Nel dna degli elefanti il segreto per combattere il cancro: il gene Tp53

Salt Lake City (USA), 14 ottobre 2015 – Il segreto per combattere il cancro anche nell’uomo potrebbe nascondersi nel dna degli elefanti. Lo rivelano i risultati di una ricerca americana condotta dall’University of Utah e dell’Arizona State University che ha fatto luce sul perché gli elefanti si ammalano così raramente di cancro.

[easy_ad_inject_1]Gli scienziati ora sostengono di conoscerne la motivazione. Per decenni si sono chiesti perché gli elefanti e i grandi mammiferi, in generale, sono meno soggetti a neoplasie rispetto ai piccoli mammiferi, uomo compreso. Il segreto starebbe tutto in un gene, il Tp53, un noto soppressore tumorale che protegge i pachidermi dall’insorgenza di diverse forme tumorali, grazie al quale viene impedita la moltiplicazione cellulare incontrollata.

Dallo studio è emerso che negli elefanti il gene Tp53 è presente in grande quantità, , hanno 20 copie del gene, cioè 40 tipi di geni Tp53, 20 volte in più degli esseri umani, che ne hanno solo due. Solo il 4,8% dei decessi noti di elefanti è legato al cancro, per l’uomo, invece, i decessi correlati al cancro sono molto più comuni, tra l’11 e il 25%.

Il gene Tp53 è chiamato anche il “guardiano del genoma” per la sua capacità di creare una proteina che sopprime i tumori. L’uomo ne ha solo una copia (due alleli) di questo gene.

Due studi di due diversi gruppi di scienziati hanno risolto parte di questo mistero scoprendo che la maggior parte degli organismi hanno geni nel loro corpo che cercano di riparare o uccidere le cellule danneggiate prima che possano causare problemi: sono i geni TP53.

Nel corso di tre anni, il gruppo di scienziati, guidati dall’oncologo pediatrico Joshua Schiffman del Huntsman Cancer Institute di Salt Lake City, negli Stati Uniti, ha eseguito gli esperimenti che mostrano come queste copie in più del gene TP53 aiutino gli elefanti respingere il cancro.

Per lo studio gli scienziati hanno analizzato le difese immunitarie degli elefanti danneggiando il dna dei globuli bianchi prelevati dagli animali per osservare la risposta dell’organismo.

I ricercatori si aspettavano che le cellule degli elefanti provviste di tutti quei geni Tp53 in più riuscissero a ripararsi più velocemente delle cellule umane, ma non è stato così. I ricercatori hanno osservato che le cellule di elefante stavano morendo ad un ritmo molto più elevato rispetto a quelle umane e anche se questo può sembrare un fatto negativo, in realtà non lo è. Infatti, spiegano i ricercatori, parte della strategia del gene Tp53 è di provocare il suicidio di una cellula danneggiato piuttosto che trasmettere mutazioni potenzialmente nocive.

“Gli elefanti non si fanno alcun problema ad uccidere le cellule ‘sospette’. Se ucidi la cellula danneggiata non potrà più trasformrsi in cancro. La natura ha già capito come prevenire il cancro, sta a noi imparare come i diversi animali affrontano il problema, in modo da poter adeguare tali strategie alla prevenzione del cancro nelle persone. Un nuovo approccio alla prevenzione del cancro potrebbe essere proprio quello di riuscire a bloccare il processo di moltiplicazione di una cellula danneggiata prima che possa far crescere il tumore”

spiega Joshua Schiffman, coautore dello studio.

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Autore: Vincent Dimaggio

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