Domani Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili

Domani, 6 febbraio 2015, in occasione della XII Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, l’Istituto Mediterraneo di Ematologia, in collaborazione con il Ministero della Salute, organizza il Seminario Internazionale “Protagoniste del proprio corpo e del proprio futuro: la lotta alle MGF”. Secondo l’ultimo Rapporto UNICEF pubblicato nel 2013, sono più di 125 milioni le bambine e le donne sottoposte a mutilazioni genitali femminili (MGF), in gran parte concentrate in 29 paesi, mentre nei prossimi dieci anni, sono 30 milioni quelle che rischiano di subire infibulazione o escissione. Leggi tutto “Domani Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili”

Microcosmi domestici, gli insetti fuori e dentro la porta di casa

Varese, 4 febbraio 2015 – Prosegue il secondo ciclo di conferenze associato alla mostra “Predatori del microcosmo. Zanne, corazze e veleni: le strategie di sopravvivenza degli animali”, allestita ai Musei Civici di Villa Mirabello, Varese, fino al 15 marzo. Venerdì 6 febbraio alle 17.00 nella Sala Risorgimentale dei Musei Civici, piazza della Motta 4, Varese, è in programma il seminario: “Microcosmi domestici. Gli insetti fuori e dentro la porta di casa”: Danilo Baratelli, tecnico faunista della Provincia di Varese ed esperto entomologo, ci farà vedere con occhi diverse le nostre abitazioni, mostrandoci un mondo di piccole e sorprendenti creature, inquilini a più zampe che non pagano nemmeno l’affitto!

Si tratta di presenze aliene o di piccoli ingranaggi di un ecosistema domestico che funziona analogamente ad un bosco in primavera? Scopriremo un microcosmo di prede e predatori che vive letteralmente sulle briciole dei nostri consumi, minacciato dall’evoluzione delle nostre case in ambienti sempre più asettici e tecnologici. Nonostante ciò, come ci spiegherà Baratelli, qualcosa a nostra insaputa continua a muoversi dentro e fuori casa.
Ingresso libero.
Università degli Studi dell’Insubria

Psicopatologia in tempo di crisi, se ne parla al Congresso della Sopsi

Milano, 4 febbraio 2015 – La stragrande maggioranza degli italiani, il 95%, ritiene che la crisi economica e sociale abbiano determinato un aumento delle persone che soffrono di disturbi quali depressione, ansia, abuso di alcool o altre sostanze. Inoltre, nel periodo compreso tra il 2009 (inizio crisi) e febbraio 2013, la percezione di un peggioramento della situazione economica è aumentata dal 53% al 62%. Nella psiche degli intervistati, il futuro è nero anche per quanto riguarda la situazione economica della propria famiglia: se a gennaio 2009 tale percezione è pari al 31%, a febbraio 2013 sale al 58%. Inoltre, il 48% degli italiani consiglierebbe un medico o uno specialista ad un amico in difficoltà.

Infine, se c’è da scegliere tra parlare con un medico o tenere per sé i propri problemi, il 46%, dopo un momento di imbarazzo, si reca dal medico o da uno specialista; il 33% non si rivolge a nessuno e risolve il problema da solo; il 21% va subito o quasi dal medico o da uno specialista.
Questi i dati più significativi dell’indagine “Gli italiani e l’impatto percepito della crisi sulla psiche”, condotta nel 2013 dall’ISPO e commissionata dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Dipartimento di Salute Mentale che ha voluto approfondire il tema dell’impatto della crisi nella diffusione di disturbi di carattere psicologico o psichiatrico.

Ed è proprio di questo che si è discusso oggi al Circolo della Stampa dove, esperti della SOPSI si soffermano, tra l’altro, su paura e impatto della crisi economica, eventi stressanti, disturbo bipolare, capacità di resilienza dell’individuo, mancanza di sicurezza occupazionale e di reddito.
“L’aggravarsi della crisi finanziaria stessa, la mancanza di sicurezze lavorative e di guadagno – ha dichiarato il Professor A. Carlo Altamura, Professore Ordinario di Psichiatria dell’Università degli Studi di Milano e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e di Salute Mentale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – determinano esaurimento e stress che sfociano in fragilità già presenti negli individui: le difficoltà economiche ed il peggioramento della situazione economica in generale hanno spesso aggravato alcune malattie e ne hanno slatentizzato di nuove. Hanno, inoltre, determinato un forte impatto per i pazienti e per i loro relativi caregivers, coinvolgendo tutta la comunità.
Da queste premesse nasce l’esigenza di porre attenzione anche sull’impatto che la recessione ha sulla gestione della salute mentale.

