Risultati Cuore Sano: prevenzione, si comincia da bambini

Oggi in Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma Ignazio Marino, il Prof. Massimo Santini, Direttore del Centro Studi Regionale per la Diagnosi e la Cura delle Aritmie Cardiache e fondatore della Onlus Il Cuore di Roma, ha presentato i risultati della campagna “Cuore Sano”, il primo screening cardiologico dedicato ai giovani. Uno studio sistematico in un’ampia popolazione in età scolare di oltre 25.000 adolescenti che non è mai stato effettuato prima in Italia e in Europa. Il Sindaco Ignazio Marino ha sottolineato l’importanza della ricerca, l’aiuto concreto dato dal volontariato alle Istituzioni e quanto sia fondamentale insegnare ai ragazzi a curare il proprio corpo in modo responsabile. Questo significa anche avere a cuore il proprio benessere futuro.

I dati della campagna, completamente gratuita, parlano chiaro: il 27% dei ragazzi esaminati presenta almeno un’anomalia nell’ ECG, mentre ben 14.577 (il 57%) sono portatori di fattori di rischio come familiarità, obesità, fumo e presentano già anomalie per le quali devono essere tenuti sotto controllo. Come questi fattori si traducano in rischio cardiovascolare a lungo termine è difficile dirlo, ma le proiezioni ad oggi possibili non sono favorevoli se non si interviene per indurre una modifica degli stili di vita e non si attiva un preventivo monitoraggio.

Le proiezioni possibili ci dicono che oltre 160 dei 25.000 ragazzi esaminati oggi potrebbe avere un infarto entro il 2050. Queste stime sono conservative perché non prendono in considerazione altri fattori di rischio come familiarità, altre co-morbidità, futura ipertensione, diabete. Sicuramente però l’associazione con pre-esistenti anomalie ECG (riscontrate in quasi un terzo dei soggetti) non migliorerà il quadro futuro.

Due casi importanti hanno particolarmente colpito il pubblico: durante lo screening nelle scuole infatti, si è scoperto che l’elettrocardiogramma di Marco e Luciana, due ragazzi di 15 e 16 anni apparentemente in ottima salute e forse solo un po’ sovrappeso, evidenziava una grave patologia elettrica del cuore della quale ignoravano l’esistenza. Entrambi presentavano un blocco atrio-ventricolare completo congenito, che riduceva i battiti cardiaci ad una frequenza tra 35 e 40 battiti per minuto in condizioni di riposo e ancor meno durante il sonno. I ragazzi correvano il rischio di morire improvvisamente. Dopo gli opportuni accertamenti, entrambi hanno ricevuto l’impianto di un pacemaker bicamerale che ha consentito nuovamente al loro cuore di salire in frequenza anche fino a 150 battiti al minuto in caso di attività fisica, impedendo al cuore di rallentare al di sotto di un certo numero di battiti prefissati.
Il lavoro della Onlus “Cuore di Roma” è stata un’occasione per Marco e Luciana per dire GRAZIE DI CUORE.

Per informazioni
www.ilcuorediroma.org

Ebola, Save the Children: infermiera scozzese finalmente guarita dal virus

Sierra Leone, 27 gennaio 2015 – “Siamo felici per Pauline Cafferkey, che ha finalmente sconfitto Ebola e per la sua famiglia che può finalmente riabbracciarla”. Così Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia – l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti – saluta la notizia della completa guarigione dell’infermiera scozzese volontaria, che ha lavorato presso il Centro di trattamento per l’Ebola di Save the Children in Sierra Leone e che all’inizio di gennaio era rientrata nel suo Paese e aveva accusato i primi sintomi di contagio del virus.

“Nonostante i rischi per la propria sicurezza, Pauline si era offerta volontariamente di mettere a disposizione le sue competenze di infermiera per contribuire a salvare le vite dei malati di Ebola nel nostro Centro di trattamento a Kerry Town, in Sierra Leone”, continua Valerio Neri. “Qualche giorno fa, proprio da quel Centro, è stato dimesso il centesimo paziente che ha sconfitto il virus, un ragazzino di soli 12 anni. È anche grazie al coraggio di Pauline e di tutti coloro che ogni giorno stanno lavorando per combattere il virus, che questi risultati sono stati possibili. Per questo siamo ancora più determinati a continuare il nostro lavoro e i nostri sforzi per vincere la malattia”.

Ebola ha ucciso moltissimi operatori sanitari nei paesi colpiti dal virus. “Il ruolo dei medici e degli infermieri come Pauline, che volontariamente hanno deciso di recarsi in questi Paesi e offrire il loro aiuto ai malati, è stato ancora più prezioso e continua ad essere determinante nella lotta all’Ebola”, continua il direttore di Save the Children.

