Smartphone e linee elettriche possono interferire con pacemaker e defibrillatori impiantabili

Milano, 15 luglio 2015 – Due nuovi studi hanno dimostrato i potenziali pericoli causati dai campi elettromagnetici generati da smartphone di ultima generazione e delle linee elettriche ad alto voltaggio sul funzionamento dei dispositivi cardiaci. Il primo studio ha evidenziato che le persone con dispositivi cardiaci, come i pacemaker e i defibrillatori impiantabili, dovrebbero essere più prudenti con gli smartphone, in particolare facendo attenzione a dove lo si ripone perché se messo vicino al cuore sarebbe potenzialmente in grado di compromettere il funzionamento del dispositivo cardiaco o causare scosse dolorose.

[easy_ad_inject_1]I risultati della ricerca sono stati presentati nel corso del congresso European Heart Rhythm Association (EHRA) dell’European Society of Cardiology (ESC) and Cardiostim, che si è tenuto a Milano.

“Il pacemaker può rilevare erroneamente interferenze elettromagnetiche dagli smartphone come un segnale cardiaco, causandone l’interruzione del funzionamento per breve tempo. Questo può causare una pausa nel ritmo cardiaco del paziente e può determinare sincope”

spiega l’autore dello studio il dottor Carsten Lennerz, del German Heart Center di Monaco di Baviera, in Germania.

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato se la distanza di sicurezza consigliata, di 15-20 centimetri tra pacemaker e telefoni cellulari, come gli smartphone, indicato dalle case di produzione e da enti regolatori come la FDA, sia ancora rilevante con gli ultimi modelli di dispositivi cardiaci e smartphone.

Nello studio sono stati coinvolti 308 partecipanti, tra cui 147 con pacemaker e 161 con ICD (defibrillatore impiantabile). I soggetti sono stati esposti al campo elettromagnetico di tre diversi tipi di smartphone di ultima generazione, i quali sono stati posizionati direttamente sulla pelle dove erano stati impiantati i dispositivi cardiaci.

I test sono stati condotti in normali condizioni d’uso del cellulare, come quando si fa o si riceve una chiamata, o si ripone il telefonino nel taschino della camicia, proprio vicino al cuore.
Nel corso degli oltre 3400 test i partecipanti sono stati sottoposti ad elettrocardiogramma continuo per valutare la risposta cardiaca e monitorare potenziali interferenze.

Ebbene, dei 308 pazienti esaminati soltanto uno di loro, con un defibrillatore compatibile con la risonanza magnetica, ha risentito delle onde elettromagnetiche prodotte dagli smartphone, in termini percentuali parliamo dello 0,3% dei soggetti coinvolti nello studio.

La prudenza, come si dice, non è mai troppa ed è per questo che i ricercatori invitano le istituzioni e le società produttrici di riconsiderare i limiti di distanza tra smartphone e dispositivi cardiaci.

“L’eventualità di problemi è rara ma non impossibile, per cui meglio non tenere lo smartphone vicino al dispositivo. I momenti più critici si hanno quando il telefono squilla per una chiamata in entrata e quando si connette alla rete: il pacemaker o il defibrillatore possono interpretare le interferenze elettromagnetiche come un segnale cardiaco e ciò può portare a una pausa temporanea nel funzionamento del pacemaker, con il rischio di sincope, o a uno shock cardiaco inopportuno, se il defibrillatore interpreta l’interferenza come un’aritmia ventricolare. Questo studio dimostra che i dispositivi sono sensibili alle onde elettromagnetiche”

ha spiegato il dottor Lennerz.

“I pazienti con un dispositivo cardiaco possono utilizzare uno smartphone, ma non dovrebbero metterlo direttamente sul dispositivo cardiaco. Ciò significa che non lo si deve riporre in una tasca al di sopra del dispositivo cardiaco. Essi dovrebbero anche tenere il loro smartphone all’orecchio opposto al lato dell’impianto dispositivo”

precisa il Prof. Christof Kolb, co-autore dello studio.

Un secondo studio presentato nel corso del congresso ha, invece, rilevato che il gampo elettromagnetico delle linee elettriche ad alta tensione, a 230 o più kV, potrebbero rappresentare un problema per i soggetti a cui sono stati impiantati dispositivi cardiaci.

Per lo studio, i ricercatori hanno esposto 21 pacemaker e 19 defribillatori impiantabili vicino ai campi elettrici fino a 20 kV al metro in un apposito laboratorio, mantenendoli in condizioni che simulassero l’impianto nel torso umano.

Il team, guidato dalla dottoressa Katia Dyrda, dell’Università di Montreal, in Canada, autrice dello studio, hanno scoperto che l’attività dei pacemaker in modalità bipolare con impostazioni nominali è stata influenzata dalle onde elettromagnetiche fino a 8,6 kV/m, mentre i defibrillatori impiantabili programmati a parametri nominali non sono stati influenzati fino a 2,9 kV/m.

L’esperimento ha dimostrato, inoltre, che i pacemaker con livelli di sensibilità superiori o in modalità unipolare erano molto più sensibili alla onde elettromagnetiche, con un livello di soglia a partire da 1,5 kV al metro, in alcuni di questi dispositivi.

Gli specialisti consigliano ai portatori di pacemaker di tenersi a debita distanza da linee elettriche ad alto voltaggio, specificando che quando si viaggia in auto non si corre alcun pericolo in quanto la vettura funziona come gabbia di Faraday, ma se si è in bicicletta o a piedi bisogna evitare di sostare al di sotto dei cavi elettrici. E’, perciò, consigliabile passare vicino ai piloni piuttosto che a metà fra l’uno e l’altro, perché al centro i fili elettrici tendono ad abbassarsi e il campo elettrico risulta maggiore.

“Non sussistono problemi significativi per i pazienti con pacemaker programmati nella configurazione usuale. Per la minoranza di pazienti con dispositivi in modalità unipolare o con impostazioni molto sensibili, al momento dell’impianto basta informare il paziente con consigli accurati. Qualche precauzione serve semmai con i lavoratori che devono stazionare a lungo vicino alle linee ad alto voltaggio: in alcuni casi potrebbe essere opportuno cambiare mansioni ed evitare una permanenza eccessiva vicino ai cavi. Tutto ciò non riguarda le linee elettriche a basso voltaggio, che portano elettricità nelle abitazioni: il loro campo è molto blando e sostanzialmente innocuo”, afferma la cardiologa Katia Dyrda.

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