Secondo i dati del Rapporto Osmed 2014 sull’uso dei farmaci, gli italiani consumano un numero sempre più elevato di antidepressivi, tanto che questi farmaci rappresentano ad oggi una delle principali componenti della spesa farmaceutica pubblica.
Un esempio utile per comprendere quale effetto abbia la crisi economica sulle persone viene dall’esperienza dello studio dell’Osservatorio sulla Crisi della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, inaugurato tre anni fa. Secondo gli esperti della Fondazione Ca’ Granda, la crisi colpisce fasce di popolazione eterogenee: oltre ai giovani, nei quali è rilevante il pensiero di ‘assenza di futuro’, ci sono anche individui con età media più elevata, compresa tra i 35 e i 59 anni, spesso in situazione di precarietà lavorativa. L’identità lavorativa è un importante fattore protettivo per la salute mentale delle persone, insieme alle relazioni familiari e sociali, alla sicurezza economica e a numerosi altri fattori. I dati dell’Osservatorio, ottenuti attraverso una metodologia rigorosa, mostrano come le persone psicologicamente colpite dalla crisi ricevano un minor supporto dalla propria famiglia o dall’habitat sociale rispetto alla popolazione generale e alle persone afferenti al centro per altre patologie, con la probabile conseguenza di esternalizzare maggiormente il disagio. La crisi, insomma, colpisce due volte: la prima a livello psicologico dell’individuo, la seconda ‘isolando’ la persona dal supporto di parenti e amici.
Inoltre, i ‘pazienti della crisi’ sono sia uomini che donne, con una lieve predominanza del sesso femminile. L’età media è 50 anni, anche se ci sono alcuni casi più ‘estremi’: il più giovane ha 25 anni, ma non mancano pazienti della terza età, un chiaro segno che le problematiche psicologiche riconducibili alla crisi economica sono trasversali a numerose fasce di popolazione. C’è infine una certa eterogeneità anche sotto il profilo professionale: a chiedere aiuto sono soprattutto piccoli commercianti, dirigenti di azienda e, paradossalmente, professionisti dell’area delle ‘professioni d’aiuto’, come educatori o operatori socio-assistenziali.

“La situazione – ha proseguito il Professor A. Carlo Altamura – deve essere tenuta sotto controllo, soprattutto grazie ad un lavoro congiunto che coinvolga diverse figure: psichiatri, psicologi ed operatori sociali, uniti per affrontare nel migliore dei modi le patologie crisi-correlate e per arginare l’aumento di suicidi, alcolismo, ansia, depressione o patologie cardiovascolari. Ma non solo nel nostro Paese la crisi finanziaria sta avendo pesanti ripercussioni sulla salute mentale della popolazione: basti pensare all’aumento del numero dei suicidi soprattutto in Nord Europa”.
Ma chi sono gli individui potenzialmente a rischio ora e nei prossimi anni? “E’ probabile – ha concluso Altamura – che siano i cosiddetti “pazienti della post-modernità”, caratterizzati da un sé fragile e portatori di disagi psichici legati a tematiche di narcisismo e dipendenza, patologie in crescita sin dagli anni’ 90: sostanze, gambling, shopping compulsivo e working addiction”.

La conferenza odierna è solo l’anticipo del 19esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia, che si terrà a Milano dal 23 al 26 febbraio 2015.
GLI SPUNTI DI RIFLESSIONE EMERSI DAL DIBATTITO

1. La risposta clinica agli eventi della vita: quali mediatori?
“Durante la vita – ha affermato il Professor Massimo Casacchia, Professore Emerito di Psichiatria dell’Università degli Studi dell’Aquila – le persone affrontano eventi traumatici spesso non desiderati con cui devono comunque confrontarsi. Alcuni lavori hanno dimostrato che soprattutto episodi traumatici precoci possono lasciare tracce psicobiologiche che rendono vulnerabili le persone per tutto il corso della vita nell’affrontare situazioni avverse. Una serie di fattori potrebbe svolgere un ruolo di mediatori nel proteggere lo sviluppo di quadri psicopatologici o, al contrario, favorire la loro insorgenza. Tra questi mediatori quelli ambientali sembrano rivestire un ruolo determinante nello svolgere un meccanismo fisiopatogenetico potenziando la vulnerabilità delle persone. Accanto ai fattori ambientali – ha aggiunto il Professor Casacchia – possono giocare un ruolo di particolare rilevanza anche meccanismi più interni al soggetto che rientrano nella sfera cognitiva, la cui disfunzione può indurre il soggetto a vivere gli avvenimenti in modo drammatizzato o in modo diffidente e saltare troppo precocemente a conclusioni errate. La conoscenza più approfondita della storia del soggetto permette all’operatore di scoprire traumi anche lontani che possono aver reso vulnerabile il soggetto. Ma la conoscenza dei fattori ambientali e personali potrebbe diventare l’oggetto di interventi terapeutici finalizzati a contrastare la solitudine, migliorare l’ambiente familiare, favorire una ristrutturazione cognitiva, potenziare la dimensione della speranza e della spiritualità. La valutazione attenta della storia della persona e dei suoi punti di forza e di debolezza – ha concluso Casacchia – permetterà di erogare interventi personalizzati e scientificamente validi desunti dalla ricerca scientifica, le cui evidenze non sempre vengono traslate nella pratica quotidiana dei servizi”.