Prima dello scoppio dell’epidemia di Ebola, in Sierra Leone c’erano solo 127 medici, uno ogni 45.455 persone. La Liberia aveva 8 ospedali ogni 10.000 abitanti a fronte di Paesi come l’Italia che hanno 36 ospedali ogni 10.000 abitati. In Liberia il governo spendeva 30 dollari a persona ogni anno sulla salute, in Sierra Leone 34 dollari e in Guinea solo 19 dollari. Nello stesso anno – per fare un confronto – gli USA e la Norvegia investivano 3.278 e 5.080 dollari per ciascun abitante ogni anno sulla salute. L’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda che il minimo essenziale di spesa sulla sanità per ogni abitante, debba essere di almeno 60 dollari a persona.

“I sistemi sanitari in Guinea, Liberia e Sierra Leone erano già in condizioni precarie prima dello scoppio dell’epidemia di Ebola e quest’ultima li ha fatti definitivamente collassare”, spiega Valerio Neri.
“Gli operatori sanitari a disposizione non erano sufficienti né a sostenere le necessità sanitarie di base di quei Paesi, né tantomeno per affrontare l’epidemia. L’intervento della comunità internazionale è stato fondamentale, grazie anche al contributo di queste donne e di questi uomini che hanno sostenuto e stanno ancora sostenendo la lotta all’Ebola”.

Oltre ai più di 21.000 casi segnalati e ai più di 8.000 morti, con l’epidemia i bambini e le loro famiglie adesso hanno timore ad andare negli ospedali per paura di contrare il virus e quindi anche malattie comuni e curabili come la malaria o la diarrea, stanno diventando mortali soprattutto per chi è più vulnerabile come i bambini. “Siamo di fronte a un’intera generazione a rischio. Questi bambini hanno subito dei traumi devastanti, hanno perso i loro affetti e vivono in un paese in cui vi è un forte rischio di insicurezza alimentare. Da circa un anno non possono andare a scuola e mancano delle basi più elementari di cui hanno bisogno per sopravvivere”, afferma Valerio Neri. Si stima infatti che l’impatto economico dell’epidemia in questi tre paesi supererà i 2 miliardi di dollari nel 2014-2015. Oltre alle conseguenze economiche ci sono le conseguenze sociali, che ricadono soprattutto sui bambini: sono oltre 12.000 i bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori e che ora si trovano di fronte ad un futuro incerto. Le scuole sono chiuse dall’inizio dell’epidemia e sono circa 5 milioni i bambini che non possono frequentare le lezioni.
Save the Children Italia

Dokita Onlus, campagna Tutti Uguali: un SMS per i bimbi disabili in Camerun

Essere un bambino disabile in Africa quasi sempre vuol dire essere condannati a un futuro di emarginazione e povertà. Mancano le strutture sanitarie adeguate e spesso le barriere architettoniche e socio culturali trasformano la disabilità in sofferenza e isolamento. Qui i ragazzi con bisogni speciali non godono delle stesse opportunità che i loro coetanei hanno nei Paesi più ricchi e sviluppati, e non solo dal punto di vista delle cure e dell’assistenza: non hanno accesso all’istruzione, perché le strutture attrezzate per accoglierli sono pochissime e spesso private, e il più delle volte vengono anche allontanati dalle stesse famiglie, che non sanno come prendersi cura di loro sia per mancanza di risorse che per ragioni culturali.

Per aiutare questi bambini e consentire loro di avere un’infanzia il più serena possibile, fino al 31 gennaio 2015 l’organizzazione umanitaria Dokita Onlus lancia la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi con SMS solidale al 45501, intitolata Tutti Uguali. Il valore della donazione è di 2 euro per ogni SMS inviato e per ciascuna chiamata allo stesso numero da rete fissa. I fondi raccolti serviranno per sostenere un progetto di potenziamento dei servizi del centro sanitario Foyer de l’Esperance, nel Dipartimento di Djo e Labo, nella Regione del Sud del Camerun, dove Dokita Onlus assiste, cura e accoglie i bambini con disabilità. Grazie alle donazioni, infatti, si potranno acquistare apparecchiature per le cure fisioterapiche e per il laboratorio di confezionamento delle protesi.
Il Centro, che soltanto nel 2013 ha accolto oltre 6.000 bambini e giovani con disabilità, è gestito da Suor Laura Figueroa, missionaria della Congregazione delle Figlie dell’Immacolata Concezione e controparte locale di Dokita da oltre trent’anni.
Dokita, infatti, è presente in Camerun fin dal 1970 per sostenere le fasce deboli della popolazione attraverso varie iniziative di assistenza e sviluppo, quali progetti sanitari, di sviluppo rurale, di riabilitazione fisica e sociale per le persone con disabilità.
In stretta collaborazione con i missionari della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, l’organizzazione ha iniziato la sua storia in Camerun con un progetto di assistenza sanitaria e recupero sociale dei malati di lebbra, un tempo numerosi ed emarginati dalla società. Successivamente sono nati altri progetti: la riabilitazione fisica dei disabili di ogni età e il successivo reinserimento sociale, la prevenzione e la cura delle patologie endemiche (malaria, tbc, aids, ecc.), la realizzazione di scuole primarie e secondarie e la difesa e l’autosviluppo della minoranza etnica pigmea.
Dokita onlus

