Piante che si innaffiano con un app. E’ l’internet delle cose

piante

Palermo, 20 aprile 2015 – L’uso di internet sugli oggetti della vita di tutti i giorni è chiamata “internet delle cose” e molti sviluppatori, soprattutto studenti si cimentano nel creare applicazioni che possano essere utili e comunicare con gli oggetti più diversi come per esempio una pianta in un vaso che ha bisogno di una certa quantità d’acqua nel tempo per vivere e svilupparsi.

[easy_ad_inject_1]Tra le varie applicazioni che possono avere una qualche utilità nella vita quotidiana delle persone si evidenzia quella sviluppata da una studentessa 26enne del Politecnico di Bari. Jessica Rosati, questo il suo nome, ha creato un “app” che permette alle piante di comunicare via internet con il sistema di irrigazione e chiedere l’acqua tutte le volte che ne necessita.

L’idea è stata considerata così utile e geniale che la giovane studentessa è stata premiata con l’Ibm PhD fellowship Award. La giuria ha ritenuto l’applicazione sviluppata da Jessica non solo utile ma anche ecosostenibile in quanto evita lo spreco dell’acqua incidendo significativamente, in una visione più ampia e potenziale, sull‘impatto ambientale che ha la cattiva gestione di risorse idriche nel alimentare le piante di acqua.

L’app della studentessa italiana è inoltre ritenuta geniale per la sua semplicità: le piante dotate di un sensore collegato in rete “avvisano” i sistemi di irrigazione, anch’essi collegati a internet” quando hanno bisogno di acqua. Un sistema centrale monitora la sensoristica e distribuisce l’acqua necessaria alle piante mediate gli irrigatori posizionati su di essa, il tutto senza sprechi.

Non manca chi in rete esprime parere critico: se tutti gli oggetti della nostra vita quotidiana fossero connessi ad internet ci sarebbero seri problemi di privacy da discutere. Dove andranno a finire tutti i dati relativi ai nostri oggetti, a come li usiamo, a come ne disponiamo? A chi vengono venduti tali dati soprattutto se riguardano oggetti connessi ad internet e sul quale si rilevano dati sanitari o comunque considerati sensibili?

A queste domande solo le autorità possono rispondere e non certo una studentessa del Politecnico di Bari alla quale va comunque il plauso della bella idea avuta.

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Autore: Vincent Dimaggio

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