2. Resilienza e psicopatologia
“Nell’ambito degli esiti post-traumatici – ha commentato il Professor Alessandro Rossi, Professore Ordinario di Psichiatria dell’Università degli Studi dell’Aquila – la percentuale di disturbi mentali nella popolazione generale è molto minore della percentuale di esposizione ad eventi potenzialmente traumatici. Nell’ultimo decennio queste osservazioni hanno portato ricercatori e clinici a porre il loro interesse sugli esiti positivi dell’adattamento post-traumatico e, in particolare, alla resilienza. Tale costrutto è stato definito come processo o capacità di esito positivo a seguito dell’esposizione ad eventi traumatici o estremi, capacità di riprendersi e di uscire più forti e pieni di nuove risorse dalle avversità e processo attivo di resistenza, autoriparazione e crescita in risposta alle crisi ed alle difficoltà inevitabili della vita.
È quindi fondamentale – ha proseguito il Professor Rossi – capire come sia possibile intervenire sulla resilienza. In particolare, sono state sviluppate strategie psicoterapeutiche specifiche volte ad aumentare il benessere psicologico e la resilienza, validate in studi clinici controllati randomizzati. I risultati indicano che la resilienza può essere promossa da specifici interventi che consentano una valutazione positiva di se stessi, il senso di continua crescita, la convinzione che la vita ha uno scopo e significato, la ricerca e l’ottenimento di adeguati e significativi rapporti con gli altri, la capacità di gestire efficacemente la propria vita ed un senso di auto-determinazione. Alcune forme di psicoterapia – ha concluso Rossi – sono in grado di migliorare le caratteristiche psicologiche associate alla resilienza”.

3. Paure oggi: nuovi modelli biopsicopatologici, filosofico-sociali
“I disturbi psicopatologici in un tempo di importante crisi globale – ha dichiarato il Professor Alberto Siracusano, Ordinario di Psichiatria, Direttore del Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Università degli Studi di Roma Tor Vergata – obbligatoriamente portano a riflettere sulle diverse cause e caratteristiche della paura, sulle nostre vulnerabilità e sulle nostre capacità di resilienza. Mai come in questo momento l’interrelazione tra gli stress bio-psico-sociali e le vulnerabilità del funzionamento sociale e individuale si impongono come oggetto di riflessione e di strutturazione sugli interventi terapeutici. Da un punto di vista psicologico e psicopatologico, una delle cause più profonde alla base delle nostre angosce è rappresentata dalla perdita, rottura della sicurezza dei legami sociali e familiari. In campo psichiatrico, la nuova edizione del DSM (‘Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – fifth edition’) colloca la paura all’interno di diversi quadri psicopatologici e, in particolare, dei cosiddetti ‘disturbi d’ansia’. Negli ultimi anni – ha concluso Siracusano – le neuroscienze hanno fornito dei contributi sempre più significativi sui meccanismi neurobiologici della paura. La rivoluzione apportata da questa disciplina ha consentito la possibilità di implementare gli interventi terapeutici dei disturbi d’ansia: oltre agli interventi psicoterapici di tradizione più consolidata, benzodiazepine e soprattutto antidepressivi con azione di inibizione selettiva del re-uptake della serotonina (SSRI) sono ormai entrati di diritto nella pratica clinica quotidiana (Nutt 2005)”.

