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Libia. In Italia le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano. Chiaroscuri di dolore

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Roma, 10 marzo 2016 – Sono tornati a casa in due bare scaricate dal C130 proveniente da Tripoli e atterrato a Ciampino quarantacinque minuti dopo la mezzanotte. Sono tornati a casa gli italiani Salvatore Failla e Fausto Piano al termine di lunghe trattative con i libici e attraverso modalità che il ministro degli Esteri Gentiloni ha definito “penose”.

Sono due dei quattro tecnici della ditta Bonatti uccisi in Libia e questa volta, per ammissione dello stesso Ministro degli Esteri, l’Isis non c’entra. Ad attendere le salme all’aeroporto romano di Ciampino c’erano i famigliari dei due operai.

Le bare sono state posate sulla pista di Ciampino e per circa mezz’ora si è celebrato il rito religioso. Non una voce, non un grido ma solo tanto dolore da parte dei congiunti dei due italiani.
Al termine della celebrazione il sacerdote ha di nuovo benedetto i feretri e subito dopo i parenti dei due tecnici hanno deposto per l’ultima volta le mani sul legno delle due bare.

All’1,40 circa i feretri hanno lasciato Ciampino diretti al Gemelli dove verrà effettuato l’esame autoptico, l’ennesimo dopo quello che sarebbe avvenuto ieri a Tripoli alla presenza di un medico italiano.

Nel silenzio del profondo dolore risuonano forti le parole di denuncia della moglie di Salvatore Failla, Rosalba: “Ci hanno detto di stare zitti e non rispondere più alle telefonate ed io ora mi sento in colpa”. Per questo “non voglio funerali di Stato”. Poi quella telefonata in italiano da parte di uno dei sequestratori denunciata dalla stessa donna in conferenza stampa: poi ancora Rosalba ha detto di aver “ricevuto una telefonata dal marito il 13 ottobre scorso”.

Dello stesso tenore le parole dure della figlia Erica, 23 anni: “Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore, di non rispondere alle domande dei rapitori. Lo abbiamo fatto, ma non è servito a nulla. Dov’è lo Stato?”.

Ma soprattutto da chi e perché sono stati uccisi? Ad altre domande ha risposto ieri il Ministro Gentiloni che in una sua informativa al Senato, ha fatto sapere che il sequestro dei 4 italiani “non è riconducibile al Daesh (Isis) in Libia. Non è mai giunta alcuna rivendicazione. L’ipotesi più accreditata è quella di un gruppo criminale filo-islamico”.

Ma è solo un’ipotesi sebbene ritenuta più accreditata.

Il Ministro ha aggiunto che “non è stato pagato alcun riscatto”. Le famiglie di Salvatore Failla e Fausto Piano devono sapere.

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