Microbioma umano, batteri fattore di identificazione come Dna e impronte digitali

Boston, 14 maggio 2015 – Un recente studio ha dimostrato che il microbioma umano, le comunità microbiche che sono presenti dentro e sul nostro corpo, contengono il potenziale necessario ad identificare le persone in modo univoco, proprio come il Dna e le impronte digitali. I batteri che vivono nell’organismo di ciascun soggetto sono portatori di una firma unica che distingue un soggetto dall’altro e potrebbero rivelarsi utili proprio nell’identificazione dei soggetti stessi.

[easy_ad_inject_2]La ricerca condotta da un team di ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, in Massachusetts (Usa), guidati da Eric Franzosa, ha dei risvolti molto importanti in quanto, sostengono gli studiosi, il microbioma potrebbe diventare presto uno dei fattori di identificazione utilizzati dalla polizia scientifica nelle sue indagini. Questo studio, è stato il primo nel suo genere ad aver dimostrato che è concreta la possibilità di identificare le persone dal loro microbioma, poiché quest’ultimo contiene chiari elementi distintivi per identificare un individuo.

I ricercatori, con l’ausilio di un algoritmo informatico adattato per questa ricerca, hanno combinato le caratteristiche stabili e uniche dei campioni di microbioma in codici specifici per ogni soggetto. Nell’ambito del progetto di ricerca chiamato ‘Microbioma umano‘, sono stati coinvolti 242 volontari a cui sono stati prelevati e analizzati per un mese campioni di microbi presenti feci, saliva, pelle e altre parti del corpo. Successivamente hanno comparato questi dati con quelli prelevati dai volontari stessi nelle successive visite di controllo e da gruppi indipendenti di soggetti.

Dai risultati ottenuti è emerso che i codici erano unici tra centinaia di individui, , e che una grande frazione di queste “impronte digitali microbiche” è rimasta stabile per un un anno dalla raccolta dei campioni. In particolare, a lasciare maggiormente il segno erano soprottutto le comunità microbiche che si trovano nell’intestino. In media, ben il 30% dei soggetti è stato individuato sulla base dei loro campioni microbici. Con microbioma proviente dall’intestino di un individuo, i ricercatori hanno individuato l’80% delle persone.

“Per anni la genetica forense si è basata sul colegamento tra campioni di Dna umano e impronte digitali. Questa scoperta apre la porta ad un collegamento anche con campioni di microbioma umano da inserire nei database, che ha tutto il potenziale per poter identificare una persona”

ha detto l’autore principale dello studio, Eric Franzosa.

Una caratteristica, quella del microbioma umano, che potrebbe rivelarsi utile nell’identificare una persona già solo in base al suo profilo batterico, oltre che genetico. In un corpo umano, affermano i ricercatori, ci sono in media 10 volte più batteri che cellule umane. Batteri che hanno un ruolo di primo piano sulla nostra salute, sostengono il nostro sistema immunitario e producono sostanze antinfiammatorie. Basta pensare solo all’importante ruolo della flora batterica intestinale: quando il microbioma non funziona regolarmente si possono verificare infiammazioni intestinali, ad esempio.

“Forse ancora più emozionante sono le implicazioni dello studio per l’ecologia microbica, poiché lo studio suggerisce che i nostri microbici unici sono sintonizzati con l’ambiente del nostro corpo, la nostra genetica, la nostra dieta, il nostro sviluppo, in modo tale che si attaccano a noi e contribuiscono a respingere i meno amichevoli invasori microbici nel corso del tempo”

afferma uno degli autori, Curtis Huttenhower, professore associato di biologia computazionale e bioinformatica alla Harvard Chan.

Tuttavia, ammettono gli stessi autori, i risultati ottenuti non sono ancora sufficienti per mandare in soffitta la ricerca del Dna e le impronte digitali. Occorrono ulteriori studi in questo campo.
La ricerca è stata pubblicata sull’autorevole rivista scientifica Pnas, Proceedings of the National Academy of Sciences.

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Autore: Donato Paolino

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