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Melanoma, mutazioni tumorali per sviluppare un vaccino personalizzato contro il cancro

melanoma vaccino

Saint Louis, Missouri (Usa), 5 aprile 2015 – Il melanoma, uno dei tumori della pelle più pericolosi, da oggi ha un nuovo nemico: il vaccino personalizzato. Si tratta di un vaccino, in prima fase di sperimentazione, in grado di scatenare una potente risposta del sistema immunitario al tumore, sviluppato da un team di ricercatori americani della Washington University School of Medicine di St. Louis, in collaborazione l’Università di Oklahoma City.

Per creare il vaccino, il team, guidato dalla dottoressa Beatriz Carreno, ha analizzato le mutazioni genetiche del tumore in ogni singolo paziente coinvolto nella sperimentazione clinica. Di ognuno di loro hanno sequenziato il genoma delle cellule sane e di quelle tumorali per identificare i geni che avevano subito una mutazione genetica e le proteine mutate da questi prodotte.

I ricercatori hanno sequenziato i genomi tumorali in campioni prelevati da tre pazienti con melanoma e hanno catalogato le proteine mutate in ogni campione. Poi hanno scelto sette frammenti proteici per paziente da utilizzare per produrre il vaccino. Sono stati prelevati da ciascun paziente i globuli bianchi, coltivati poi in laboratorio per generare cellule immunitarie, chiamate cellule dendritiche.

[easy_ad_inject_1]I melanomi sono noti per avere un alto numero di mutazioni genetiche causate dall’esposizione ai raggi ultravioletti. I campioni bioptici di melanoma di solito trasportano 500 o più geni mutati. Utilizzando algoritmi di predizione, i ricercatori hanno ristretto la loro ricerca di possibili candidati per il vaccino individuando i neoantigeni (le proteine fabbricate dai geni mutati) presenti nelle cellule tumorali di ogni paziente, che avrebbero avuto la maggiore possibilità di essere identificate come estranee, e quindi attaccabili, dal sistema immunitario.
Queste cellule del sistema immunitario (prelevate da ciascun paziente) sono state poi esposte ai frammenti proteici, creando il vaccino poi infuso nei pazienti per via endovenosa.

Il vaccino, una volta somministrato, ha stimolato i linfociti T capaci di riconoscere i frammenti proteici presenti nelle cellule tumorali, che, generando una forte risposta del sistema immunitario, sono stati in grado di dirigersi direttamente verso le cellule tumorali e distruggerle, colpendo in pieno il bersaglio.

I ricercatori hanno dunque dimostrato che è possibile scatenare la risposta del sistema immunitario.

In questa prima sperimentazione clinica i pazienti, tutti con tumore in fase avanzato già trattati con ipilimumab, hanno risposto in modo diverso al vaccino: uno è andato in remissione e non ha più tracce del cancro; uno è stabile; infine, nell’ultimo paziente il tumore si è dapprima ridotto, per poi tornare alle sue dimensioni originarie e stabilizzarsi.

Il nuovo approccio di indagine da parte della squadra della Washington University fonde la genomica del cancro con l’immunoterapia del cancro.

“Questo vaccino è quanto di più personalizzato si possa ottenere. L’approccio che descriviamo è fondamentalmente diverso dalla scoperta della mutazione convenzionale, che si concentra sulla identificazione dei geni mutati che guidano lo sviluppo del cancro. Invece, ora siamo alla ricerca di un unico insieme di proteine mutate nel tumore di un paziente che hanno più probabilità di essere riconosciute dal sistema immunitario come estranee”

ha detto la co-autrice Elaine Mardis, co-direttore del McDonnell Genome Institute presso la Washington University, dove è stato effettuato il sequenziamento del genoma del cancro.

I ricercatori sottolineano che i risultati della sperimentazione hanno dimostrato soltanto che il vaccino può indurre una risposta immunitaria, ma non possono ancora affermare se lo stesso sia in grado di trattare efficacemente il cancro della pelle per evitare l’evento morte. Nonostante ciò, il team di scienziati definisce eccitanti i risultati ottenuti, i quali segnano un passo significativo verso lo sviluppo di vaccini personalizzati contro i tumori.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Express, in un numero speciale dedicato alla immunologia tumorale e all’immunoterapia.
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