WFP: situazione umanitaria critica per gli sfollati iracheni

Baghdad, 27 gennaio 2015 – La situazione umanitaria degli iracheni sfollati recentemente nei governatoratori meridionali di Najaf, Kerbala e Babel sta raggiungendo livelli critici, secondo le verifiche del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP). Il WFP assiste 50.000 famiglie sfollate a Basrah, Thi Qar, Qadissiya, Missan, Wassit, Muthanna, Najaf, Kerbala e Babel.
“Nonostante i pericoli e le sfide nell’accedere a quest’area, il WFP è stato presente nell’Iraq meridionale e centrale dall’inizio della crisi nel paese nel 2014”, ha detto Jane Pearce, rappresentante e direttrice WFP in Iraq. “Ringraziamo i governi locali di Najaf, Kerbala e Babel per la continua cooperazione con il WFP nell’alleviare le sofferenze degli iracheni sfollati, aiutandoci a portare loro cibo”.

Molti sfollati ora vivono in edifici pubblici vuoti, o in moschee come quella di Husseineyar che le autorità locali hanno messo a disposizione o sono ospitati dalle comunità locali. La maggior parte delle famiglie trasferitesi nell’area ha detto di aver speso tutti i pochi risparmi per arrivare sin lì. Molti di loro non sono riusciti a trovare riparo nell’ affollata regione settentrionale del Kurdistan iracheno, che ospita quasi il 50 per cento delle famiglie sfollate, mentre altri hanno detto che vivere a nord costa troppo.

Lo staff del WFP ha incontrato molte famiglie sfollate che hanno difficoltà a dare da mangiare ai loro cari o non sanno come procurarsi il necessario. Najat Hussein, 36 anni e madre di 6 figli, ha perso il marito sette mesi fa nel conflitto di Tel Afar. Si è trasferita a Kerbala con i suoi figli dopo aver sentito che il governatorato stava aiutando gli sfollati.

“Mi sono trasferita a Kerbala perchè altrove era troppo costoso vivere e avevo bisogno di un riparo per i miei figli. Per noi, il tempo si è fermato. Non c’è lavoro, non ci sono scuole, non c’è futuro”, ha detto al WFP. “Riceviamo le razioni alimentari del WFP ogni mese. Senza, sarei costretta ad elemosinare il cibo”.

Il WFP ha anche incontrato rappresentanti dei tre governatorati meridionali, inclusi il vice responsabile del governatore di Najaf, i capi dei consigli provinciali di Kerbala e il vice governatore di Babel, per discutere l’assistenza alimentare alle persone sfollate. Il WFP fornisce grandi quantità di cibo ogni anno attraverso razioni mensili di farina di grano, olio per cucinare, riso e pasta, per offrire alle famiglie pasti nutrienti. Coloro che sono ancora in movimento ricevono razioni pronte all’uso come cibo in scatola.

“Nell’agosto 2014, il WFP ha stabilito un ufficio a Basrah dedicato al sostegno degli sfollati iracheni nei governatori meridionali. L’ufficio sta esplorando modalità differenti per ampliare l’assistenza alle famiglie sfollate”, ha detto Asif Niazi, coordinatore WFP per le operazioni nel sud.

Nel 2014, Il WFP ha fornito assistenza alimentare in tutti i 18 governatorati iracheni, raggiungendo un totale di 1,4 milioni di sfollati. A novembre, nelle zone settentrionali dell’Iraq, il WFP ha cominciato a distribuire vouchers alimentari alle persone affamate, dando loro la possibilità di scegliere quale cibo comperare. I vouchers alimentari, essendo “spesi” nei negozi locali, sostengono l’economia del luogo, rafforzando i mercati.