4. La crisi globale: dati demoscopici e dai servizi territoriali
“La crisi – ha affermato il Professor A. Carlo Altamura – sta mettendo a dura prova gli italiani e oggi è ancora più impellente riuscire a discriminare i cosiddetti casi ‘puri’, direttamente correlati alla particolare situazione economico-sociale, dai casi meritevoli di un’assistenza psichiatrica. Volendo semplificare, si possono individuare tre grosse categorie: la prima è quella di chi sta vivendo una situazione di disagio e di stress non patologica (ovvero la maggior parte delle persone) che in qualche modo si riesce a contenere; la seconda è quella delle persone in cui il disagio e le difficoltà iniziano ad andare più in profondità, provocando per esempio ansia e insonnia, con ripercussioni negative sulla qualità di vita; l’ultima è infine quella in cui ci si addentra nella malattia mentale, in cui viene meno la molla della reattività. Se nel primo caso la maggior parte delle persone riesce a far fronte alla situazione sfruttando le proprie risorse, nel secondo bisogna chiedere aiuto al proprio medico o a uno psicologo. Quando, invece, si arriva al cosiddetto “punto di rottura”, che diversamente da quanti molti pensano non è proporzionale al problema personale o di natura economica che si sta vivendo, bisogna affidarsi allo psichiatra.
Il peggioramento delle condizioni socio-economiche della popolazione italiana – ha proseguito il Professor Altamura – ha avuto due effetti fondamentali:
· Aumento dei Disturbi dell’Adattamento e delle condotte di abuso;
· Slatentizzazione di Disturbi dell’Umore (es. Disturbo Bipolare) associati a elevato rischio suicidario.

E’ stato infatti osservato che ad ogni crescita del 10% del tasso di disoccupazione corrisponde una crescita dell’1,4% del tasso suicidario e che nella UE l’aumento della disoccupazione ha portato ad un aumento del 28% della mortalità legata all’alcol (Kentikelenis et al., 2014). Se nel caso dei disturbi di adattamento può essere sufficiente l’integrazione di un intervento psichiatrico (specifico) con supporto sociale/psicologico, nel caso di Disturbi dell’Umore (aspecifico) – ha concluso Altamura – risultano molto importanti (es. Disturbo Bipolare) una diagnosi tempestiva e l’impostazione di una terapia psicofarmacologica specifica in modo da ridurre la cronicizzazione e il rischio suicidario”.

SOPSI

Giornata mondiale contro il cancro: troppi pazienti rischiano di non fare giusti esami

Milano, 4 febbraio 2015-“Si può fare ancora molto per ridurre la mortalità evitabile e rendere più umano ed etico l’approccio alle cure”, è quanto dichiarato dal Presidente CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) Gianpiero Fasola in occasione dell’odierna Giornata Mondiale Contro il Cancro. “Troppi pazienti rischiano di non fare gli esami giusti al momento giusto e nel centro adatto; spesso le sequenze diagnostiche dal sospetto alla diagnosi di cancro sono lunghe e affidate alla buona volontà di singoli professionisti se non addirittura alla ricerca di pazienti e familiari. Organizzare in tutte le Regioni italiane Reti oncologiche e Percorsi diagnostico-terapeutici ed assistenziali “ingegnerizzati” può far viaggiare più rapidamente le conoscenze, muovere i medici tra i diversi centri per assicurare le migliori competenze, spostare i pazienti solo quando necessario. Il Gruppo di lavoro nazionale promosso da Cipomo, assieme ad AIOM e Agenas, sta lavorando ad una specifica proposta.

Attualmente esistono troppe differenze nell’organizzazione tra le Regioni e la misurazione di qualità ed esiti non è ancora diffusa. Il Corso “Oncology Management Fast Track” poi, partnership tra CIPOMO e l’Università Bocconi di Milano, sta formando i Primari del futuro. Giovani emergenti dell’oncologia italiana, noti per capacità professionali e di ricerca, stanno acquisendo le competenze che servono a guidare le Strutture, i Gruppi per patologia e i percorsi dei pazienti nelle Reti del futuro.

Sul piano etico e dell’umanizzazione è necessario cambiare approccio. I nuovi farmaci (anche molto costosi) quando garantiscono un alto valore in termini di prolungamento e qualità della vita (e a volte anche di guarigione) devono avere un accesso accelerato alla pratica clinica. Dobbiamo evitare che arrivino in Italia con un anno di ritardo rispetto ad altri Paesi europei, costringendo i pazienti ad emigrare o pagare per cure potenzialmente salvavita. Al tempo stesso – lo ribadiamo in questa occasione- serve una nuova etica nelle relazioni tra Istituzioni, professionisti, associazioni dei pazienti e Industria.

E’ indispensabile evitare che ingenti risorse siano destinate a farmaci di incerta efficacia o con un rapporto tra il beneficio (talora minimo) ed i costi che metta a rischio la sostenibilità delle cure per altri pazienti.
Comunicare con empatia e onestà ai pazienti la loro situazione clinica e integrare meglio le cure palliative potrebbe evitare molti trattamenti futili.
Anche i rapporti tra dirigenti del Servizio Sanitario e aziende del farmaco richiedono una riflessione etica e forse un adeguamento normativo. Possono esporci inconsapevolmente al rischio di non cogliere in pieno i nostri doveri: verso il paziente che abbiamo difronte ma anche verso la Società, che ci affida grandi responsabilità.

