Mesotelioma: oncologi, media ed istituzioni contro l’amianto

Bari, 29 gennaio 2015 – L’Italia è al vertice della task force europea per la sorveglianza attiva dell’amianto, il killer silenzioso che miete circa 3.000 vittime ogni anno nel nostro Paese, 1.500 per mesotelioma. Ma serve più impegno per la bonifica dei siti contaminati. Ogni 12 mesi vengono smaltite 380mila tonnellate di rifiuti di questo minerale. Troppo poche, visto che, a questi ritmi, serviranno ancora 85 anni per completare la dismissione degli oltre 32 milioni di tonnellate di asbesto presenti nella Penisola. Un impegno a cui le Istituzioni possono far fronte solo grazie a un patto da siglare con i clinici e con i media, come emerge dalla III Consensus Conference italiana per il controllo del mesotelioma maligno della pleura, che si apre oggi a Bari.

“È il cancro ‘marker’ dell’esposizione all’amianto – spiegano i presidenti del convegno, prof. Giorgio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, e prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma -. In quindici anni, fra il 1993 e il 2008, in Italia si sono registrati più di 15mila casi di questa neoplasia particolarmente aggressiva (IV Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, ReNaM). Purtroppo la percezione del rischio è ancora bassa. È fondamentale velocizzare i tempi della bonifica dei siti contaminati, che può essere eseguita solo da personale specializzato. Questo minerale è presente ancora in grandi quantità e in varie forme in stabilimenti ed edifici, pubblici e privati, in tutte le nostre Regioni. Deve inoltre essere migliorata la sorveglianza sulle persone più esposte, cioè gli ex lavoratori degli stabilimenti che producevano o trattavano amianto. Anche se il mesotelioma è stato inserito nell’elenco delle malattie professionali, vi sono ancora inconcepibili ritardi nel riconoscimento previdenziale. Vanno inoltre garantiti uguali diritti ai pazienti con mesoteliomi insorti dopo esposizioni ambientali ad amianto, ai familiari dei lavoratori e alla popolazione generale”.
In Italia dal 1992 è vietata ogni attività di estrazione, commercio, importazione, esportazione e produzione di amianto. “Preoccupano – continuano i proff. Scagliotti e Pinto – le notizie recenti relative all’importazione di 1.040 tonnellate di asbesto nel biennio 2011-2012. Il materiale potrebbe essere stato impiegato nella produzione di vari manufatti. È necessario mantenere sempre alta l’attenzione. La tragica vicenda dell’esposizione professionale ed ambientale ad amianto in Italia, con la lunga scia di morti per tumore, ci ha permesso di sviluppare più esperienza e sensibilità su questo tema rispetto agli altri Paesi. Per questo guidiamo un network europeo per il controllo dei siti, per condividere dati epidemiologici, tecniche diagnostiche, studi clinici e politiche di sorveglianza sulle persone più a rischio”. La Consensus Conference non è rivolta solo ai medici ma ospita anche le associazioni delle vittime, rappresentanti delle Istituzioni (INAIL e Ministero della Salute), giornalisti e giuristi. Fino a domani oltre 200 fra i maggiori esperti italiani della patologia si confronteranno su epidemiologia, diagnosi, terapie, ricadute sociali e giudiziarie: dalla Consensus, che ha ricevuto il patrocinio dell’AIOM, scaturirà infatti un documento ufficiale, come già accaduto per le prime due edizioni (nel 2008 a Bologna e nel 2011 a Torino).

In Italia devono ancora essere bonificati 35.521 siti (1.957 i siti bonificati e 571 quelli parzialmente bonificati, dati Ministero dell’Ambiente aggiornati al 26 novembre 2014). Una delle aree più a rischio è rappresentata proprio da Bari, sede fino al 1985 dello stabilimento “Fibronit”, fabbrica di manufatti a base di materiali altamente cancerogeni, collocata fra tre popolosi quartieri del capoluogo pugliese. Si calcola che circa 360 persone, tra residenti e lavoratori, siano morte a causa delle fibre di amianto diffuse nell’ambiente in quella zona. La Corte di Cassazione nell’aprile 2012 ha confermato la condanna dell’ex amministratore delegato del cementificio “Fibronit” di Bari per non aver adottato le necessarie cautele per ridurre ed eliminare il rischio di dispersione delle polveri killer. Inoltre la Suprema Corte ha dichiarato il manager responsabile penalmente non solo per il decesso dei dipendenti ma anche per quello dei cittadini residenti vicino allo stabilimento. La Puglia è fortemente colpita dall’inquinamento ambientale. Otre a Bari, va infatti ricordato il caso “Ilva” a Taranto.

