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Paura del terremoto: aumenta del 15% il rischio di malattie cardiovascolari

malattie cardiovascolari

La paura e lo stress da terremoto, come quello che ha colpito il centro Italia, sono un altro importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari che possono portare ad angina pectoris, infarto o ictus, per le quali si registra il 45% di mortalità totale in Europa e che causano ben 4,35 milioni di decessi ogni anno.

Secondo i cardiologi riuniti nel congresso della European Society of Cardiology a Roma la paura da terremoto aumenta del 15% il rischio cardiovascolare. Lo stress che si soffre per il terremoto o comunque un disastro naturale, si legge su Repubblica, “attiva un ‘sistema di allarme’ che se rimane sempre acceso ha come conseguenza la secrezione di alcuni ormoni (adrenalina, noradrenalina, e glucocorticoidi), l’aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco con un incremento del 15% del rischio cardiovascolare anche in soggetti sani”.

Inoltre lo stress fa produrre all’organismo anche troppi globuli bianchi che ‘intasano’ i vasi sanguigni. “Un meccanismo complesso a cui si deve rispondere con una politica di assistenza psicologico-sociale alle popolazioni colpite dal sisma per non rischiare tra 5-10 anni di assistere a un picco epidemiologico che potrebbe interessare il 15% della popolazione privo di una storia di malattie cardiovascolari anche in pazienti altrimenti sani” dichiara Michele Gulizia, Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e Local Press Coordinator del Congresso.

Dunque non solo morti per crolli e per i cari e i beni personali perduti, ma il terremoto inciderebbe direttamente anche sulla nostra salute. “Si tratta di un fenomeno che si verifica anche in soggetti precedentemente sani – dichiara Leonardo Bolognese, direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator di Esc 2016 – se è immediata la correlazione con sintomi psichici come ansia, depressione e disturbi post-traumatici, attacchi di panico, insonnia, cefalea. Uno studio della Cornell University ha evidenziato alterazioni delle aree cerebrali deputate alla paura nelle vittime rispetto ai soggetti non esposti”.

Secondo gli esperti è dunque fondamentale curare le ferite fisiche ma anche gli aspetti psicologici, in un vero percorso di recupero che scongiuri il rischio di sviluppare stati di stress cronico che possano poi avere effetti negativi sulla salute cardiaca.

In generale si ricorda che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, stima che una riduzione anche modesta ma simultanea della pressione arteriosa, dei livelli di colesterolo nel sangue, dell’obesità e del fumo potrebbe ridurre di più del 50% l’incidenza delle malattie cardiovascolari.

Vincent Dimaggio
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