You are here
Home > Salute > La vitamina D fa bene al cuore. Carenza di vitamina D può aumentare rischio infarto

La vitamina D fa bene al cuore. Carenza di vitamina D può aumentare rischio infarto

Fallback Image

Milano, 30 luglio 2015 – Tanti sono i benefici associati alla Vitamina D, quella che l’organismo ricava direttamente dall’esposizione al sole e dal cibo, ma secondo un recente studio italiano sarebbe anche un’ottima alleata del cuore. Lo confermano i risultati di uno studio prospettico del Centro Cardiologico Monzino di Milano, condotto su 814 pazienti ricoverati con infarto miocardico.

[easy_ad_inject_1]Dai risultati ottenuti è infatti emerso che una carenza di vitamina D è associata ad un aumentato rischio di infarto e insufficienza cardiaca acuta, e ne peggiora anche gli esiti e le conseguenze.

“Abbiamo riscontrato che l’80% dei pazienti colpiti da infarto presentano un deficit, totale o parziale, di vitamina D, scoprendo inoltre che chi ha i valori più bassi sviluppa una peggiore progressione della malattia nel tempo, un aumentato rischio di mortalità e maggiori complicanze cliniche intraospedaliere e a un anno dal ricovero”

ha dichiarato Giancarlo Marenzi, Responsabile della Terapia Intensiva Cardiologica del Monzino e coordinatore dello studio.

Sappiamo che la Vitamina D è nota per i benefici che apporta alla salute delle ossa, ma la sua relazione con alcune forme di tumori, malattie infettive, autoimmuni e cardiovascolari, sta diventando sempre più evidente.

I ricercatori hanno riscontrato un legame tra i livelli di vitamina D e la salute del cuore. E’ stato infatti osservato che gli infarti sono più frequenti nei mesi invernali piuttosto che nei mesi estivi. Non solo. Sembra inoltre che la loro incidenza nella popolazione aumenta via via che dall’equatore ci si sposta e si sale verso il polo. Tutto ciò ha fatto ipotizzare agli autori dello studio che ci fosse un collegamento con la vitamina D, che è attivata dal sole.

I dati raccolti, affermano gli autori dello studio, dimostrano l’esistenza del legame tra la vitamina D e la salute del cuore. Ad influenzare la quantità di vitamina d nel sangue, oltre a stagionalità e latitudine, ci sarebbero anche alctri fattori quali l’esposizione al sole, il colore della pelle (i fenotipi scuri ne hanno meno), l’albumina presente nel sangue.

“Alle nostre latitudini il deficit di vitamina D è molto diffuso. Eppure basterebbero dieci minuti di esposizione al giorno, specialmente nei mesi estivi, per permettere alla pelle di produrla e ‘immagazzinarla’, facendone scorta per l’inverno. Per l’80% la vitamina D è prodotta dalla cute, per il 20% arriva dagli alimenti di cui ci nutriamo e si trova soprattutto in fegato, merluzzo, uova e formaggi, ma anche in latte e cereali cosiddetti ‘arricchiti’, è cioè a cui è stata aggiunta la vitamina. Non bisogna però esagerare nel senso opposto. Al di là di abitudini di vita e alimentari comunque sane, la vitamina D va integrata solo in presenza di un deficit accertato attraverso un esame del sangue e sotto controllo medico”

ha spiegato Monica De Metrio, cardiologo della Terapia Intensiva Cardiologica del Centro Cardiologico Monzino e prima firmataria dello studio.

Il prossimo passo sarà quello di comprendere se e in quale misura il compenso del deficit di vitamina D influenza l’esito della terapia in fase acuta. Gli specialisti vogliono, cioè, capire se l vitamina D potrebbe diventare una componente da utilizzare nella cura dell’infarto.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Medicine.

[easy_ad_inject_2]

Similar Articles

Lascia un commento


Top