Nella Regione, in quindici anni (1993-2008), si sono registrate 814 diagnosi di mesotelioma. “I tempi di latenza della malattia sono molto lunghi – sottolinea il prof. Pinto -. Possono andare da 20 a oltre 45 anni dall’inizio dell’esposizione. L’età media alla diagnosi infatti è di circa 70 anni. E le ricadute sociali e giudiziarie non possono essere trascurate. Il materiale purtroppo è ancora presente nel nostro territorio: nelle scuole, nei tetti di edifici anche pubblici, negli ospedali, in case di riposo e aree residenziali e industriali attive o dismesse. L’amianto è un agente cancerogeno certo, oltre che per il mesotelioma pleurico, anche per polmoni, laringe, ovaio, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo, colon-retto, esofago, stomaco e faringe”. L’area più a rischio in Italia è quella di Casale Monferrato, dove la fabbrica Eternit ha provocato più di 1.700 vittime. Ma, in questo caso, la Corte di Cassazione nel novembre 2014 ha annullato la sentenza di condanna dei vertici dell’azienda per prescrizione del reato. “Si tratta di una decisione molto grave – afferma il prof. Pinto -. I diritti dei malati e dei familiari devono essere riconosciuti”.
Oltre a Bari e Casale Monferrato, gli altri siti di interesse nazionale sono Broni-Fibronit (PV), Priolo-Eternit Siciliana (SR), Balangero-Cava Monte S.Vittore (TO), Napoli Bagnoli-Eternit, Tito-exLiquichimica (PO), Biancavilla-Cave Monte Calvario (CT) e Emarese-Cave di Pietra (AO).
“Negli ultimi anni – conclude il prof. Scagliotti – si è assistito a un miglioramento dell’efficacia dei trattamenti e del controllo dei sintomi di questa malattia. Buona parte di questi risultati va ricondotta all’introduzione dei farmaci chemioterapici. La terapia medica rappresenta infatti oggi il riferimento nel trattamento del mesotelioma. Inoltre i ricercatori del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, in collaborazione con i colleghi dell’Ospedale San Antonio e Biagio di Alessandria, per la prima volta hanno sperimentato una nuova tecnica mirata per identificare i geni mutati responsabili della ridotta sopravvivenza nel mesotelioma. In questo modo è stato individuato un alto numero di mutazioni geniche legate alla precoce progressione del tumore e alla riduzione della sopravvivenza. L’identificazione di queste alterazioni consentirà di valutare il ruolo delle terapie a bersaglio molecolare in questa neoplasia”.
Intermedia
AIOM

Malattie reumatiche: presentato primo censimento ufficiale basato su esenzioni ticket

Roma, 29 gennaio 2015 – Cresce l’impatto delle malattie reumatiche, famiglia di patologie infiammatorie croniche autoimmuni, e crescono di pari passo i costi sociali ed economici ad esse collegati, stimati in circa lo 0,2% del PIL. Adesso, per la prima volta in Italia, grazie a una rilevazione promossa da A.M.R.E.R. – Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna è stato verificato in modo univoco il peso numerico di queste malattie, misurato in base ai codici esenzione di 7 patologie reumatiche tra le più gravi e invalidanti: sono esattamente 371.586 i pazienti esentati in 150 ASL distribuite nelle singole regioni, pari allo 0,6% della popolazione italiana; il 68% è donna e oltre la metà del campione censito è in età lavorativa, tra i 45 e i 65 anni.

A ognuna delle sette patologie considerate è attribuito uno specifico codice delle esenzioni ticket per le prestazioni indicate dai Livelli Essenziali di Assistenza (per prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio e altre prestazioni specialistiche): Artrite Reumatoide (codice 006), Psoriasi (codice 045), Lupus Eritematoso Sistemico (codice 028), Malattia di Sjogren (codice 030), Morbo di Paget (codice 037), Sclerosi Sistemica Progressiva (codice 047), Spondilite Anchilosante (codice 054).
Il dato complessivo, che sottostima la prevalenza reale di tutte le malattie reumatiche (in quanto non considera quelle non censite o i pazienti esenti per altri motivi come l’età o il reddito), indica in ogni caso un livello minimo certo dell’impatto di queste patologie.
«Rappresentare il dato numerico delle malattie reumatiche è stata la prima esigenza che A.M.R.E.R. si è posta quando ci siamo trovati a confrontarci con l’Amministrazione Pubblica – dice Guerrina Filippi, Presidente A.M.R.E.R. – per fare proposte e richieste era necessario avere a disposizione uno scenario chiaro della situazione che palesasse il bisogno, i confini e il peso di cui A.M.R.E.R. si faceva portavoce».
Le malattie reumatiche rappresentano la prima causa di invalidità temporanea e la seconda di invalidità permanente: il 27% delle pensioni di invalidità è attribuibile a queste patologie. Ogni paziente non adeguatamente trattato perde in media 12 ore di lavoro settimanale, 216 euro per la ridotta efficienza; quattro pazienti su dieci sono costretti a cambiare o a rinunciare al lavoro.
«Le malattie reumatiche sono in assoluto le più diffuse, ne soffre circa il 10% della popolazione generale, basti dire che su dieci pazienti presenti in un ambulatorio medico, almeno quattro lamentano un problema reumatologico – afferma il dottor Ignazio Olivieri, Direttore U.O.C. di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, Presidente eletto della Società Italiana di Reumatologia (SIR) – sono patologie croniche, caratterizzate da dolore, rigidità, disabilità di vario grado fino all’invalidità».

La rilevazione condotta da A.M.R.E.R. disegna la mappa dei pazienti con malattie reumatiche nel nostro Paese in base all’età, al genere e al territorio di residenza. La maglia rosa per organizzazione dei servizi, presenza di centri specialistici e competenza dello specialista reumatologo spetta a Friuli Venezia Giulia (0,79% di esenti ticket), Veneto (0,78%), Lombardia (0,72%), seguite da Toscana (0,70%), Emilia Romagna, Puglia; meno virtuose, Lazio, Umbria, Marche, Basilicata, Val d’Aosta, Campania che vede bocciata Napoli (0,31%).
«Il numero totale di esenzioni attive per le sette patologie censite è di 371.586, che è come dire tutti i residenti del Comune di Bologna o di Firenze. Un numero davvero significativo se si pensa che corrisponde a persone con una patologia cronica fortemente invalidante che non guarisce, ma che purtroppo continua ad evolvere – spiega Daniele Conti, Responsabile Area progetti A.M.R.E.R. onlus – inoltre il report ha fatto emergere un trend costante di aumento delle esenzioni per patologie reumatiche: possiamo stimare che in futuro avremo oltre 40.000 esenzioni ticket in più all’anno in Italia».