WFP

Irene Grandi, Un vento senza Nome: il nuovo album di inediti

Un vento senza nome, in uscita il 12 febbraio su etichetta Sony, è il titolo del nuovo album di Irene Grandi che, a distanza di cinque anni, torna con 11 inediti. Il ritratto di un’artista più complessa artisticamente e più consapevole. Il disco nasce da un percorso della musicista che risale a 5 anni fa dopo aver realizzato un sogno musicale assieme a Stefano Bollani e dopo l’incontro artistico con Cristina Donà. Per “Un Vento senza nome” fondamentale è stata la collaborazione con Saverio Lanza, il produttore ideale per questo nuovo progetto che ha saputo interpretare al meglio gli spunti musicali di Irene e valorizzarne i testi.
Un disco che racconta come spesso nella vita nulla avviene per caso. “Per rendersene conto, a volte è necessario allontanarsi da una vita frenetica, affollata da mille impegni -spiega Irene- E’ importante fermarsi a guardare e ci si accorge che le esigenze, i desideri e le aspirazioni cambiano mentre la mente e il cuore cominciano a viaggiare su un’altra lunghezza d’onda. Conseguentemente, anche le persone e le situazioni intorno cambiano e si sintonizzano con noi”.

A memoria, il brano che dà inizio all’album, scritto da Cristina Donà, è un pop raffinato e dolce che valorizza al meglio la voce di Irene Grandi, perfetto per iniziare questo viaggio musicale. Quando si conoscono a memoria tutti i piccoli gesti e i particolari di una persona non ci sono dubbi: è vero amore (A memoria ti saprei dire quante ciglia hai/a memoria potrei disegnare la tua faccia assorta mentre stai leggendo hai/ quell’espressione di chi sa viaggiare, di chi sa arrivare).

“Il mondo intorno a noi cambia a seconda della nostra disposizione d’animo”. Questa intuizione, avuta da Irene in un giorno di pioggia, ha dato vita al secondo brano dell’album, C’est la vie, un riff di chitarra vivace e un funk travolgente (Il mondo non è quello che è, il mondo è come lo vuoi, lo vuoi vedere/ prendila così, c’est la vie alzo il volume e via al mare).
Settimo cielo è una canzone che si sviluppa su pochi accordi con sonorità inglesi. Il missaggio è rotondo, coinvolgente, quasi tridimensionale, la melodia è sognante e il testo celebra la felicità dell’amore in senso cosmico (la notte che si posa su di te, ad immaginare fino a che si ferma il tempo/con un soffio si posa su di te ti solleva dai tuoi dubbi e all’improvviso, sopra il fiume, oltre il prato ti lancia in alto in uno spazio illimitato e noi è quello che io spero/ restiamo in alto con le ali del pensiero e poi siamo al Settimo Cielo).

Dopo 5 anni Irene ha scelto di tornare a Sanremo con Un vento senza nome un modo emozionante per ritrovare il pubblico. E’ una canzone tutta al femminile, che rivela il lato più profondo dell’autrice; parla di coraggio e della forza di aprirsi a nuovi orizzonti. Musicalmente è sorprendente. Il pianoforte ha il tocco inconfondibile di Stefano Bollani .
Casomai ha il sapore di un’atmosfera settembrina, l’apparire di un arcobaleno che sorprende per la sua bellezza pur svelando la fugacità dell’attimo (guardo l’arcobaleno, troppo bello non è mai per essere vero, può svanire casomai)

Una canzone cantautoriale scritta da Marco Parente, tra i grandi nomi della scena indipendente da oltre 20 anni, amico fiorentino di Irene da lunga data per Cuore bianco, brano che sintetizza l’aspirazione di ognuno di noi all’infinito, colorandola con una venatura di bossa nova (Io sono felice come un bambino la prima volta che ha visto il mare/ e’ il mio infinito che non abita in città/ è il mio infinito che si riempie e attraversa i muri bianchi, le lenzuola bianche, fino alla Luna bianca come il mio cuore bianco)

Un brano d’altri tempi, che potremmo ascoltare in un jukebox è Una canzone che non ricordo più, scritto da Cristina Donà e Saverio Lanza, in cui i fantastici anni Sessanta rivivono nell’arrangiamento e nei colori. Al pianoforte ritroviamo ancora il tocco inconfondibile di Stefano Bollani (se ti guardo da qui lontano sembreresti un po’ più sincero come le note di quella canzone che non torna o non ricordo più/suonano le radio in riva la mare, profumo di abbronzanti e di caffè).

