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M5S: espulso il sindaco di Gela Domenico Messinese

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Gela, 31 dicembre 2015 – E’ tempo di espulsioni in casa del Movimento 5 Stelle che sembra non trovare pace.

Dopo l’espulsione mediante referendum online della senatrice Serenella Fucksia, accusata di non aver restituito lo stipendio, l’ultimo in ordine di tempo ad essere stato cacciato dal movimento grillino è il sindaco di Gela, Domenico Messinese.

E’ quanto si apprende da un comunicato del M5S Sicilia.

“Il sindaco di Gela, Domenico Messinese, è venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”. Si legge nella nota che spiega “Messinese non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d’impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri”.

“Messinese – aggiunge il M5S Sicilia – ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”.

“Il sindaco di Gela, invece di metterlo in discussione e bloccarlo, l’ha accettato consentendo che sul territorio di Gela si avviino attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, con la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura dei vecchi. In questo contribuendo a deturpare ulteriormente il paesaggio e compromettendo inevitabilmente l’equilibrio biologico delle acque costiere, oltre al grave danno derivante all’economia turistica della zona”.

“In ultimo – conclude il M5S Sicilia – avallando questo protocollo, Messinese accetta la riconversione degli impianti per la produzione di olio di palma, per avviare i piani di recupero dei livelli occupazionali. Programmi vetusti, totalmente avulsi dalle politiche energetiche e ambientali dettate dai nuovi obiettivi europei e, di conseguenza, piani che si stanno rivelando completamente inutili”.

La replica del sindaci Domenico Messinese:
Con una nota pubblicata sul suo profilo Facebook, Domenico Messinese fa sapere:
“Prendo atto di una decisione espressa da una Corte Marziale di bit, ma non condivido.
Non mi appellerò a nessun organo di secondo grado interno solo perché a noi pentastellati o ex pentastellati non è permesso, ma le motivazioni di quella che è solo l’ennesima esecuzione di piazza sono degne di un’altra Storia della Colonna Infame ispirata ai giorni nostri. Addurre dall’alto per un sindaco di un grosso centro la decurtazione dell’indennità di carica, non inserita nel programma elettorale, ha la stessa coerenza di una regola francescana teorizzata da Rockefeller.
Mentre sul protocollo d’intesa con Eni, qualcuno informi i miei giudici politici che il mio predecessore, vero firmatario del documento, ha forse dubbi sulla sua identità nel Pd ma non è di certo iscritto al M5S. Con questo esprimo il mio rammarico per imputazioni strumentali sulle quali (non solo io) conservo la mia idea ma non la diffondo per rispetto.
Alla gara rancorosa degli attacchi mediatici di alcuni portavoce estremisti in cerca di popolarità infatti oppongo il silenzio a favore di tutti gli altri amici, la gran parte, del Movimento: dalle figure istituzionali che in queste ore mi sono state vicino, esprimendo un malessere che, mi hanno promesso, verrà presto affrontato e risolto definitivamente, agli attivisti di frontiera dei quali continuerò ad onorare la fiducia che mi hanno tributato, con la presenza anche in Giunta. Con l’auspicio che anche loro non vengano raggiunti da un’espulsione che prenda spunto dal loro indice Ise o dall’alimentazione delle loro caldaie.
Infine voglio rassicurare gli improvvisati bookmakers sulla mia identità partitica: non permetterò a nessuno di mettere il cappello sull’attività amministrativa che sto conducendo in nome di una città che, ahimè, riesce a ritagliarsi più spazio per le beghe di partito rispetto ai drammi che vive da anni. Una terra sedotta e abbandonata dall’industrializzazione. La politica è al nostro capezzale mentre aspettiamo le bonifiche da generazioni che nel frattempo sono state stuprate da malformazioni e cancro. Eppure neanche le strutture sanitarie sono all’altezza di questa emergenza ultradecennale. E i famigerati viaggi della speranza non possono beneficiare neanche di infrastrutture viarie, cristallizzate a progetti da Risorgimento. L’economia subisce poi un effetto domino al massacro. Proprio oggi, per citare l’ultimo episodio in ordine di tempo, siamo in forte apprensione non per la mia espulsione, quanto per il destino di migliaia di lavoratori ai quali in queste ore scadono gli ammortizzatori sociali. Se il Governo finalmente farà la sua parte, come sollecitato costantemente da noi, non esiterò a dire ‘grazie’ con l’onestà intellettuale che continuo a custodire gelosamente nel mio bagaglio umano, prima che politico.”

Vincent Dimaggio
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