Kiev. Arsi vivi 75 cani in incendio nel canile di Andrea Cisternino. La rete contro i “dog hunters”

canile andrea cisternino

Kiev, 14 aprile 2015 – Settantacinque cani ospitati da Andrea Cisternino sono stati bruciati vivi nell’incendio appiccato al suo canile modello “Rifugio Italia” a Kiev. La tragica notizia è stata data direttamente dal fotoreporter romano, proprietario del canile, che da tempo conduce una battaglia in favore degli amici a quattro zampe in Ucraina. Nel suo post su facebook mostra la fotografia di come era il suo canile prima e come l’incendio lo ha abbattuto.

Poi la denuncia di Andrea Cisternino:

““Volevo dire che stiamo bene, intossicati ma bene, una ragazza ferita lieve e purtroppo 75 nostri randagi uccisi, bruciati vivi, ora siamo stanchi, dopo cercherò di aggiornarvi”, ha scritto su Facebook Andrea Cisternino. In un post successivo si legge ancora: “Ci stanno telefonando molti ucraini che ci vogliono aiutare, speriamo che questa tragedia finalmente serva a qualcosa. Per la polizia ucraina come sempre non è colpa di nessuno”. Ma Andrea non si arrende: “Se credono che io me la faccio sotto si sbagliano. Non mi arrenderò alle minacce”.

In Ucraina e’ scoppiato un caso , moltissimi ucraini ci inviano fondi per ricostruire , i dog hunters dicono nel loro sito : noi non uccidiamo cani nei canili ma solo per strada .Alexey Sviatagor leader dei dog hunters ucraini scrive : noi non uccidiamo i cani nei canili e’ una manovra di Cisternino per fare soldi. Forse dopo questo casino anche i dog hunters iniziano a preoccuparsi ???”

[easy_ad_inject_1]Il pensiero per l’incendio è andato subito ai “Dog Hunters”, persone senza scrupoli che uccidono i cani randagi a colpi di veleni artigianali e ne postano le foto sui loro siti. Loro negano ogni responsabilità per l’incendio ma Andrea Cisternino non si arrende nonostante le ripetute minacce tutte puntualmente denunciate pubblicamente.

“Le ciotole del suo canile sono nere, le lamiere accartocciate” scrive Cisternino su Twitter ed l’odore acre dei cani bruciati non gli permette di potersi tirare indietro dalla sua missione. Oggi Andrea è più forte con un seguito enorme non solo sui social ma anche con associazioni internazionali per la tutela degli animali che iniziano a far sentire la loro piena solidarietà per il tragico caso.

L’ associazione austriaca Vier Pfoten aveva provato a evitare le barbare uccisioni di cani garantendo una presenza con unità mobili al fine di vaccinarli e castrarli.Le minacce non sono tardate ad arrivare e il programma è stato chiuso. ma le minacce l’hanno costretta a sospendere il programma. Cisternino era andato avanti e nel 2014 aveva aperto il canile modello con il nome “Rifugio Italia”. All’interno i cani randagi salvati dalla strada e dall’orrore di chi gode nel loro sterminio.

Da allora continue minacce, e per ognuna di queste un cane in più veniva salvato e accolto nel canile.

Cisternino deve riaprire il canile. Così dai social sono nate vere e proprie cordate di solidarietà: su Twitter con #AndreaCisterninononseisolo, su Facebook con più di una pagina a lui dedicata (oltre alla sua), sui giornali che ne hanno raccontato la storia.

Inoltre la petizione su change.org vuole trasformare i buoni propositi in realtà con una lettera all’ambasciata ucraina dove in inglese viene scritto

“Vogliamo giustizia per Andrea Cisternino e i suoi cani randagi. Ognuno deve sapere quale livello di degrado e violenza  la razza”umana” è arrivata, 75 anime innocenti che il nostro amico amorevolmente curato in “Rifugio Italia” in Ucraina, dove sono bruciati vivi. Vergogna!

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Autore: Donato Paolino

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