Nanotecnologia contro il cancro: nanofarmaci per bloccare la crescita dei tumori

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Bari, 28 marzo 2015 – La nanotecnologia riafferma il suo fondamentale ruolo nella lotta contro il cancro. Si è aperto ieri a Bari il convegno nazionale sulle “Nuove frontiere nel trattamento dei tumori”, realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica, l’AIOM. Al centro del dibattito tra gli esperti oncologi proprio il ruolo dei nanofarmaci nel trattamento dei tumori, la cosiddetta chemioterapia intelligente che utilizza particelle di dimensioni nanometriche, 100 volte più piccole di un globulo rosso, per oltrepassare le barriere fisiologiche e portare con forza il farmaco al centro della cellula malata bloccando la crescita del tumore.

“La nuova terapia, nab-paclitaxel, consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo in dimensioni nanometriche, in cui viene racchiuso un farmaco chemioterapico (paclitaxel) che viene così trasportato direttamente nella sede del tumore”

spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom.

[easy_ad_inject_1]Per la prima volta, spiega Pinto, si può parlare di chemioterapia target. Una particella di circa 100 nanometri è in grado entrare nella cellula, che ha un diametro compreso fra i 10.000 ai 20.000 nanometri, e di interagire con il Dna e con le proteine. In questo modo il farmaco ha una maggiore efficacia e minori effetti collaterali rispetto ai trattamenti standard e, altro fattore importante, non danneggia i tessuti sani.

In pratica, il paclitaxel albumina, come fosse a bordo di una navicella, riesce ad oltrepassare velocemente tutte le barriere fisiologiche per portare la forza del principio chemioterapico intatto dritto al centro della cellula tumorale.

Significativa è stata la sopravvivenza dei pazienti colpiti da tumore al seno e al polmone, ma per la prima volta, in venti anni, si registrano risultati positivi anche nel trattamento del cancro al pancreas, uno dei tumori più silenti e difficile da trattare e per i quali non esiste ancora una cura efficace e che viene diagnosticato in fase iniziale solo nel 15-20% dei casi.

Con nab-paclitaxel la sopravvivenza dei pazienti con cancro al pancreas è aumentata del 27%, un risultato davvero straordinario, dicono gli oncologi.

La terapia con Nab-paclitaxel è già stata approvata in Italia per il trattamento del tumore del seno dal 2011 e, recentemente, nel mese di febbraio, l’Aifa ne ha stabilito la rimborsabilità anche per il trattamento del cancro del pancreas.

“La chemioterapia costituisce un’arma fondamentale nella neoplasia del seno. Oggi, grazie ai progressi compiuti negli ultimi anni, l’87% delle pazienti guarisce, ma quando la malattia è in fase metastatica, le opzioni si riducono. Ecco perché è fondamentale disporre di un nuovo trattamento che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza del 20% nella patologia avanzata”

ha dichiarato la dott.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM.

“Nab-paclitaxel ha dimostrato di raggiungere un vantaggio in termini di risposte tumorali rispetto a uno degli standard internazionali di trattamento, rappresentato dalla combinazione di carboplatino e paclitaxel. Si stanno aprendo prospettive importanti anche nel carcinoma del polmone non a piccole cellule, che comprende l’85-90% di tutti i casi di cancro del polmone”

ha detto il prof. Pinto.

Uno studio indipendente condotto su circa 1200 donne ha dimostrato che questo farmaco chemioterapico intelligente è efficace anche nella neoplasia del seno in stadio iniziale ad alto rischio, migliorando in modo significativo la sopravvivenza delle pazienti.
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