Un’analisi dei dati complessivi fa emergere che il 41,6% (154.610 esenzioni ticket) delle esenzioni rilasciate è per Artrite Reumatoide (AR), seconda significativa patologia è la Psoriasi nelle sue varie forme con il 31,8% (118.245 esenzioni ticket), patologie di minore prevalenza numerica ma altrettanto severe come la Sclerosi Sistemica Progressiva e il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), rappresentano globalmente il 12,8%.
L’indagine di A.M.R.E.R. sottolinea il “peso” quantitativo di sette patologie reumatiche, numeri che aiutano a capire i bisogni dei pazienti, i loro diritti, il ruolo centrale dello specialista reumatologo. «La presa in carico del paziente reumatico dal momento della diagnosi alla scelta terapeutica e, dopo, con il follow-up, spetta al reumatologo: serve una conoscenza specifica per curare le malattie reumatiche poiché queste patologie oltre a colpire le articolazioni, possono dare un interessamento sistemico, colpendo altri organi come i polmoni, i reni, il cuore e la pelle – sottolinea Carlo Salvarani, Direttore SC di Reumatologia, Arcispedale Santa Maria Nuova, Reggio Emilia – al reumatologo dunque, insieme al medico di medicina generale, spetta il ruolo di guida e di coordinatore di tutto il percorso diagnostico-terapeutico».
In Emilia Romagna i dati dell’indagine nazionale di A.M.R.E.R. sono stati già elaborati e utilizzati per la definizione e attivazione della “Rete Reumatologica Metropolitana” del territorio bolognese.
«Abbiamo iniziato a lavorare a un tavolo aperto a tutti i reumatologi, ad A.M.R.E.R. e alle tre Aziende sanitarie del territorio per costruire insieme un sistema-cittadino, predisponendo quello che poteva essere il percorso ideale di un paziente con sintomi sospetti, vale a dire “chi fa cosa dove”, abbiamo messo in rete i reumatologi e incluso i Medici di Medicina Generale», sottolinea Massimo Annicchiarico, Direttore Sanitario AUSL di Bologna.
Il fenomeno “malattie reumatiche” da un lato è un indicatore delle singole realtà territoriali, dall’altro suggerisce ad amministratori pubblici e decisori politici un approccio organizzato che tenga conto dell’intera filiera di presa in carico del paziente reumatico attraverso la costituzione di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA). Un percorso virtuoso che mette in sinergia reumatologi territoriali e dei Centri specialistici con i Medici di Medicina Generale, offrendo più prestazioni ai pazienti. «Nella nostra Regione non ci siamo posti il problema di risparmiare quanto piuttosto abbiamo deliberatamente lavorato sull’efficientamento del percorso assistenziale e sulla sua appropriatezza – fa notare Antonio Brambilla, Responsabile Assistenza Distrettuale, Pianificazione e Sviluppo Servizi Sanitari della Regione Emilia Romagna, Assessorato alle Politiche per la Salute – lo scopo era rendere le risposte del Servizio Sanitario più appropriate ai bisogni dei pazienti, nel rispetto delle nuove chance terapeutiche oggi a disposizione e anche sanare, tra le altre cose, le carenze che potevano emergere a seguito della chiusura dei posti letto di Day Hospital».
Le malattie reumatiche pur impattando gravemente sulla qualità di vita dei pazienti, sono ancora oggi patologie per le quali non è facile l’accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici e misconosciute all’opinione pubblica.
«Le Associazioni dei pazienti dovrebbero attivare una serie di azioni di sensibilizzazione e, in particolare, aprire un dialogo con gli amministratori locali e i decisori politici per semplificare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali contribuendo alla loro pianificazione – commenta Antonella Celano, Presidente A.P.MA.R. Onlus – nessuno più delle Associazioni pazienti conosce i bisogni dei malati e le criticità; in realtà il nostro Paese in questo tipo di lavoro presenta una notevole disomogeneità, le Associazioni dovrebbero avere obiettivi comuni e la capacità di portarli avanti insieme».
L’indagine nazionale condotta da A.M.R.E.R. rappresenta una base importante con dati numerici certi sui quali analizzare bisogni, organizzare percorsi assistenziali adeguati per pazienti complessi come quelli reumatologici e portare vantaggi economici al Servizio Sanitario Nazionale. «Attuare percorsi assistenziali standard porterebbe ad una migliore razionalizzazione dei servizi e ad un recupero di efficienza – rileva Lorenzo Mantovani, Professore Associato di Igiene, Centro di Ricerca sulla Sanità Pubblica, Università degli Studi di Milano-Bicocca – spesso questo processo porta anche ad identificare dei bisogni assistenziali non soddisfatti e la cui soddisfazione può far aumentare i costi, anche in misura maggiore rispetto ai risparmi generati dal recupero di efficienza in più. D’altra parte la qualità costa».
Altro dato interessante emerso dal report nazionale di A.M.R.E.R. è il numero di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età con esenzioni-ticket, l’1% del campione (5.670). Un numero enorme considerato che oltre 4.200 bambini censiti sono affetti da Artrite Reumatoide, esenzione che nonostante le esigenze dei piccoli siano molto diverse, mutua dagli adulti le stesse modalità di gestione di malattia e di approccio farmacologico. «Nella popolazione pediatrica mancano esenzioni per visite correlate a manifestazioni specifiche come, ad esempio, l’iridociclite, che sono frequenti nella forma tipica del bambino e che non si osservano nell’adulto – sottolinea Alberto Martini, Professore Ordinario di Pediatria, Università di Genova, Direttore Dipartimento di Pediatria, Istituto Pediatrico Gaslini di Genova, Presidente della Società Europea di Reumatologia Pediatrica (PRES) – ampliare le prestazioni a seconda dei bisogni specifici inciderà sulla qualità dell’offerta migliorando i percorsi diagnostico-terapeutici e, prevedibilmente, potrà incidere positivamente sulla spesa».