Il momento di libertà e leggerezza che si vive quando si scrive senza filtri e aspettative ha ispirato Irene Grandi in Stato di gratitudine. Questa canzone ha un’anima gioiosa che si sprigiona sino a raggiungere i confini della dance. Un botta e risposta tra voce e chitarra invita ad assumere un atteggiamento grato con cui superare le pressioni dello stress quotidiano. La vita danza! esco da un torpore permanente, vivo in uno stato di gratitudine esco da un perenne dormiveglia, senza voglia/e finalmente vedo tutta l’altra gente che si stanca della stessa musica, del rumore e dello stato d’ansi che si sente/Puoi ballare finché vuoi, puoi salutare andare via e sentire in quel che fai il tuo calore)

Dalla collaborazione con Marco e Saverio Lanza, in arte Pastis, è nata Roba bella, un progetto di audio-video arte che si è trasformato in un duetto atipico. La musicalità del Sud nella vita quotidiana è l’elemento che ha ispirato questo brano: un sapore di tradizione, contaminato da suoni elettronici.

Scritta da Irene Grandi insieme al cantautore David Florio e coprodotta con Massimo Barbieri Un’alternativa trasmette un messaggio positivo: in ogni momento difficile c’è sempre un’alternativa. Trovarla dipende dalla nostra capacità di prendere distanza dalle cose, di non immedesimarci troppo nelle situazioni, di conservare lo sguardo aperto su ciò che la vita ci propone (e tutte quelle labbra che ti parlano non sanno cosa dicono, non starle ad ascoltare ascolta il rumore delle cose che ti passano vicino l’odore della strada che ti fa cambiare/è poco più in là se ti soffermi a guardare/ tutta quella vita dov’è eppure lo so, riesco a sentire che c’è un’alternativa e trovare un’intensità che non era là fuori)

Un brano nato da un loop di pianoforte suonato da Stefano Bollani durante un’improvvisazione ad un concerto del 2012, Sé segna l’epilogo di questo viaggio musicale e non solo: pensarsi spogliati da tutti i ruoli, i condizionamenti, i legami e le cose materiali e porsi l’eterna domanda: chi sono io? (io non sono la mia bocca, né le mie parole/ tu non sei i tuoi occhi che guardano/noi non siamo la nostra città, la nostra auto, le nostre cose, i nostri desideri/perfino i nostri pensieri, noi non siamo/perfino l’amore che emaniamo)

Con queste sonorità eleganti e calde, dopo il fortunato tour con Stefano Bollani, Irene torna in teatro, un luogo raffinato ed intimo per un concerto di grande spessore artistico, in un progetto sviluppato in modo armonioso ed accurato.
La tournée partirà dall’Obihall di Firenze il 7 maggio, per proseguire al Teatro Novelli di Rimini (9 maggio), e ancora al Teatro Palazzo di Bari (12 maggio), l’Auditorium Parco della Musica a Roma (13 maggio), il Toniolo di Mestre (15 maggio), la Fenice di Senigallia (16 maggio), il teatro della Concordia di Venaria Reale – Torino (21 maggio), il Comunale di Carpi – MO (22 maggio), l’Auditorium Santa Chiara di Trento (24 maggio) per concludersi a Milano al Teatro Dal Verme il 25 maggio.
Per informazioni consultare i siti www.otrlive.it e www.irenegrandi.it.

TRACKLIST
1. A memoria
2. C’est la vie
3. Settimo cielo
4. Un vento senza nome
5. Casomai
6. Cuore bianco
7. Una canzone che non ricordo più
8. Stato di gratitudine
9. Bella Roba
10. Un’alternativa
11. Sé

Tumore della prostata: arriva in Italia enzalutamide, nuova opportunità per i pazienti con malattia in stadio avanzato

Milano, 27 gennaio 2015 – È la forma di tumore più diffusa tra i maschi adulti e rappresenta il 20% di tutti i tumori tra gli uomini di età superiore ai 50 anni, ma è rimasto a lungo relativamente orfano di farmaci efficaci. Adesso, per il carcinoma prostatico è disponibile anche in Italia una nuova opzione terapeutica, altamente efficace nel trattamento della forma metastatica: l’AIFA ha dato il via libera a enzalutamide, farmaco messo a punto da Astellas Pharma, indicato per i pazienti affetti da carcinoma della prostata avanzato resistente alla castrazione dopo fallimento della chemioterapia.

Enzalutamide è un agente ormonale di ultima generazione che inibisce in modo selettivo il recettore degli androgeni (testosterone), “motore” del carcinoma prostatico, migliorando in modo significativo la sopravvivenza, con un impatto positivo sulla qualità di vita grazie al buon profilo di tollerabilità, sicurezza e maneggevolezza. Il farmaco, a somministrazione orale, è dispensato dal Servizio sanitario, in fascia “H”, dietro ricetta non rinnovabile dei Centri ospedalieri o degli specialisti.

