Marò, documenti indiani scagionerebbero Latorre e Girone. Proiettili incompatibili. Terzi.”Subito commissione d’inchiesta”

Roma, 12 settembre 2015 – Dopo tre anni e mezzo spuntano fuori dei documenti che eliminerebbero alla radice ogni responsabilità per i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri di marina che prestavano servizio antipirateria sulla nave Enrica Lexie, accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano scambiato per un battello dedito alla pirateria il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala.

[easy_ad_inject_1]I proiettili che hanno ucciso i due pescatori indiani non sono compatibili con quelli in dotazione ai nostri due fucilieri di marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Questo dato importantissimo che, dopo 3 anni e mezzo, potrebbe scagionare definitivamente i marò, sarebbe contenuto nei documenti indiani depositati al Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo, anche se la notizia ancora non ha avuto conferme ufficiali.

]I documenti indiani avrebbero dovuto provare la colpa dei nostri due militari ma ora sembra volgano a loro favore. Sarebbe davvero la svolta giusta per Latorre e Girone. Tra questi documenti c’è la relazione all’autopsia effettuata sui corpi dei due pescatori rimasti uccisi dai quali emergerebbe che i proiettili sono diversi da quelli in dotazione ai nostri marò.

Il referto autoptico, secondo quanto riporta il Quotidiano Nazionale, parlerebbe di un’ogiva (la parte anteriore del proiettile) estratta dal corpo di una delle due vittime lunga 31 millimetri, con una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga. Proiettili, dunque che non coincidono con i calibro 5,56 Nato in dotazione ai militari italiani, i quali utilizzano fucili mitragliatori Beretta AR 70/90 e Minimi.
Lo si legge nella seconda pagina dell’allegato 4, dove è scritto chiaramente che il proiettile estratto dal cervello di Jalestine è troppo grande per essere uscito dalle armi dei fucilieri di marina.

C’è poi un’altra indiscrezione che andrebbe a vantaggio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che, ricordiamo, è trattenuto in India da ben tre anni e mezzo mentre Latorre è in Italia per motivi di salute.

Dalle carte sarebbero emerse due testimonianze fotocopia, persino con gli stessi errori di espressione. Inoltre, il nome della petroliera, la Enrica Lexie, sulla quale erano in forza i Marò, viene riferito anch’esso in modo errato oltre che identico da parte di entrambi i testimoni. Le testimonianze di cui parliamo furono rese dal comandante del peschereccio Freddy Bosco e dal marinaio Kinserian.

Sembra, inoltre, che vi sia anche una terza testimonianza, quella resa da un terzo pescatore, Michael Adimai, dalla quale emergono non poche perplessità. Anche lui, come gli altri, parla di fuoco improvviso senza preavviso né provocazione da parte dei marò, terminando la sua testimonianza con le stesse parole usate dal comandante del peschereccio e dal marinaio, definendo l’accaduto un’agonia della mente un una perdita di introiti per la propria attività.

Infine dalle carte si evince che il Gps del Saint Antony dove hanno trovato la morte i pescatori venne fatto recapitare dal capitano dell’imbarcazione non il giorno in cui attraccò al porto, ma solo 8 giorni dopo un tempo decisamente lungo e sufficiente a manometterne comodamente i dati.

Giulio Terzi, ambasciatore ed ex ministro degli esteri commenta su Quotidiano.net “Si riparte da zero, dalla differenza fra 23 e 31 millimetri, ossia fra la lunghezza della pallottola trovata nel capo del pescatore Jelestine e quelle in dotazione ai marò. Si dovrebbe istituire una commissione parlamentare d’inchiesta” e aggiunge “Quello che è emerso dimostra in modo inconfutabile la loro assoluta estraneità rispetto alla vicenda, certamente triste e dolorosa, dell’uccisione dei due pescatori”.

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Autore: Vincent Dimaggio

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