Diabete: ipoglicemia preoccupa 6 pazienti su 10, specie di notte

Milano, 29 gennaio 2015 – È l’ipoglicemia – l’eccessiva riduzione della quantità di zucchero nel sangue prodotta da alcuni dei farmaci per il trattamento del diabete -, soprattutto l’ipoglicemia notturna che si manifesta durante il sonno quando uno è più indifeso, a creare maggiore ansia nella persona con diabete e soprattutto nei suoi familiari. È uno dei dati emersi dallo studio internazionale DAWN2 (Diabetes Attitudes Wishes and Needs), l’indagine più ampia mai svolta per analizzare, dal punto di vista della persona con diabete e del familiare, l’impatto della malattia sulla vita quotidiana.

Realizzato in collaborazione con International Diabetes Federation (IDF), International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD), International Alliance of Patients’ Organization (IAPO) e Steno Diabetes Center, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, ha coinvolto oltre 15.000 persone con diabete, familiari e operatori sanitari, in 17 Paesi di 4 continenti. La paura di un episodio di ipoglicemia, che nelle sue manifestazioni meno gravi è riconoscibile da alcuni sintomi tra cui palpitazioni, tremore, ansia, giramento di testa, confusione, fino alla perdita di conoscenza e, nel caso degli episodi notturni, compromissione della qualità del sonno, preoccupa in Italia in media 6 persone con diabete su 10 (oltre 2 milioni sui 3,6 che sono noti avere la malattia) e il 64% dei loro familiari.

Come è lecito attendersi, la percentuale risulta più elevata in chi è in cura con insulina rispetto a chi lo sia con altri farmaci. Nel caso particolare dell’ipoglicemia notturna: il 62% di chi si cura con l’insulina e il 45% di chi prende altri farmaci; il 72% contro il 57%, per i rispettivi familiari. “Il fatto che i familiari sembrino più preoccupati delle stesse persone con diabete non deve stupire”, commenta Antonio Nicolucci, Responsabile Dipartimento farmacologia clinica ed epidemiologia della Fondazione Mario Negri Sud, centro che elabora e analizza i dati dello studio DAWN2. “Questo dato, che si riscontra non solo in Italia, ma in tutti i principali Paesi esaminati – tra cui, in Europa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Spagna, Polonia – deriva dal fatto che i familiari conoscono meno la malattia, sono meno coinvolti nelle attività di educazione e informazione; in altre parole, li preoccupa la paura di non essere in grado di affrontare il problema del loro caro, qualora si dovesse presentare”, dice.

“Il diabete non comporta solo il rischio di gravi complicanze a cuore, reni, occhi, ma ha un forte impatto emotivo e psicologico su chi ne soffre e i suoi familiari”, aggiunge Nicoletta Musacchio, diabetologa, Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano e Presidente eletto dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD). “La nostra attenzione di diabetologi, oggi, si sta – e dovrebbe esserlo sempre di più – indirizzando non solo alla cura della malattia, ma al prendersi cura della persona. È necessario maggiore impegno sugli aspetti educativi e sulla scelta di modalità di trattamento e impiego di farmaci più adatti alle esigenze di chi abbiamo davanti, considerando non solo la sua malattia, ma la sua fragilità nel complesso; farmaci, ad esempio, che siano, come la nuova insulina degludec, flessibili nella somministrazione e con minori effetti indesiderati quali le ipoglicemie”, prosegue.

L’insulina degludec (Tresiba®, Novo Nordisk), disponibile in Italia in queste settimane, rimborsabile in classe A dal Servizio sanitario nazionale, è un analogo basale dell’insulina messo a punto grazie a sofisticate tecniche di ingegneria molecolare, caratterizzato da durata d’azione superiore alle 42 ore e con un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. Il suo meccanismo d’azione, che si traduce in un deposito sottocutaneo nel punto dell’iniezione, con un lento e costante rilascio di principio attivo, consente una ridotta variabilità di assorbimento e assicura un profilo glicemico più stabile con importante riduzione del rischio di ipoglicemia. “Le caratteristiche dell’insulina degludec fanno sì che, a parità di controllo glicemico, provochi un numero di ipoglicemie significativamente inferiore rispetto alle insuline basali sinora utilizzate”, spiega Giorgio Sesti, Professore Ordinario di medicina interna dell’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro e Presidente Eletto della Società Italiana di Diabetologia (SID). “Ciò è vero anche e soprattutto per le ipoglicemie notturne, che rappresentano, come abbiamo visto, una delle maggiori paure per chi è in cura con l’insulina. Inoltre, consentono grande flessibilità nei tempi di somministrazione, rendendo possibile adattare la distanza tra una somministrazione e l’altra, quando necessario nella vita di tutti giorni”, conclude.