Le Istituzioni di Governo e le Regioni da ultimo devono considerare che l’Oncologia sarà sempre più centrale nel Sistema sanitario del futuro. Siamo favorevoli a modernizzare l’organizzazione , costruire Gruppi multidisciplinari strutturati o Unità per patologia nell’ambito delle nuove Reti oncologiche, e a favorire la concentrazione delle competenze quando sia utile. Alcune semplificazioni alle quali assistiamo però, con la cancellazione della autonomia organizzativa delle Unità di Oncologia, rischiano di far retrocedere l’organizzazione agli anni ’60.

CIPOMO è convito che lavorando su questi temi assieme ai pazienti ed alle istituzioni si possano fare nei prossimi mesi molti passi avanti nella cura del cancro.”, conclude Fasola

Cipomo

ANCE Salerno: appello ai sindaci per la Cilentana, intervenga la Protezione Civile

Salerno, 3 febbraio 2015 – Crollo della Strada Provinciale 430 “Cilentana”: occorre un fronte unico di pressione e di impegno per sollecitare l’intervento della Protezione Civile. Risponde a questa finalità l’iniziativa di ANCE Salerno, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera a sindaci ed operatori economici e sociali del territorio, sollecitando una iniziativa sinergica e congiunta per risolvere un problema che si protrae da diversi mesi e che costringe all’emarginazione buona parte del Cilento, del Parco Nazionale e del Golfo di Policastro.

«Tutti quanti sono quotidianamente costretti a percorrere questa arteria – dichiara il presidente di ANCE Salerno, Antonio Lombardi – dopo lunghi mesi sono ancora costretti a subire situazioni di estrema difficoltà, essendo i percorsi alternativi estremamente disagevoli e inidonei al transito dei mezzi pesanti. Le ripercussioni, anche economiche, per questi territori, sono sempre più gravi e rischiano di essere devastanti se la situazione dovesse protrarsi anche nella prossima stagione estiva. L’idea di affrontare con metodologie e procedure ordinarie una simile problematica, è assolutamente improponibile e fuori da ogni logica. Per questo l’ANCE ha promosso un’azione forte di sollecitazione».

Nella lettera ANCE Salerno evidenza che la frana lungo la Strada Cilentana, che ne ha determinato la chiusura, come pure le problematiche di staticità legate ad uno dei piloni di sostegno di un viadotto, rappresentano eventi assolutamente straordinari e come tali vanno affrontati. «La nostra proposta, che vogliamo lanciare con forza – dichiara ancora il presidente Lombardi – è di attivare strategie d’intervento analoghe a quelle previste in caso di terremoti e di altre calamità naturali, che investe direttamente la Protezione Civile, almeno per i primi interventi-tampone atti a consentire una ripresa della circolazione. Solo in tal modo è possibile confidare in procedure più rapide e in interventi solleciti e scongiurare il rischio, oggi più che mai drammaticamente attuale, che questa situazione e tutte le problematiche che ne conseguono, possano protrarsi ancora per molto tempo».

«All’intera classe politica salernitana, ad ogni livello istituzionale – conclude il presidente dei costruttori salernitani – voglio evidenziare che in Giappone in sei giorni è stata riparata un’autostrada devastata dal terremoto».

ANCE Salerno

Domani Giornata internazionale contro i tumori: prevenzione vera arma vincente contro il cancro

Roma, 3 febbraio 2015 – Ogni anno a più di 12 milioni di persone viene diagnosticato un tumore e 7,6 di queste muoiono. Se non si prenderanno iniziative concrete si arriverà a 26 milioni di nuovi casi – sostiene l’UICC (Unione Internazionale Contro il Cancro) – e a 17 milioni di morti entro il 2030, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Italia i decessi per cancro sono in netto calo. In circa vent’anni (1996-2014) sono diminuiti del 18% fra gli uomini e del 10% fra le donne. Il numero di nuovi casi è sostanzialmente stabile: sono stati stimati 365.500 nel 2014 (erano 366mila nel 2013, 364mila nel 2012 e 360mila nel 2011): 196.100 (54%) negli uomini e 169.400 (46%) nelle donne.

Il merito è da ricondurre anche alle campagne di prevenzione tuttavia il fattore di rischio più importante, il fumo di sigaretta, risulta ancora troppo diffuso. Un terzo degli italiani under 35 è tabagista. La prevenzione rimane lo strumento più efficace per combattere i tumori, vivere bene e più a lungo. Per questi motivi, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) aderisce alla Giornata Mondiale contro il Cancro promossa dall’UICC, un’organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate nella lotta alla malattia in oltre 100 Paesi. Il tema al centro dell’edizione 2015, sostenuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è “Combattere il tumore con la Prevenzione”.