Il tumore della prostata è una patologia peculiare dell’età avanzata, al punto da essere considerato l’orologio biologico “cattivo” del processo d’invecchiamento. La fascia d’età maggiormente colpita è quella over 70, ma nell’ultimo decennio sono in aumento i casi registrati tra i 60 e i 70 anni; complessivamente ogni anno in Italia le nuove diagnosi sono circa 42.000 con 8.000 decessi. Oggi grazie ai trattamenti chirurgici e farmacologici, la sopravvivenza dei pazienti è di circa l’88% a 5 anni dalla diagnosi. Ma oltre il 40% degli uomini colpiti da un cancro prostatico sviluppa metastasi e di questi un numero elevato diventa resistente alla castrazione, ossia al trattamento di deprivazione androgenica.

«Circa il 10-20% dei casi viene diagnosticato nella fase già avanzata: questo dipende in parte dalla natura del tumore, le cui alterazioni, nella parte più esterna della ghiandola prostatica, non danno segni della patologia se non quando il tumore è molto cresciuto, in parte dalla carenza di indagini diagnostiche – afferma Paolo Marchetti, Professore ordinario di Oncologia alla Sapienza Università di Roma e Direttore dell’U.O.C. di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma – anche nel trattamento della forma metastatica resistente alla castrazione si stanno però aprendo nuove prospettive terapeutiche basate su farmaci non solo chemioterapici e che rispettano, anche e soprattutto, la qualità di vita dei pazienti».
Il trattamento del tumore prostatico comprende diverse opzioni, quali la chirurgia, la radioterapia, l’ablazione focale, l’ormonoterapia e la chemioterapia. Il tipo di terapia dipende dalle caratteristiche del paziente e dal grado di aggressività della malattia stessa.

«Nel caso di pazienti affetti da malattia più aggressiva e metastatica alla diagnosi, le opzioni terapeutiche comprendono trattamenti sistemici quali la chemioterapia e la terapia ormonale, e l’utilizzo di nuovi farmaci antiandrogeni – afferma Francesco Montorsi, Professore ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano – la terapia ormonale, uno dei cardini del trattamento farmacologico del tumore della prostata, fa leva sul ruolo che gli androgeni, in particolare il testosterone, giocano nella crescita, lo sviluppo e la proliferazione del tumore prostatico».

Enzalutamide rappresenta un passo in avanti nel trattamento del carcinoma prostatico metastatico resistente alla chemioterapia perché blocca in maniera potente e duratura nel tempo il recettore degli androgeni. A differenza di altre terapie farmacologiche antiandrogene, che riducono ma non azzerano i livelli circolanti di testosterone, enzalutamide si lega in maniera potente e prolungata al recettore degli androgeni, ripristinando un controllo sulla cellula tumorale prostatica e inducendone in alcuni casi la morte.
«Il recettore degli androgeni è il motore del carcinoma prostatico, ossia il principale oncogene responsabile dell’aggressività della neoplasia. Tale molecola prima si lega al testosterone, successivamente il complesso testosterone-recettore migra nel nucleo delle cellule, si lega al DNA e lo stimola a sintetizzare le proteine responsabili della crescita tumorale – spiega Alfredo Berruti, Professore associato di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera “Spedali Civili” – enzalutamide azzera la funzione stimolante del recettore agendo a più livelli: inibisce il legame recettore-testosterone, inibisce la traslocazione del segnale dal citoplasma all’interno del nucleo e, da ultimo, inibisce la stimolazione del DNA ad opera del recettore e del suo ligando».

Lo studio AFFIRM ha dimostrato che enzalutamide è in grado di contrastare la crescita del tumore e delle metastasi, migliorando in maniera statisticamente significativa la sopravvivenza globale (4,8 mesi) rispetto al placebo (18,4 vs 13,6 mesi), con miglioramento della sopravvivenza libera da progressione radiografica, in pazienti che si dimostravano non più responsivi all’ormonoterapia tradizionale e alla chemioterapia.
Buono il profilo di sicurezza e tollerabilità: il farmaco ha migliorato la qualità di vita dei pazienti rispetto al placebo (43% vs 18%), secondo il punteggio del questionario somministrato durante il trial. Nei pazienti con metastasi ossee, a forte rischio di complicanze scheletriche come fratture e compressioni del midollo spinale, enzalutamide ha prodotto una significativa riduzione del rischio di sviluppare questi eventi rispetto al placebo. Enzalutamide non richiede l’aggiunta di steroidi e non presenta effetti collaterali importanti quali quelli cardiovascolari.
La nuova opportunità terapeutica per il trattamento del tumore della prostata è il frutto della ricerca di Astellas Pharma, una delle prime 20 aziende farmaceutiche a livello mondiale, che ha già lanciato con successo prodotti innovativi in aree terapeutiche importanti quali Urologia, Trapianti, Dermatologia, Cardiologia, Antinfettivi e Terapia del Dolore e che adesso, con enzalutamide, estende anche all’Oncologia il suo impegno orientato a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Giorno della memoria, Cirielli: monito per estirpare fondamentalismi religiosi