Se la tecnologia viene in aiuto delle persone con diabete, migliorando le caratteristiche dei farmaci per evitare l’insorgere degli effetti meno desiderati, a fugare paure e ansie nelle stesse persone, ma soprattutto nei loro congiunti, serve il coinvolgimento, l’informazione, la conoscenza. Parlando di ipoglicemia a ciò provvede Diabete Italia, che ha realizzato, con il contributo di Novo Nordisk, un’utile guida all’argomento, nella collana “Dettodanoi” dedicata all’informazione e all’educazione di persone con diabete e familiari. “Conoscere e prevenire le ipoglicemie” è un agile volumetto di 48 pagine su che cosa sia l’ipoglicemia, perché si ha, come affrontarla, come evitarla. “L’ipoglicemia è un antipatico compagno di strada per le persone con diabete che usano l’insulina e farmaci come le sulfaniluree”, ricorda Salvatore Caputo, Presidente Diabete Italia. “Gestirle è relativamente facile, un po’ meno facile per le ipoglicemie nell’anziano curato con farmaci orali, prevenirle è possibile ma richiede molto impegno – aggiunge. La collana Dettodanoi affronta i temi chiave nella vita delle persone con diabete partendo da interviste in profondità ai diretti interessati. Ed è proprio dalle parole e dalle esperienze delle persone intervistate nel nostro volume che scaturiscono importanti suggerimenti per tutti gli altri”, conclude Caputo.

“Novo Nordisk è nata oltre 90 anni fa con la messa a punto della produzione su scala industriale dell’insulina”, dichiara Costas Piliounis, Vice President Novo Nordisk Europe e General Manager Italy & Greece. “Da allora è sempre stata un’azienda all’avanguardia nella cura del diabete, che ha investito tanto nella ricerca di farmaci innovativi quanto nel sostegno a organizzazioni e progetti dedicati a migliorare la qualità di vita delle persone con diabete. Crediamo che quanto presentato oggi sia la chiara dimostrazione di entrambi questi nostri impegni”.

Matrimonio, diritti e doveri: presentata la guida del Notariato e delle Associazioni dei Consumatori

Roma, 29 gennaio 2015 – Continua proficuamente la collaborazione tra Consiglio Nazionale del Notariato e 12 Associazioni dei Consumatori (Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), che oggi hanno presentato al pubblico e alla stampa l’undicesima Guida per il Cittadino “Il matrimonio: diritti e doveri in famiglia” dedicata agli obblighi di legge che marito e moglie assumono reciprocamente e nei confronti dei figli, alle disposizioni in ambito successorio e previdenziale, nonché alle novità in tema di separazione e divorzio.

Secondo i dati ISTAT dal 1972 il numero dei matrimoni in Italia è in costante diminuzione ed in particolare negli ultimi 20 anni la flessione media annua è stata dell’1,2%. A diminuire sono soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 145.571 celebrazioni nel 2013, oltre 40 mila in meno negli ultimi cinque anni. I matrimoni con almeno uno sposo straniero sono circa 26 mila e di questi la tipologia prevalente è quella in cui la sposa è di cittadinanza straniera: 14.383 nozze (il 78% di tutti i matrimoni misti). Una sposa straniera su due è cittadina di un paese dell’Est Europa (Ue e non-Ue).

Parallelamente alla diminuzione dei matrimoni, crescono invece le nuove modalità di vita insieme: sono oltre 4 milioni i single non vedovi, quasi 4 milioni le persone che vivono in famiglie di mono-genitori non vedovi, circa 3 milioni le persone che vivono in famiglie di non coniugati e quasi 2 milioni quelle che vivono in famiglie ricostituite coniugate. In totale oltre 13 milioni di persone, il 21% della popolazione, dato quasi raddoppiato rispetto al 1998 vive in famiglie non tradizionali. Le libere unioni hanno superato il milione nel 2012-2013 e rappresentano il 7% delle coppie; sono più diffuse nel nord-est, presentano un titolo di studio più elevato e una percentuale maggiore di quelle coniugate dove entrambi lavorano. Diminuisce inoltre il numero di coppie decise a sposarsi dall’inizio dell’unione e cresce la percentuale di “possibilisti” (34%).

La Guida, con il consueto taglio divulgativo che caratterizza la Collana, offre una panoramica sulle tipologie di matrimonio attualmente previste dal nostro ordinamento, sugli effetti che producono sul piano dell’ordinamento giuridico italiano ed illustra anche le nuove procedure di divorzio per negoziazione assistita e per richiesta congiunta innanzi all’ufficiale di stato civile. Entrambe intro­dotte dal D.L. 132/2014, sono utilizzabili unicamente nel caso in cui il divorzio dipenda da separazione protratta.

Dallo status di coniuge scaturiscono importanti effetti che riguardano in particolare l’ambito previdenziale, successorio e che incidono sull’applicazione di determinati istituti giuridici, come nel caso di autorizzazione al trapianto di organi e tessuti.

In particolare in ambito successorio, il coniuge del defunto è ricompreso tra gli eredi nel caso di successione legittima, e cioè senza testamento. In qualità di legittimario al coniuge spetta il diritto a una determinata quota di patrimonio del defunto (e ciò a prescindere dalla volontà di quest’ultimo, che con il testamento potrebbe aver disposto in modo differente); il coniuge inoltre ha il diritto di abitazione della casa coniugale, nonché il diritto di uso dei beni mobili in essa contenuti. Tali diritti vengono garantiti al coniuge anche nel caso di separazione, fino al momento della formalizzazione del divorzio.