L’AIOM promuove il progetto “10!!! Diamoci un dieci per sconfiggere il cancro”, una strategia che vuole coinvolgere oncologi, pazienti, istituzioni, associazioni e media. “La nostra società scientifica si impegna da anni in progetti di sensibilizzazione, indirizzati a tutti i cittadini, in particolare ai più giovani – spiega il prof. Carmine Pinto, Presidente AIOM -. Vogliamo essere un punto di riferimento nazionale per l’opinione pubblica e per le istituzioni sul problema dei tumori, non solo dal punto di vista della ricerca pura, di base e prettamente clinica ma su tutti i temi che portano un beneficio immediato o il più rapidamente possibile alle persone colpite e a tutti i cittadini in termini di prevenzione primaria”.

La prevenzione è un insieme di 10 semplici regole quotidiane:

1. Non fumare. Se fumi, smetti di fumare. Se non riesci a smettere, non fumare in presenza di non-fumatori.
2. Riduci il grasso corporeo (cercando di mantenere un BMI compreso tra 21-23).
3. Fai attività fisica (almeno mezz’ora al giorno di attività fisica moderata, es. camminata veloce).
4. Limita i cibi ipercalorici ed evita le bevande zuccherate.
5. Riduci il consumo di carni rosse (massimo 500 g a settimana) e ed evita gli insaccati.
6. Limita il consumo di alcool (massimo due bicchieri di vino o di birra al dì).
7. Mangia almeno cinque porzioni al dì di frutta e verdura.
8. Evita l’eccessiva esposizione al sole.
9. Rivolgiti tempestivamente al medico in caso di sospetto (ad esempio se noti un nodulo nel seno, una ulcerazione cutanea che non si rimargina, un neo che cambia forma o colore, la presenza di sangue nelle feci, perdita di peso).
10. Partecipa ai programmi di screening (donne sopra i 25 anni: carcinoma della cervice; donne e uomini sopra i 50 anni: carcinoma del colon; donne sopra i 50 anni: carcinoma della mammella)”.

“Ogni anno – aggiunge il prof. Pinto – la nostra Associazione è coinvolta in 10 diverse attività di prevenzione e ricerca”. In particolare:

1. Diamo i numeri dei pazienti che in Italia si ammalano di tumore e che guariscono, grazie alla collaborazione con AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori);
2. Aggiorniamo le Linee Guida per la cura dei tumori, perché i pazienti in tutto il Paese possano ricevere i trattamenti più appropriati ed efficaci;
3. Collaboriamo con gli anatomo-patologi (SIAPEC-IAP) definendo Raccomandazioni e Controlli di qualità per i test di biologia molecolari, necessari per la prescrizione di farmaci biologici “intelligenti”;
4. Garantiamo la continuità di cura (“simultaneous care”) e le cure palliative in tutte le fasi della malattia;
5. Collaboriamo con le associazioni dei pazienti perché bisogni, informazioni, assistenza siano non solo di tipo clinico ma anche di tipo psico-sociale;
6. Sviluppiamo l’umanizzazione in oncologia, perché gli aspetti comunicativi e di assistenza della “persona” siano parte integrante dell’attività quotidiana delle oncologie (Progetto HUCARE 2015);
7. Sosteniamo la ricerca favorendo con borse di studio i progetti di giovani ricercatori (30 borse erogate nel 2014);
8. Collaboriamo con gli organismi istituzionali la definizione dei requisiti e del progetto di sviluppo delle reti oncologiche regionali;
9. Diffondiamo la cultura del rispetto dell’ambiente, della prevenzione e di adesione a corretti stili di vita (abolizione del fumo di tabacco, dieta, …) con progetti educazionali rivolti ai giovani in età scolare;
10. Sosteniamo attivamente i progetti di solidarietà per la prevenzione e la cura dei tumori per le popolazioni del terzo mondo.”

Intermedia
AIOM

Salerno, Vincenzo De Luca: Torniamo alla situazione di dieci giorni fa, attendiamo esito ricorso

Salerno, 3 febbraio 2015 – Dichiarazione del Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca in merito alla sentenza della Corte d’appello che ha dichiarato la sua decadenza dalla carica di Sindaco.
“Esprimo la mia soddisfazione per la sentenza della Corte d’Appello che, stabilendo la “decadenza”, consente la continuità dell’attività amministrativa, evitando la nomina del Commissario e lo scioglimento del Consiglio. Questo mi lascia pienamente libero di sviluppare la mia iniziativa in vista delle primarie per la Regione Campania.
Sul piano del diritto, procederemo all’immediato ricorso in Cassazione, contro una sentenza che – essendo fra l’altro cessata da un anno la materia del contendere – propone un giudizio di merito, in tema di incompatibilità, che ci vede in totale dissenso. Al di là di valutazioni più sostanziali, non si comprende la decadenza dalla carica elettiva e precedente, rispetto a un incarico non elettivo e successivo. Attenderemo con serenità la pronuncia della Cassazione”.
Vincenzo De Luca
Sindaco di Salerno

