Jobs Act, i controlli sul lavoratore. Camusso:”E’ spionaggio”. Landini:”il Porcellum dei lavoratori”. Poletti:”nessuna liberalizzazione”

Roma, 19 giugno 2015 – Il Jobs Act prevede possibilità di controlli sul lavoratore prima non previsti. Ci sarebbero infatti nuove norme sul controllo a distanza mediante l’audit di computer smartphone e telefoni cellulari assegnati per ragioni di lavoro ai dipendenti senza bisogno di avere il via libera delle organizzazioni sindacali. Sono regole che entreranno in vigore tra qualche mese non appena il governo avrà acquisito il parere del Parlamento.

[easy_ad_inject_1]Tuttavia i lavoratori sarebbero tutelati dalla necessità per l’azienda di rispettare le norme generali sulla privacy e dunque il lavoratore dovrebbe essere adeguatamente informato sia delle caratteristiche degli apparecchi, sia sulla possibilità di effettuare controlli a distanza compresa la geolocalizzazione.

I dipendenti che dovesse violare le policy aziendali rischiano sanzioni disciplinari.
In caso di violazione delle norme fissate dalle aziende i dipendenti sono ovviamente passibili di sanzioni disciplinari. I dati raccolti, infatti, secondo il Jobs Act, possono essere utilizzati per “ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione”.

Come possono fare le aziende con i dati ricavati dai controlli?
Questi dati possono essere utilizzati per «ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione».

Vietata per le aziende lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate. Si può però individuare preventivamente cosa il dipendente può vedere o non vedere inserendo dei filtri nella sua possibilità di connessione con blocchi su siti vietati dalle policies aziendali.

A differenza di prima l’azienda può anche utilizzare telecamere senza l’accordo con i sindacati per ragioni di sicurezza o fini organizzativi ma non per controllare la presenza in ufficio.

Tra qualche mese, dopo che il governo avrà acquisto il parere del Parlamento.

Le reazioni: Susanna Camusso, GGIL: “E’ uno spionaggio nei confronti dei lavoratori. Se uno viene autorizzato a entrare nei mezzi di comunicazione che usano le persone, è difficile non definirlo Grande Fratello”. “Non ce l’aspettavamo, mi sembra evidente che per tante ragioni ci sia un abuso rispetto alle norme di diritto che esistono sulla privacy delle persone”, ha aggiunto Camusso.

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro: “Non c’è nessun Grande Fratello e nessuna liberalizzazione” perché, spiega, “le imprese che montano telecamere o impianti di controllo hanno l’obbligo di avere o l’autorizzazione sindacale o della direzione del lavoro come era prima”. I controlli sono permessi “esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale; ed esclusivamente previo accordo sindacale o, in assenza, previa autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro o del Ministero”.

Carmelo Barbagallo (UIL): “La norma rappresenta l’ennesimo strumento di un neoliberismo dalla faccia buona, ma non meno sfrenato di quello antico”.

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: “Chi ha la coscienza pulita non dovrebbe temere nessun tipo di controllo, non deve aver paura di controlli a distanza. Non mi sembra una cosa così grave”.

Maurizio Landini (Fiom): “Il Jobs Act è il Porcellum dei lavoratori. Siamo di fronte a una logica folle che sta togliendo qualsiasi dignità nel lavoro dando mano libera alle imprese”. Così il segretario generale della Fiom Maurizio Landini ai cronisti che gli chiedevano un’opinione nel merito della modifica da parte del Governo dell’articolo 4 dello Statuto del lavoratori che vietava l’utilizzo degli strumenti aziendali per controllare i dipendenti. “C’è una limitazione della privacy – ha aggiunto Landini – e il governo utilizza il problema delle tecnologie per attaccare i lavoratori”.

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Autore: Vincent Dimaggio

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