Tarquinia, la scuola canta Fabrizio De André

Tarquinia, 29 gennaio 2015 – Debutto musicale e poetico per la neonata associazione Amici del Cardarelli, all’insegna della passione per Fabrizio De André: sabato 31 gennaio 2015, alle ore 17:30, nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Maria in Castello, alcuni studenti dell’IIS “Vincenzo Cardarelli” accompagneranno il pubblico Sulla cattiva strada, in un viaggio tra poesia, musica e letteratura, che ripercorrerà, attraverso una selezione di canzoni di De André, l’intenso e fecondo rapporto tra il grande cantautore genovese e la letteratura italiana e internazionale.
Gli studenti, molti dei quali allievi dell’Accademia Tarquinia Musica, esibiranno il proprio talento artistico interpretando De Andrè, con il canto e gli strumenti. La direzione musicale è affidata a Gabriele Ripa, ex studente del liceo classico del Cardarelli e ora studente in pianoforte al conservatorio “Santa Cecilia” di Roma.

A narrare l’itinerario poetico e letterario tra una canzone e l’altra sarà la professoressa Manuela Nardella, docente di lettere dell’Istituto, che così commenta l’iniziativa: «Questa serata nasce con l’obiettivo di raccogliere fondi per il Primo Certame Nazionale Cardarelliano, che la nostra scuola ha istituito quest’anno e che si svolgerà dal 16 al 18 aprile. Fabrizio De André, che peraltro è legato a Vincenzo Cardarelli da invisibili fili, i quali saranno svelati nel corso del nostro spettacolo, è un cantautore che, a quindici anni dalla sua scomparsa, continua ad emozionare e a costituire un importante riferimento culturale ed etico anche per le nuove generazioni. Da insegnante resto sempre sorpresa nello scoprire quanti miei studenti non solo conoscano a fondo, ma amino e apprezzino un artista anagraficamente e generazionalmente distante da loro, eppure così vivo e presente in loro con il suo universale messaggio di profonda umanità. Il titolo della serata, Sulla cattiva strada, preso in prestito da De André, vuole provocatoriamente riportare l’attenzione sul cammino della poesia, su quella strada oggi apparentemente dimenticata e disconosciuta, ma di cui il mondo ha più che mai bisogno, e che, posso testimoniarlo col mio lavoro, sa ancora affascinare e nutrire l’animo dei giovani».

«Devo ringraziare la professoressa Nardella e il presidente dell’Associazione Amici del Cardarelli Francesco Franzese per aver promosso la realizzazione di questa serata. – afferma la dirigente scolastica del Cardarelli Laura Piroli – Ho avuto il piacere di assistere alle prove, e vedere assieme sedici ragazzi, studenti ed ex studenti, uniti dalla passione per la musica mi ha riempito di gioia e di orgoglio. Mi auguro che in molti, sabato prossimo, possano emozionarsi come me nel sentirli esprimersi e nel vederli comunicare non attraverso le parole ma con le note dei loro strumenti».

Le nuove frontiere della Radioterapia Oncologica: esperti a convegno a Roma

Roma, 29 gennaio 2015 – In Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore maligno (circa 1.000 al giorno), di cui circa 196.000 (54%) negli uomini e circa 169.000 (46%) nelle donne. I tumori rappresentano la seconda causa di morte (30% di tutti i decessi) dopo le malattie cardio-circolatorie (38%); il tumore più diffuso, escludendo i carcinomi della cute, è quello del colon-retto (14% del totale), seguito dal tumore della mammella (13%), della prostata (11%), del polmone (11%) ed i tumori della vescica (7%) [1].
Per il trattamento di alcuni tumori, il livello di utilizzo della radioterapia è notevolmente aumentato negli ultimi anni e la richiesta per questo tipo di terapia crescerà ancora a causa dell’invecchiamento della popolazione e, quindi, della maggiore incidenza di tumori. Sono noti i risultati ottenuti con la chirurgia e la chemioterapia, mentre pochi conoscono le potenzialità della radioterapia che, insieme alla chirurgia ed alla chemioterapia, permette un gran numero di guarigioni. La radioterapia consente, infatti, di colpire efficacemente i tumori senza danneggiare i tessuti sani.
Attualmente nel nostro Paese sono presenti più di 180 centri di radioterapia, distribuiti in maniera non uniforme sul territorio nazionale con una maggiore diffusione al centro-nord [2].
E saranno proprio i risultati aggiornati sulla radioterapia al centro del Congresso “Highlights in radioterapia: 2014” che si tiene oggi a Roma, organizzato dall’Associazione Italiana Radioterapia Oncologica (Airo).

La radioterapia oncologica, nel corso degli ultimi decenni, ha subito una forte evoluzione tecnologica con il passaggio dalla radioterapia “2D” a quella tridimensionale o “3D” attraverso procedure complesse come la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica nucleare (RMN). Questo cambiamento comporta una maggiore efficacia nella cura delle neoplasie ed una minore incidenza di tossicità per i pazienti. Ad essere rivoluzionata è la visione stessa della terapia: oggi si è perfettamente consapevoli del fatto che sia fondamentale il “dove” viene effettuato il trattamento ed il “come” venga personalizzato sul singolo paziente.

“La radioterapia è una disciplina scientifica in costante evoluzione – ha dichiarato il Professor Vittorio Donato, Responsabile Scientifico del Convegno e Direttore della U.O.C. di Radioterapia dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma -. A partire dall’incontro di oggi, intendiamo quindi promuovere un appuntamento annuale sulle principali novità della nostra disciplina in modo che emergano le reali potenzialità delle scoperte più recenti attraverso il dibattito tra esperti.”

L’incontro sarà articolato in modo da favorire un’ampia e vivace discussione sulle numerose patologie tumorali trattate, da quelle del testa-collo a quelle toraciche, da quelle gastroenteriche a quelle dell’apparato genitale sia maschile che femminile.

