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Madagascar. Progetto italiano salva lemuri e 1600 ettari di foresta pluviale

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Roma, 8 ottobre 2015 – Grazie all’Italia il Madagascar saranno preservati 1600 ettari di foresta pluviale e con essa circa 3000 lemuri fra i quali anche l’Indri, la specie più grande di tutte. E’, infatti, diventato illegale in Madagascar, nella parte centro-orientale dell’isola, tagliare e bruciare gli alberi della foresta pluviale, salvati grazie all’impegno dell’unica stazione di ricerca italiana presente nel paese.

[easy_ad_inject_1]Finalmente, la zona di foresta primaria chiamata anche “foresta pluviale degli alberi dragoni di Maromizaha“, gestita dal dipartimento di Scienze della vita dell’università di Torino, in collaborazione con il parco Natura Viva di Bussolengo come zoo capofila Uiza dell’Unione italiana zoo e acquari, è diventata per decreto governativo un’“area nazionale protetta”.

In questa area gestita dal progetto italiano “Madagascar”, ci sono circa tremila lemuri, tra cui l’Indri che è la più grande tra le specie di lemuri esistenti. L’indri si contende il titolo di lemure più grande ancora in vita col sifaka dal diadema: misura infatti 64-72 cm di lunghezza testa-coda, la coda ha funzione vestigiale e misura 5 cm c.ca (120 cm contando anche le zampe posteriori), per un peso che va dai 6 ai 9,5 kg.

Questa particolare specie di lemure è famosa per i suoi caratteristici “canti” mattutini, ossia sequenze sonore che possono durare dai 45 secondi ai 3 minuti a seconda dei gruppi. Anche la sequenza e l’intonazione dei canti può variare, ma in ogni caso sono riconoscibili tre sequenze principali: la sequenza ruggito, quella a nota lunga e quella discendente. I canti hanno la funzione di definire chiaramente i confini dei territori e comunicare età, dimensioni e sesso dei vari animali, al fine di cementare i legami fra i vari gruppi.

“Lo status di area nazionale protetta è il risultato di dieci anni di attività al fianco della popolazione locale e potrebbe salvare la vita a 13 delle specie di lemuri più a rischio di estinzione che vivono in Madagascar, in costante declino a causa della deforestazione indiscriminata”

spiega Cristina Giacoma, direttrice del dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Torino.

Grazie all’Italia, i lemuri e il loro habitat naturale, la foresta pluviale, non sono più minacciati dal disboscamento. Le popolazioni locali, infatti, utilizzano la pratica taglia e brucia, con la quale abbattono gli alberi e poi appiccano il fuoco, per ricavarne carbone vegetale o nuovi terreni da coltivare. Una pratica che insieme all’estrazione mineraria, ha contribuito alla scomparsa di quasi tutta la foresta primaria esistente sull’isola, se ne è salvato solo il 10%.

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