 40% dei voti (soglia alzata dal 35% al 37% e poi al finale 40%), otterrà un premio di maggioranza. Il premio assegnerà alla lista più votata 340 seggi su 617 (sono esclusi dal calcolo il seggio della Valle d’Aosta e i 12 deputati eletti all’estero): si tratta del 55% dei seggi.

Se invece nessun partito arrivasse al 40% scatterebbe un secondo turno elettorale per assegnare il premio di maggioranza. Accederebbero al secondo turno le due liste più votate al primo turno, e il vincente otterrà un premio di maggioranza tale da arrivare 340 deputati.

Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti, a differenza del modello elettorale per i sindaci.

Candidature multiple. I capolista potranno essere inseriti nelle liste in più di un collegio elettorale, come già succedeva nel Porcellum, ma fino a un massimo di 10.

Autore: Donato Paolino

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