“Assistiamo in questi anni ad un rapido progresso delle tecniche radioterapiche in oncologia – commenta il Professor Riccardo Maurizi Enrici, Presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (AIRO) e Titolare della Cattedra di Radioterapia dell’Università La Sapienza di Roma – Nel prossimo futuro, ci aspettiamo che la combinazione di ricerca scientifica e innovazione tecnologica permetta di mettere a punto trattamenti sempre più personalizzati per una maggiore sopravvivenza e una miglior qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore.”

Di seguito, una sintesi dei principali risultati presentati:
– Nuove tecniche: il futuro sembra condurre verso una radioterapia di alta tecnologia, mirata ed associata con l’immunoterapia (i cosiddetti farmaci “intelligenti”). Su questa possibile combinazione sono, ad oggi, in corso ben 50 studi clinici nel Nord America.
– Distretto Testa-Collo: in questo ambito, nei pazienti con patologia avanzata, la chemioradioterapia rappresenta lo standard di trattamento. Per questo motivo, Airo sta potenziando i gruppi di studio e sta implementando una App che permetta ai medici di condividere le Linee Guida.
– Distretto Toracico: le Raccomandazioni Europee confermano che la radioterapia stereotassica ablativa sia il trattamento non chirurgico di scelta nelle neoplasie polmonari periferiche.

Bibliografia
1. AIRTUM-AIOM, I numeri del cancro in Italia, Rapporto 2014
2. FAO, Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, Rapporto 2013

Prevenzione del tumore alla prostata: due nuovi appuntamenti con il camper Prosud

Napoli, 29 Gennaio 2015 – Due nuove tappe centrali nel percorso-patrocinato dal Comune di Napoli- del Camper Prosud. L’Unità Urologica Mobile, che visita gratis il pubblico maschile per sensibilizzarlo verso la prevenzione del cancro della prostata, sarà il 31 gennaio a Piazza Salvo D’Acquisto, nota ai piu’ come Piazza Carità, e il 7 febbraio a Piazza Nazionale. Due piazze molto centrali dove il pubblico potrà recarsi sin dal mattino per usufruire di visite e screenings gratuiti. Il Camper sarà a disposizione degli utenti dalle 10 alle 18. Non occorre prenotare; basterà dare il proprio nominativo.
Inoltre, per informazioni sul calendario delle piazze e su come prenotare una tappa del Camper presso Enti, Comuni e Aziende: info@fondazioneprosud.it.

Benedetto Casillo al Teatro Sannazaro di Napoli porta in scena la commedia Miseria e nobiltà

Il Teatro Sannazaro di Napoli ospiterà, venerdì 30 gennaio 2015 alle ore 21.00 (repliche dal venerdì alla domenica fino al 15 febbraio), Benedetto Casillo in Miseria e nobiltà, tre atti di Eduardo Scarpetta di cui l’artista partenopeo firma anche l’adattamento e la regia. Presentato da Teatro Sannazaro e Prospet, l’allestimento si avvale della presenza in scena di Maria Del Monte, Matteo Salsano, Patrizia Capuano, Ingrid Sansone, Marco Lanzuise, Ettore Massa, Luciano Piccolo, Gennaro Morrone, Enza Barra, Angelo Murano, Luca Gallone, Giuseppe Fiscariello, Manila Aiello, Davide Iengo. I costumi sono a cura di Isa Di lena, le scene di Esseventi srl.
Miseria e nobiltà è uno dei testi più celebri di Scarpetta, certamente il più famoso e riuscito. Cavallo di battaglia dei più grandi attori napoletani (e non) del secolo scorso, oggi è Benedetto Casillo, a cimentarsi con questo capolavoro scarpettiano, che vide la luce nel 1888.
La commedia, ben nota anche per la riduzione cinematografica diretta nel 1954 da Mario Mattioli e magistralmente interpretata dal grande Totò, narra della povertà napoletana che s’ingegna, grazie alla naturale predisposizione di chi ne è vittima, a “inventarsi” un imbroglio per tirare a campare.
Si tratta di due famiglie che convivono sotto lo stesso poverissimo tetto che, stremate dalla più nera indigenza, su invito di un ricco rampollo della nobiltà partenopea si prestano a inscenare un’improbabile finzione, interpretando i componenti della famiglia del giovane blasonato, nel comicissimo tentativo di convincere il padre di una bella ragazza (ricco e plebeo) ad acconsentire alle nozze.
“Portare in scena questa commedia oggi – ribadisce Benedetto Casillo – mi è sembrata un’operazione interessante. E’ stata una scelta personale affrontare, ancora oggi, un racconto semplice e ingenuo, che, nonostante gli anni, riesce ancora a far ridere senza particolari artifici. Nell’allestimento ho scelto di puntare sulle battute sostanziali e più familiari del testo, tentando di rendere più fluido un linguaggio ottocentesco”.
Miseria e nobiltà è una commedia piena di verve e d’intrighi che evoca appieno la tradizione dei canovacci della commedia dell’arte, con scambi di persone, travestimenti e l’arte di arrangiarsi tipica napoletana.
Ci si trova a ridere, di quel riso amaro che fa da sfondo al tema della povertà e che giustifica ogni espediente: una “miseria vera”, come recita appunto una battuta della commedia.
Teatro Sannazaro di Napoli

Tarquinia, Università Agraria di Monte Romano dona all’ISS Cardarelli un microscopio biologico

