Al Niguarda di Milano primo trapianto di fegato in Italia da donatore in arresto cardiaco

Milano, 15 settembre 2015 – “Abbiamo potuto fare tutto ciò grazie all’utilizzo di tecniche d’avanguardia del San Matteo e grazie al gioco di squadra che vince sempre insieme all’esperienza e al numero di casi trattati. Inoltre, lavorare insieme a più strutture ospedaliere amplia la possibilità di avanzare sistematicamente salvando più persone”. Sono le parole di Angelo Cordone, direttore generale del Policlinico San Matteo che insieme all’équipe dell’ospedale Niguarda di Milano hanno raggiunto un traguardo importante nel campo dei trapianti.

[easy_ad_inject_1]Per la prima volta in Italia è stato, infatti, eseguito un trapianto di fegato utilizzando una procedura mai utilizzata per questo tipo di organo. All’Ospedale Niguarda di Milano, lo scorso 3 settembre, un paziente di 40 anni ha avuto un fegato nuovo da un donatore in arresto cardiaco.
L’eccezionale intervento ha coinvolto oltre al Niguarda anche il Policlinico S. Matteo di Pavia e il Centro Nazionale Trapianti. La possibilità di eseguire un trapianto da donatore a cuore fermo potrebbe, in futuro, consentire di aumentare il numero dei donatori e abbattere così i lunghi tempi di attesa.

Si tratta di una tipologia di trapianto innovativa, tecnicamente definita “trapianto da donatore a cuore non battente” che diversamente dal protocollo tradizionale (che prevede che l’organo provenga da un donatore di cui è stata dichiarata la morte cerebrale), ha permesso il prelievo dell’organo da un donatore “il cui decesso è stato dichiarato in seguito alla cessazione dell’attività cardiaca e il prelievo è stato effettuato rispettando quello che gli addetti ai lavori chiamano no touch period, ossia un periodo di osservazione che in Italia è di 20 minuti (nel resto d’Europa è di 5 minuti) e che conclude il processo dell’accertamento di morte”, specifica il Niguarda in una nota.

L’organo è stato prelevato dal donatore a cuore fermo utilizzando particolari tecniche di circolazione extracorporea (ECMO- ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) che hanno consentito la perfusione e l’ossigenazione post-mortem e in situ degli organi addominali per 4 ore, attivata dopo i 20 minuti di arresto cardiaco.

Grazie a questa tecnica si è riusciti a mantenere normale la temperatura del corpo del donatore e per scongiurare il danno da ischemia, cioè la mancata ossigenazione, che rischia di compromettere l’utilizzo degli organi per il trapaianto.

Il prelievo degli organi dal doantore a cuore ferom è avvenuto presso ‘ospedale San Matteo di Pavia. Il fegato è stato poi trasportato all’ospedale Niguarda di Milano dove è stato trapiantato dall’équipe della Chirurgia Generale e dei Trapianti, diretta dal dottor Luciano De Carlis.

“Il fegato ha dimostrato un’ottima ripresa funzionale ed il paziente ricevente, sottoposto al trapianto per una grave malattia epatica terminale, è attualmente in buone condizioni generali”

sottolineano il dottor De Carlis e il dottor Andrea De Gasperi, direttore dell’Anestesia.

Gli altri due organi prelevati dal donatore, due reni, sono stati trapiantati con successo a Pavia dal dottor Massimo Abelli e a all’ospedale San Raffaele di Milano dalla dottoressa Elena Ticozzelli.

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Autore: Vincent Dimaggio

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