L’aria viziata in ufficio influenza la qualità del lavoro: colpa dell’anidride carbonica

Cambridge, Massachusetts (USA), 6 gennaio 2015 – Secondo un recente studio americano la cattiva qualità dell’aria in ufficio influenzerebbe negativamente sulla qualità del lavoro e sulle capacità cognitive. Lo sostengono i ricercatori delle università di Harvard e Syracuse, secondo i quali un ambiente di lavoro con aria viziata avrebbe un impatto significativo sul lavoro.

Un elevato tasso di anidride carbonica, CO2, nella stanza in cui si lavora sarebbe la causa di una diminuzione delle capacità cognitive del lavoratore. Meglio dunque lavorare in un ambiente green e ben ventilato che contribuirebbe, invece, a rafforzare le capacità intellettuali.

Secondo i ricercatori, le persone che lavorano in un ambiente ben ventilato, con ricambio d’aria e un livello medio di anidride carbonica, mostrano una maggiore capacità di pensare, comprendere, ricordare e imparare. Inoltre, una buona qualità dell’aria nell’ambiente di lavoro favorirebbe un impatto positivo sul processo decisionale e sulle prestazioni dei lavoratori.

Gli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Health Perspectives, spiegano che il limite accettabile del livello di anidride carbonica (che quindi non è considerato dannoso) è di 5mila ppm (parti per milione), anche se i limiti di legge sono fissati tra 1.000 e 1.500.

Per lo studio i ricercatori della Harvard University hanno esaminato la capacità decisionale di 24 soggetti esponendoli a diverse condizioni di lavoro interne nell’arco di sei giorni. Durante i test, i ricercatori hanno ottimizzato la qualità dell’aria, i livelli di CO2 e la quantità di ventilazione.

I risultati ottenuti hanno dimostrato che con livelli maggiori di inquinanti, quindi con un’aria viziata nell’ambiente di lavoro, erano meno capaci. Dallo studio è emerso, inoltre, che chi lavorava in un edificio con bassi livelli di CO2 ha ottenuto in media un punteggio superiore del 61% rispetto ai giorni lavorativi trascorsi in un edificio tradizionale con un’aria negli ambienti lavorativi non ai livelli ottimali. Ad essere influenzare in modo particolarmente duro, spiegano i ricercatori, sono le abilità di usare le informazioni, di rispondere alle crisi e di elaborare strategie.

“Trascorriamo il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi e il 90% del costo di un immobile sono gli occupanti, eppure la qualità ambientale e il suo impatto sulla salute e la produttività sono questioni troppo spesso messe da parte. Questi risultati suggeriscono che anche modesti miglioramenti alla qualità ambientale possono avere un profondo impatto sul processo decisionale delle prestazioni dei lavoratori”

ha detto il dottor Joseph Allen, direttore del programma di Edifici Sani presso l’Harvard Centre for Health and the Global Environment.

Autore: Vincent Dimaggio

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