Tarquinia, 28 gennaio 2015 – L’Università Agraria di Monte Romano ha donato all’IIS “Vincenzo Cardarelli” di Tarquinia un microscopio biologico binoculare 1000X LED BL, per contribuire a realizzare laboratori idonei a un’istituzione scolastica moderna e funzionale. L’obiettivo comune è quello di realizzare una scuola dinamica, che sappia coniugare conoscenza ed esperienza, competenza e professionalità, per non rimanere ingessati in un modello scolastico superato dai tempi.
«L’IIS “Vincenzo Cardarelli” è un punto di riferimento, un’eccellenza per il comprensorio. – dichiarano il presidente ed il vicepresidente dell’Università Agraria di Monte Romano, Leopoldo Boni e Marco Antonio Colonna – Richiama studenti da un’ampia area territoriale e molti provengono dal nostro Comune. Come amministratori locali abbiamo a cuore il futuro dei nostri giovani e riteniamo un nostro preciso dovere far sì che essi abbiano una formazione che possa loro consentire di cogliere le opportunità che il futuro potrà offrire». L’importante donazione contribuisce a fare ulteriori e fondamentali passi avanti nell’opera di potenziamento e ammodernamento delle strutture dell’istituto, avviata e supportata con slancio e determinazione dalla dirigente scolastica Laura Piroli:
«Ringrazio di cuore il presidente dell’Università Agraria di Monte Romano, Leopoldo Boni, e il vicepresidente dell’Ente, Marco Antonio Colonna, per il sostegno dato alla nostra scuola. Hanno mostrato grande sensibilità e interesse nei confronti della crescita culturale della comunità di riferimento, nell’ottica di una formazione di qualità delle future generazioni del nostro territorio. In questo modo, come già fatto da tanti altri enti pubblici ed aziende private, affiancano e contribuiscono al lavoro che tutti insieme, dirigenza, personale docente e amministrativo, docenti, studenti e famiglie, portiamo avanti ogni giorno con l’obiettivo di rendere il “Cardarelli” una scuola veramente moderna e al passo con i tempi».

Asma e BPCO: costi in aumento, in arrivo i nuovi farmaci.Appello ai politici

Verona, 28 gennaio 2015 – Si apre domani a Verona il 18° Congresso Nazionale sulle Malattie Respiratorie “Asma Bronchiale e BPCO: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie”, presso la Fondazione “G. Toniolo”. Si prevede la presenza di oltre 300 trecento specialisti provenienti da tutta Italia.
“Il Congresso, giunto ormai alla sua 18a edizione, diventa così maggiorenne e rappresenta ad oggi il Congresso monografico di maggior tradizione in Italia – spiega il Prof. Roberto Dal Negro, Responsabile del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria con sede a Verona – e prevede anche la presenza prestigiosi specialisti del mondo della programamzione sanitaria. Temi fondamentali saranno: la gestione di Asma e BPCO, con particolare attenzione agli ingenti costi indotti da esse indotti; le nuove molecole; i nuovi erogatori per la terapia inalatoria; gli ultimi ed inediti indicatori di outcome di lungo periodo; nuovi sviluppi della ricerca di base sull’Asma grave”.

L’attenzione è alta anche perché, rispetto allo scorso anno, i costi della BPCO in Italia, già elevatissimi, sono ulteriormente aumentati. Rispetto ai 9 miliardi di euro precedentemente calcolati, oggi si stima un ulteriore aumento di oltre il 15% dei costi, arrivando a superare i 10 miliardi. Oltre il 75% del costo di questa malattia è legato ai costi dovuti ai ricoveri ospedalieri. “Indipendentemente dai localismi decisionali, è perfino troppo evidente che il prossimo futuro – spiega il Prof. Dal Negro – questa malattia dovrà essere gestita prevalentemente sul territorio, e riservando all’ospedalizzazione solo le situazioni più gravi o emergenziali. Una vera ed efficiente programmazione in tal senso non può prescindere da un qualitativo e quantitativo contributo della medicina generalistica. Per quanto l’Asma, i costi ad essa correlati superano 5 i miliardi di euro all’anno. Asma Bronchiale e BPCO assieme valgono più di 1 punto di PIL: è quindi giustificato lo sforzo organizzativo e programmatorio per tentare di governarne al meglio”.

In arrivo nuovi farmaci per asma e BPCO, a breve in farmacia. Fra questi, la prima combinazione fra un broncodilatatore beta adrenergico a lunga durata ed il primo cortisonico inalatorio con efficace di 24 ore, per la monosomministrazione giornaliera: si tratta di una importante evoluzione terapeutica sia per il mondo dell’asma che per quello della BPCO in quanto garantirà, oltre una maggiore efficacia, anche una maggiore aderenza al trattamento da parte del paziente e una migliore tollerabilità. Sono pertanto prevedibili vantaggi rilevanti in termini clinici, ma anche dal punto di vista farmaeconomico e gestionale. Da sottolineare inoltre il ruolo dei prossimi erogatori per la terapia inalatoria, molto più semplici da usare anche nelle situazioni più disagiate.

In Italia, la BPCO colpisce circa 3,5 milioni di persone e quasi 3 milioni l’Asma Bronchiale: la prima colpisce prevalentemente dai 50 anni in su, mentre l’asma interessa mediamente età più giovani. Per quanto riguarda il rapporto tra BPCO ed età, intorno ai 50 anni i malati sono circa il 7%, intorno ai 60 la percentuale sale sino a raggiungere l’11-12%, con numeri che raggiungono il 50-55% oltre i 70. In sintesi, più di una persona su dieci soffre di malattie respiratorie ostruttive cronico-persistenti. I fumatori sono i più a rischio: di questi, il 20-40% arriva alla BPCO conclamata. In questi soggetti l’incidenza della BPCO e delle complicanze cardiovascolari aumentano esponenzialmente.
Diessecom