Pensioni Inps. Corte Costituzionale boccia norma della legge Fornero

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma del decreto Salva Italia che prevede il blocco dell’adeguamento delle pensioni superiori a tre volte il minimo Inps maturate nel biennio 2012-13. E’ quanto si legge in una sentenza della Consulta che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201″ varato dal governo Monti.

Roma, 1 maggio 2015 – La Corte Costituzionale ha dichiarato con sentenza n.70/2015 del 10 marzo 2015 e depositata ieri, l’illegittimità costituzionale la norma prevista nella Legge Fornero che, per il 2012 e 2013, prevedeva che sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps scattasse il blocco della perequazione, ossia il meccanismo che adegua la pensione al costo della vita.

Si tratta dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che

“In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento”

[easy_ad_inject_1]La bocciatura di tale norma contenuta nel “Salva Italia” avrebbe un impatto sui conti pubblici di circa 5 miliardi per il 2012-2013.

Secondo quanto si legge nella sentenza della Corte Costituzionale il blocco è incostituzionale perché erode il potere di acquisto.

L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio. Risultano, dunque, intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. e al contempo attuazione del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost.
La norma censurata è, pertanto, costituzionalmente illegittima nei termini esposti.

ha scritto la corte Costituzionale.

La reazione dei sindacati alla sentenza della Corte Costituzionale

Gigi Bonfanti, Segretario generale della Cisl Pensionati, in riferimento alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale della norma Fornero contenuta nel ‘Salva Italia’ dichiara:

“Come sempre, anche stavolta abbiamo dovuto attendere una sentenza della Consulta che convalidasse quanto da noi già ampiamente dichiarato in merito ad una norma non solo sbagliata, ma perfino anche incostituzionale. Piuttosto che aspettare il pronunciamento della Consulta – prosegue Bonfanti – il governo avrebbe fatto e farebbe bene a dare ascolto alle nostre indicazioni, evitando di adottare provvedimenti che ogni volta si rivelano contrari agli interessi dei pensionati e, in questo caso, anche dei conti pubblici”. Ci auguriamo che per il prossimo futuro – conclude il Segretario della Fnp Cisl – il governo riconosca nuovamente al sindacato il ruolo che gli compete nella difesa dei diritti dei lavoratori e dei pensionati”.

Domenico Proietti, Segretario Confederale Uil e Romano Bellissima, Segretario generale della Uil Pensionati hanno così commentato la sentenza con una nota:

“La Consulta ha sancito, come da sempre sostenuto dalla UIL e dalla UILPensionati, l’incostituzionalità del blocco della perequazione delle pensioni sopra tre volte il minimo, introdotto dalla Legge Monti/Fornero del 2011. È una sentenza che finalmente fa giustizia. Adesso il Governo Renzi restituisca il maltolto a milioni di pensionati.”.

La Spi CGIL con un post su Facebook dichiara:

La Corte Costituzionale oggi ha bocciato il blocco della rivalutazione voluto dalla Fornero per gli anni 2012-2013.
Avevamo ragione, quel blocco era profondamente ingiusto e perfino incostituzionale. Ora è bene sanare questa ingiustizia perché i pensionati meritano di vedere tutelata la propria pensione, così come abbiamo sempre sostenuto fin dal governo Monti.

Il parere del costituzionalista

Il costituzionalista Massimo Siclari, commenta così all’Ansa “La riduzione della spesa, specie si tocca un settore come quello pensionistico, va fatta tenendo conto dei criteri di proporzionalità e ragionevolezza e mantenendo fermo il cardine della solidarietà. È importante che la Corte lo ricordi al legislatore. La spending review va fatta individuando i capitoli di spesa e poi agendo con il bisturi, senza intaccare e aggredire una fonte di spesa piuttosto che un’altra mettendo da parte quei principi. Ritengo tra l’altro che la sentenza sia efficace ab origine“, cioè dispieghi i propri effetti su chi in quel biennio si è visto bloccare la perequazione.

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Autore: Vincent Dimaggio

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