Roma, 27 gennaio 2015 – “Il Giorno della Memoria costituisca per tutti i cittadini europei un impegno incondizionato e un monito, affinché siano estirpate in maniera definitiva ideologie totalitarie, estremismi e fondamentalismi religiosi”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. “Da tempo – spiega – l’antisemitismo ha ripreso a diffondersi in Europa, trovando nutrimento anche in una radicalizzazione tra molte comunità musulmane. Le stragi avvenute solo qualche settimana fa in Francia e messe in atto da terroristi islamici hanno avuto, innanzitutto, motivazioni antisemite e antioccidentali”.

“Pertanto – conclude Cirielli – questa Giornata dedicata alla Shoah sia un momento di consapevolezza e un’occasione per non dimenticare una pagina tragica, e riaffermi l’impegno di ciascuno a custodire e ad alimentare la propria identità giudaico-cristiana, con adeguate politiche educative e culturali, in un rapporto di tolleranza e dialogo con le altre culture e fedi religiose”.

SIC: pillola e tumore al cervello? No ad allarmismi

Roma, 27 gennaio 2014– “Pillola e tumore al cervello: non creiamo allarmismi”. Questo in estrema sintesi il commento del professor Annibale Volpe, past president della Società Italiana della Contraccezione (SIC), alla notizia, rilanciata in questi giorni dai media italiani, secondo la quale i contraccettivi ormonali – in particolare il progestinico – provocherebbero il glioma, un rarissimo tumore del cervello.
“Anzitutto, come ammettono gli stessi ricercatori danesi che hanno condotto lo studio, il campione di circa 300 donne non è sufficientemente rappresentativo” continua il professor Volpe “e, in particolare, vengono prese in considerazione solamente quelle donne che hanno sviluppato il glioma”. Specifica: “Chiariamo inoltre che questo tipo di cancro colpisce una donna su 20mila, mentre quello all’ovaio – sul quale l’effetto protettivo della pillola è peraltro comprovato – una su 76”.

“Secondo un autorevole studio del British Royal College of General Practitioners, pubblicato nel 2010 sul British Medical Journal la contraccezione ormonale ridurrebbe in realtà la probabilità di tumore al cervello, incluso di tumore all’ipofisi”, aggiunge il past president della SIC. “In questo caso sono state studiate centinaia di migliaia di donne – delle quali due terzi assumevano la pillola – per oltre 35 anni: è chiaro che si tratti di dati statisticamente più rilevanti”.

“Quando si parla di contraccezione ormonale” mette in guardia il professor Volpe “dobbiamo prestare la massima attenzione: un’informazione incompleta o sensazionalistica non ci aiuta ad allinearci con gli altri Paesi europei e mantiene l’Italia tra i fanalini di coda con una percentuale di assunzione della pillola inferiore a quella di altri Paesi”. Conclude: “Gli estroprogestinici – oggi ne esistono alcuni di ultima generazione “naturali”, a base di estradiolo, l’ormone prodotto fisiologicamente dalla donna – hanno effetti molto positivi sulla salute della donna, oltre a evitare gravidanze indesiderate anche tra le giovanissime. Ma troppo spesso finiscono in secondo piano, e ci si dimentica che secondo recenti studi la pillola sarebbe in grado di evitare 45 tumori ogni 10mila donne”.
Società Italiana della Contraccezione

Sos Stalking, sfregio con acido: pratica tristemente in espansione in Italia

Dopo la sentenza sul caso di Lucia Annibali, l’avvocatessa pesarese sfregiata con l’acido, l’associazione SOS Stalking – primo sportello on-line in Italia che ha l’obiettivo di fornire assistenza legale e psicologica alle vittime di atti persecutori – denuncia dei dati allarmanti: “Tra il 2013 e il 2014 le aggressioni con acido sono aumentate del 65%”. E’ quanto dichiara Lorenzo Puglisi, Presidente dell’Associazione e aggiunge: “Le vittime sono donne nel 60% dei casi, e nel 95% sono ex fidanzate o persone con le quali l’aggressore ha intrattenuto una relazione. Un calvario, quello dello sfregio con l’acido che, come dimostrano i dati raccolti da SOS Stalking, sta aumentando vertiginosamente negli ultimi mesi anche nel nostro Paese. Più in generale, solo facendo un confronto tra i primi 20 giorni del 2014 con i primi 20 del 2015 si è registrato un parziale aumento del 25% dei casi di femminicidio in Italia”.