Allergia a miele e ragù: i commenti degli allergologi

Le reazioni avverse ai farmaci sono risposte indesiderate e involontarie che si verificano in seguito all’assunzione, per motivi diagnostici, preventivi o terapeutici, di un farmaco peraltro impiegato in modo appropriato allo scopo desiderato. Tra queste, le reazioni di tipo allergico rivestono particolare interesse e importanza data la loro potenziale pericolosità. Infatti, poiché le allergie ai farmaci non dipendono generalmente dalla dose utilizzata, l’assunzione in pazienti sensibilizzati anche di una piccola quantità di farmaco è in grado di scatenare reazioni molto gravi, pericolose per la vita.

“Penicilline, aspirina e sulfamidici – afferma la Prof.ssa Erminia Ridolo, docente di Allergologia e Immunologia Clinica presso l’Università di Parma e membro SIAAIC, Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica – sono causa di oltre l’80% delle reazioni allergiche e si stima che circa l’1-3% dei cicli di terapia con penicillina sia complicato da reazioni allergiche. La presenza non attesa di antibiotici nei prodotti alimentari mette a grave rischio tutti i soggetti allergici a tali molecole. La Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) valuta molto positivamente il ritiro dal commercio di prodotti alimentari (il riferimento è al ritiro dal commercio del Miele Ambrosoli per contaminazione da antibiotici), pure solo nel sospetto di una contaminazione accidentale da parte di antibiotici, e anche l’ampia diffusione che è stata data alla notizia al fine di tutelare il paziente sensibilizzato. La SIAAIC rimane a disposizione dei pazienti allergici che volessero richiedere ulteriori informazioni in merito.”

Le allergie alimentari, presenti nel 1-3% della popolazione, si associano a considerevole morbilità e alterata qualità della vita, potendo in alcuni casi provocare gravi anafilassi tali da mettere il paziente in pericolo di vita. Il percorso diagnostico prevede test allergologici ben codificati, fino anche al terzo livello, da effettuarsi presso centri specialistici, al fine di identificare l’identità molecolare dell’allergene a cui il paziente è sensibilizzato e quindi poterlo evitare. La possibilità di individuare chiaramente l’alimento responsabile dei sintomi allergici nell’etichetta presente sui prodotti preparati dall’industria è uno strumento essenziale per il paziente allergico al fine di evitare l’ingestione dell’allergene.
Il sedano e il latte, come altri alimenti, risultano presenti nella lista di sostanze allergeniche della corrente Legislazione Europea Annex II, n. 1169/2011, che devono essere obbligatoriamente indicate in etichetta. Questo perché tali alimenti contengono proteine allergeniche stabili, che resistono alla temperatura e alla lavorazione industriale.

“Al fine di tutelare i pazienti allergici, l’Unione Europea – spiega la Prof.ssa Erminia Ridolo, docente di Allergologia e Immunologia Clinica presso l’Università di Parma e membro SIAAIC, Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica – impone obblighi generali di condotta all’industria alimentare per ridurre, controllare e comunicare la presenza di allergeni insieme ad altri pericoli alimentari, in quanto esiste un rischio generale relativo anche a bassissime quantità di allergene (tracce) presenti in un alimento preparato e quindi la possibilità che un consumatore molto sensibile manifesti una reazione allergica in conseguenza all’ingestione. In questo caso, è stata accidentalmente applicata a un unico lotto di sugo per pasta una etichetta non conforme, prontamente riconosciuto dalla ditta produttrice e ritirato dal commercio”. (il riferimento è al ritiro dalla vendita del “Ragù contadino”-Barilla per errore sull’etichetta).

La Società Italiana di Allergologia Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) ribadisce l’importanza di un corretto labeling per ridurre il rischio di reazioni allergiche ad alimenti nei soggetti sensibilizzati e giudica molto positivamente, non solo il dovuto ritiro del lotto erroneamente etichettato, ma anche la chiarezza e l’ampiezza con cui la notizia è stata diffusa al fine di tutelare il consumatore allergico. La SIAAIC rimane a disposizione dei pazienti allergici che volessero richiedere ulteriori informazioni in merito.
Diessecom

Patrizia Polliotto, UNC: Phishing, consumatori attenti a mail sospette

Torino, 3 febbraio 2015- Internet colpisce ancora. Specialmente in tempo di crisi, aumentano sul web raggiri e tranelli a danno dei consumatori italiani. “Il Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori ha ricevuto molteplici segnalazioni in relazione a una nuova truffa che corre in rete, di cui le prime a occuparsi sono state le Forze dell’Ordine di Imperia. Sembra si tratti della nuova frontiera del phishing, vale a dire il tentativo di illecita sottrazione di dati sensibili privati”, esordisce l’Avvocato Patrizia Polliotto, fondatore e Presidente della sede regionale dell’UNC.

