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Papa Francesco. Novità nullità del matrimonio: processo breve, gratis e decisione al vescovo

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Roma, 9 settembre 2015 – Papa Francesco continua a sorprendere e rivoluziona il processo canonico in tema di nullità del matrimonio. Il pontefice ha infatti accolto la richiesta dei vescovi di tutto il mondo nei Sinodi del 2005 e del 2014 e dopo 3 secoli si prevedono processi più brevi e gratuiti.

[easy_ad_inject_1]E’ quanto Papa Bergoglio ha reso noto nella Lettera Apostolica motu proprio “Mitis et Misericors Iesus” sulla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio nel codice canonico delle Chiese Orientali.

Con le nuove regole, il processo canonico per la dichiarazione di nullità del matrimonio sarà più breve nei casi in cui questa sia “sostenuta da argomenti particolarmente ecidenti” come ad esempio la mancanza di fede, la brevità della convivenza, l’aborto procurato per impedire la procreazione, il permanere di una relazione extraconiugale.

Inoltre quando possibile le “procedure saranno gratuite, salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operai dei tribunali”. D’ora in poi basterà una “sola sentenza” per arrivare all’annullamento. E in caso di matrimonio consumato la dispensa potrà essere ottenuta senza processo.

È parso opportuno, anzitutto, che non sia più richiesta una doppia decisione conforme in favore della nullità del matrimonio, affinché le parti siano ammesse a nuove nozze canoniche, ma che sia sufficiente la certezza morale raggiunta dal primo giudice a norma del diritto.” si legge nella Lettera Apostolica di Papa Francesco. “La costituzione del giudice unico, comunque chierico, in primo grado viene rimessa alla responsabilità del Vescovo, che nell’esercizio pastorale della propria potestà giudiziale dovrà assicurare che non si indulga a qualunque lassismo.

Affinché sia finalmente tradotto in pratica l’insegnamento del Concilio Vaticano II in un ambito di grande importanza, si è stabilito di rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati. Si auspica pertanto che nelle grandi come nelle piccole eparchie lo stesso Vescovo offra un segno della conversione delle strutture ecclesiastiche,[3] e non lasci completamente delegata agli uffici della curia la funzione giudiziaria in materia matrimoniale. Ciò valga specialmente nel processo più breve, che viene stabilito per risolvere i casi di nullità più evidente.

Oltre a rendere più agile il processo matrimoniale, si è disegnata una forma di processo più breve – in aggiunta a quello documentale come attualmente vigente –, da applicarsi nei casi in cui l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti. Non mi è tuttavia sfuggito quanto un giudizio abbreviato possa mettere a rischio il principio dell’indissolubilità del matrimonio; appunto per questo ho voluto che in tale processo sia costituito giudice lo stesso Vescovo, che in forza del suo ufficio pastorale è con Pietro il maggiore garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina.

L’appello alla Sede Metropolitana, come ufficio capitale della provincia ecclesiastica, stabile nei secoli, è un segno distintivo della primigenia forma della sinodalità nelle Chiese orientali, che deve essere sostenuto e incoraggiato.

I Sinodi delle Chiese orientali, che devono essere soprattutto spinti dall’ansia apostolica di raggiungere i fedeli dispersi, avvertano fortemente il dovere di condividere la predetta conversione, e rispettino assolutamente il diritto dei Vescovi di organizzare la potestà giudiziale nella propria Chiesa particolare. Il ripristino della vicinanza tra il giudice e i fedeli, infatti, non avrà successo se dai Sinodi non verrà ai singoli Vescovi lo stimolo e insieme l’aiuto a mettere in pratica la riforma del processo matrimoniale.

Insieme con la prossimità del giudice curino per quanto possibile i Sinodi, salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei tribunali, che venga assicurata la gratuità delle procedure, perché la Chiesa, mostrandosi ai fedeli madre generosa, in una materia così strettamente legata alla salvezza delle anime manifesti l’amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati.

Conviene finalmente che si mantenga l’appello al Tribunale ordinario della Sede Apostolica, cioè la Rota Romana, nel rispetto di un antichissimo principio giuridico, così che venga rafforzato il vincolo fra la Sede di Pietro e le Chiese particolari, avendo tuttavia cura, nella disciplina di tale appello, di contenere qualunque abuso del diritto, perché non abbia a riceverne danno la salvezza delle anime.

Il giudizio ai vescovi. “In ciascuna diocesi il giudice di prima istanza per le cause di nullità del matrimonio, per le quali il diritto non faccia espressamente eccezione,è il vescovo diocesano, che può esercitare la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri, a norma del diritto”. Il Pontefice ha così esaltato la funzione giurisdizionale del vescovo, che con il processo più breve potrà sentenziare direttamente la nullità nei casi più evidenti e semplici. Contro le sue decisioni ci si potrà appellare all’arcivescovo metropolita più vicino o alla Rota Romana.
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Vincent Dimaggio
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