“Quella di Lucia Annibali è diventata una storia simbolo della lotta contro le violenze quotidiane e il femminicidio in Italia” . Commenta così la triste vicenda Puglisi e continua: “Dal punto di vista legale, al momento il legislatore italiano risponde ai crimini di sfregio con il reato di lesioni gravissime, per cui la pena prevista è la reclusione da sei a dodici anni se dal fatto deriva la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso. Se solo si pensa che in Bangladesh, per esempio, questa è la pena minima, si conviene come ancora ci sia molto da fare per combattere questi orrendi raid. SOS Stalking si auspica, pertanto, che tali fatti possano scuotere al più presto il legislatore. È evidente la necessità di un significativo inasprimento delle pene edittali cosi da inibire notevolmente l’uso di una pratica di siffatta violenza sia fisica che psichica.”
Le origini di questa ignobile pratica sono riconducibili ai Paesi Musulmani: vi sono associazioni come l’Acid Survivors Trust International (ASTI) da anni attive contro queste orrende violenze, che denunciano oltre 3500 casi solo negli ultimi 14 anni in Bangladesh, Pakistan o Afghanistan. In quei territori queste azioni sono così diffuse che le guide spirituali invitano addirittura i fedeli a sfregiare con l’acido i volti delle donne che usano i cellulari, che disobbediscono agli ordini o che escono da casa senza permesso oltraggiando l’onore di parenti e mariti.

Ma anche i Paesi dell’America Latina conoscono molto bene il fenomeno. In Colombia, per esempio, il reato di attacco con l’acido non è classificato e viene considerato alla stregua di una qualunque aggressione personale. Per questo motivo, il Colectivo No más agresiones con ácidos è attualmente impegnato in una campagna per riformare il Codice penale che ha dato qualche frutto: lo scorso 14 maggio, infatti, il parlamento colombiano ha previsto un aumento di pena (da 2 a 14 anni).
“A partire dai dati raccolti, è chiaro che –conclude Lorenzo Puglisi – molto bisogna ancora fare sia a livello Internazionale che Nazionale.”

(Tutti i dati sono rilevati da SOS Stalking)

La friulana Nicole Fedele terza ai mondiali di parapendio in Colombia

La quattordicesima edizione dei campionati del mondo di parapendio si è conclusa a Roldanillo in Colombia, cittadina affacciata sulla Valle del Cauca. Delle dodici giornate di gara previste ne sono state cancellate solo due, segno che sito e periodo scelti dalla Federazione Aeronautica Internazionale hanno agevolato parecchio lo svolgimento della competizione. Tre task oltre i cento chilometri di percorso, la più lunga l’ultimo giorno, 122,3 km, una vera maratona per i 148 piloti che hanno rappresentato 38 nazioni. Le gare di volo libero, vale a dire senza motore, in parapendio o deltaplano, funzionano un po’ come le regate veliche: i piloti decollano per raggiungere ed aggirare punti salienti del territorio, detti “boe”, scelti dagli organizzatori secondo le condizioni meteo del momento, fino all’atterraggio ufficiale. Vince chi impiega minor tempo.

Aggrappate al parapendio di Nicole Fedele le speranze dell’Italia: la campionessa di Gemona del Friuli non le ha deluse, conquistando per la seconda volta in carriera il bronzo alle spalle della francese Seiko Fukuoka Naville e della giapponese Keiko Hiraki. Nicole ha vinto in passato la coppa del mondo, gli europei e stabilito il record mondiale femminile di distanza libera, 381 km.
Il mondiale sudamericano è stato in genere dominato dai piloti del vecchio continente, tanto che bisogna scendere fino al nono posto della classifica a squadre per trovare il Venezuela, miglior team d’America. La vittoria è andata alla Germania, seguita da Slovenia e Spagna, due sorprese che hanno messo in riga squadre ben più favorite dai pronostici.
L’Italia come squadra, rappresentata, oltre che da Nicole Fedele, dal torinese Davide Cassetta, dai trentini Luca Donini e Aaron Durogati, dagli altoatesini Franz Erlacher, Peter Gebhard, Joachim Oberhauser e dal CT Alberto Castagna di Cologno Monzese, è giunta mestamente solo al settimo posto, un risultato deludente per piloti capaci in altre occasioni di migliori risultati, come l’argento del 2013.
La classifica individuale maschile laurea nuovo campione del mondo il francese Honoris Hamard, davanti a Michael Maurer (Svizzera) e Torsten Siegel (Germania). Migliore tra gli azzurri Joachim Oberhauser al nono posto. Buone le prestazioni di Luca Donini ed Aaron Durogati che in un paio di prove sono giunti due volte secondi e due volte terzi. Durogati nel 2013 vinse la coppa del mondo e Donini fu secondo ai mondiali del 2011.

Gustavo Vitali