E aggiunge: “Il phishing è un tipo di truffa effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima, convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso privati e sensibili. A rendere il tutto particolarmente insidioso per chi usa pc e posta elettronica, è l’estremo realismo della nuova tecnica adottata dai malviventi congiuntamente alle informazioni in evidenza sulla mail che si riceve. Aprendola, si legge infatti la dicitura “Un ordine è stato effettuato”: il destinatario di tale notifica, probabilmente insospettito da un’operazione che magari pensa di non ricordare, in più del 90% dei casi effettua un controllo per comprendere la natura del messaggio cliccando sull’allegato e visualizzandolo: e così, in un sol istante, il virus si insedia all’interno del computer e il “gioco” è fatto”.

Per poi concludere: “Addentrandosi più nel tecnico, grazie all’allegato informaticamente impiegato alla stregua di un vero e proprio “Cavallo di Troia”, il malware, vale a dire il virus, si intrufola nel pc appropriandosi indebitamente di differenti pacchetti dati memorizzati all’interno dell’hard disk, comprese password personali di mail e social network. Si raccomanda prudenza alle mail sospette, e si invitano pertanto i consumatori a comportamenti prudenti e cautelativi, quale ad esempio la tenuta di un registro delle operazioni di eventuali e-commerce compiute sul web, al fine di fugare ogni dubbio sulla bontà e contenuto della posta elettronica in ricezione. In caso di mail del genere – specifica l’Avvocato Patrizia Polliotto – è fondamentale darne tempestiva comunicazione agli Organi di Polizia Postale, e agli sportelli dell’UNC Piemonte scrivendo a comitatotorino.unc@libero.it, o telefonando in orario d’ufficio ai numeri 011 5611800 o 0121 376264”.

Maurizio Scandurra

Malattie Rare, a Carnevale si sostiene la ricerca scientifica

Applicare la tecnica ION Torrent per la diagnosi del difetto F.A. significa compiere un passo in avanti teso a sconfiggere l’Anemia di Fanconi, una rara malattia genetica per cui, a tutt’oggi, l’unica cura possibile è il trapianto di cellule emopoietiche. E’ per questo che l’AIRFA, Associazione Italiana per la Ricerca sull’Anemia di Fanconi, promuove una raccolta fondi destinata a finanziare una specifica ricerca per la formulazione di una diagnosi che parta dalla consulenza genetica e dalla diagnosi prenatale.

L’evento benefico, promosso dall’Associazione, si svolgerà presso la Sala Parrocchiale della Sacra Famiglia, nel Comune di Palestrina, in provincia di Roma. Sensibilizzazione sul tema ma anche divertimento: la Festa di Carnevale Airfa, che si terrà domenica 8 febbraio, a partire dalle 16, nasce con l’intento di coinvolgere i bambini di Roma e del Lazio e le loro famiglie, dando la possibilità ai più piccoli di divertirsi con musica ed animazione e di assaggiare una merenda offerta dai volontari AIRFA.

Il contributo d’ingresso sarà interamente devoluto alla ricerca scientifica, una piccola quota che verrà impiegata per finanziare il progetto “Applicazione della tecnica ION Torrent per la diagnosi del difetto F.A.”. Albina Parente, presidente dell’Associazione nazionale AIRFA, ed i referenti del Lazio sono convinti che la ricerca sull’Anemia di Fanconi possa avere “un impatto diretto sulla vita di milioni di persone a rischio di alcune forme di leucemie e tumori, come il cancro al seno, alle ovaie ed al pancreas”.

L’AIRFA opera da oltre 25 anni per trovare una cura a questa grave malattia e assistere chi ne è affetto e le loro famiglie. Con il contributo dell’AIRFA per il sostegno alla ricerca, in questi anni sono stati compiuti progressi determinanti: sono stati individuati 18 geni responsabili della malattia e sono stati migliorati protocolli per il trapianto di cellule staminali emopoietiche. L’Associazione è in contatto con la Fanconi Anemia Research Fund, che ha sede negli Stati Uniti, e con le realtà che in tutto il mondo si battono per sostenere la ricerca finalizzata a debellare l’Anemia di Fanconi.

AIRFA Associazione Italiana per la ricerca sull’Anemia di Fanconi