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Papa Francesco: “Monache di clausura non perdetevi su Facebook” e ai monasteri “No a straniere per sopravvivere”

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Monasteri e monache di clausura. Non è la trama di un film ambientato nel medioevo, ma una realtà che esiste ancora oggi e alla quale Papa Francesco ha dato qualche regola nuova ritenuta necessaria in era digitale.

Il documento è la sua nuova costituzione apostolica sulla vita contemplativa femminile Vultum Dei quaerere, nel quale è contenuto un chiaro monito: “Monache di clausura non si perdano su Facebook”.

Ma che c’entra la clausura con la piazza digitale?

Il termine “clausura” deriva dal latino “claudere” che vuol dire “chiudere” ed è la regola che disciplina l’ingresso e l’uscita dei monaci o delle suore da monasteri o conventi, ma anche dei visitatori. Nei conventi maschili la clausura vieta categoricamente l’ingresso alle donne. Per le donne, invece, è proibito sia l’ingresso in monasteri esterni, sia l’uscita dal proprio monastero, eccetto casi rari che necessitano il permesso del vescovo.

Monaca di clausura non significa certamente essere 24H dietro una grata in silenzio e contemplazione. Quanti ricordano le monache di clausura al Duomo di Napoli che circondarono Papa Francesco con tanto ardore da far dire all’Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe “E meno male che sono monache di clausura…aheee… figuriamoci le altre”…

Evidentemente se non si può uscire fisicamente, in diverse realtà claustrali si esce “digitalmente”: facebook, chat, whatsapp e altre app social su telefonini e notebook.

Da qui il monito di Papa Francesco “Nella nostra società – scrive Bergoglio – la cultura digitale influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo e, particolarmente, con le persone. Questo clima culturale non lascia immuni le comunità contemplative. Certamente questi mezzi possono essere strumenti utili per la formazione e la comunicazione, ma vi esorto a un prudente discernimento affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in comunità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione”.

Non solo “claustral” non si sposa con “social”, ma nel documento Papa Francesco indica altre due regole principali: la prima è lavorare: “Anche se alcune comunità monastiche possono avere delle rendite, in accordo con il diritto proprio, non si esimano comunque dal dovere di lavorare. Per le comunità dedite alla contemplazione, il frutto del lavoro non abbia soltanto lo scopo di assicurare un sostentamento dignitoso ma anche, quando possibile, di sovvenire alle necessità dei poveri e dei monasteri bisognosi”.

La seconda regola riguarda il reperimento di novizie (detta anche “tratta delle novizie”) “Nonostante la costituzione di comunità internazionali e multiculturali manifesti l’universalità del carisma, si deve assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero”.

Vincent Dimaggio
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