Pil. Istat: crescita zero nel secondo semestre. Tesoro: colpa di Isis, brexit e migranti. Di Maio: siamo di nuovo al punto di partenza

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Crescita zero, Pil invariato nel secondo semestre. Tesoro: Colpa di Isis, Brexit e Migranti. Di Maio: “Dopo tre governi passati senza elezioni siamo al punto di partenza”.

Brutte notizie dal fronte dell’economia sia per quanto riguarda il Debito Pubblico, sia sul tema Prodotto Interno Lordo. Quest’ultimo, secondo le ultime stime preliminari dell’Istat, nel secondo semestre 2016 segna una battuta d’arresto restando sostanzialmente invariato rispetto al trimestre precedente.
Su base annua, inoltro, la crescita del Pil è stata pari a +0,7%. Per il Ministero dell’Economia non è certo una sorpresa e rende chiare le strategie del Governo Renzi e del suo ministro Pier Carlo Padoan.

“La variazione congiunturale – scrive l’Istat in una nota – è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dei servizi e di una diminuzione in quello dell’industria. Dal lato della domanda, vi è un lieve contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), compensato da un apporto positivo della componente estera netta.

Il Pil italiano rispetto a quello degli altri maggiori Paesi del Mondo: “Nello stesso periodo il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% nel Regno Unito e dello 0,3% negli Stati Uniti, mentre ha segnato una variazione nulla in Francia. – continua l’Istat – In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,2% nel Regno Unito, dell’1,4% in Francia e dell’1,2% negli Stati Uniti. Nel complesso, secondo la stima diffusa il 29 luglio scorso, il PIL dei paesi dell’area Euro è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% nel confronto con lo stesso trimestre del 2015.”

Ministero Economia: colpa di Isis, Brexit e migranti – Gli eventi internazionali degli ultimi tempi e l’emergenza migranti potrebbero aver inciso sulla stagnazione del Pil italiano. Secondo il ministero dell’Economia, i dati sul Pil pubblicati oggi dall’Istat non sono certo una “sorpresa” ed sono legati soprattutto a fattori internazionali come terrorismo, Brexit e crisi dei migranti. “I segnali – sottolinea il Tesoro – di un rallentamento globale dell’economia si andavano accumulando già da tempo. Negli ultimi mesi sono emersi o si sono rafforzati fattori di rischio geopolitico che hanno un impatto negativo sulla crescita italiana (tra questi minaccia del terrorismo, crisi dei migranti, Brexit)”.

“La propensione al protezionismo – spiega il ministero – che sembra riemergere in alcuni contesti preoccupa i policy makers di tutto il mondo. In una riunione del G7 in maggio il Fmi aveva segnalato un preoccupante rallentamento degli scambi internazionali e aveva messo in guardia da una riduzione generalizzata del commercio mondiale”. “Gli effetti di questi fenomeni – aggiunge il Tesoro – sulle prospettive di crescita dell’Italia erano noti da tempo, quindi il dato di oggi non costituisce una sorpresa. Diverse fonti di governo, compreso il ministro Padoan, avevano già segnalato che le stime di crescita formulate ad aprile con il Def sarebbero state messe in discussione da questo nuovo scenario, e numerosi previsori (dal Fmi all’Ocse) hanno già rivisto al ribasso le stime della crescita mondiale”.

Tegola per il Governo Renzi? Ecco la strategia – I dati sembrano una tegola sul governo di Matteo Renzi che di fatto non potrebbe vantare una crescita sostanziale dell’economia italiana e invece a festeggiare sarebbero i gufi che ritengono sostanzialmente inefficace le misure previste dal Jobs act sul mercato del lavoro.
La frenata c’è rispetto al primo trimestre quando la variazione del Pil era stata pari a +0,3% su base congiunturale e +1,0% su base annuale e lo scenario per l’Istat potrebbe essere peggiore: nell’ipotesi di crescita nulla nei due prossimi trimestri, la variazione del Pil acquisita per il 2016, spiega l’Istat, è pari a 0,6%.

Tuttavia il ministero dell’Economia e Tesoro spiega la strategia del Governo: “Fin dall’inizio della propria attività il Governo ha agito per restituire competitività al sistema produttivo attraverso la riduzione della pressione fiscale. Una combinazione di misure a favore delle imprese e delle famiglie ha ridotto il cuneo fiscale e promosso la ripresa dei consumi. La strategia di recupero della competitività e della capacità produttiva del sistema-paese continua con il mix di strumenti che ha consentito di invertire la tendenza al declino e ripristinare la crescita: riforme strutturali che migliorano la funzionalità del paese a tutti i livelli, riduzione della pressione fiscale e semplificazione del sistema tributario, investimenti per recuperare competitività e potenziale produttivo.”.

Il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, citato dal Tempo, nel ricordare che il governo presenterà il 27 settembre la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, ha detto che “a quel punto vedremo in che situazione ci troveremo. Non c’è dubbio che sulla base di questi dati appare difficile conseguire l’obiettivo di crescita che era fissato nei documenti di finanza pubblica per il 2016 – ha ammesso Morando – cioè l’1,2%, e quindi, inevitabilmente, sarà possibile che si determinino maggiori difficoltà nella definizione delle scelte”. Morando ha inoltre aggiunto che “la situazione che viene messa in evidenza dal dato che riguarda l’andamento dell’economia è certamente preoccupante”.

Luigi di Maio, del Movimento 5 Stelle, su Facebook ha commentato “La notizia di oggi è che il Pil non cresce. Ovvero dopo tre governi mai passati per le elezioni che dovevano rilanciare l’economia, siamo di nuovo al punto di partenza”

Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera ha replicato a Di Maio: “Solite polemiche strumentali delle opposizioni, i dati sul Pil diffusi dall’Istat erano prevedibili, nessuno si aspettava dati roboanti. Sentire, oggi, polemizzare chi, in due anni, ha solo protestato senza mai dare ricette alternative aumenta l’amarezza. Eviterei, però, fossi nei panni del governo di aggrapparmi agli specchi parlando di Brexit e di terrorismo: non mi pare che la Germania non sia in Europa e non abbia problemi di terrorismo. Eviterei di mettere una toppa peggiore del buco”.

Daniele Capezzone, deputato di Conservatori e Riformisti ha spiegato che “La nota del ministero dell’Economia sul Pil fa semplicemente ridere: la negazione dell’evidenza non serve. Terrorismo-migranti-Brexit ci sono anche per Paesi che, diversamente dall’Italia, crescono…”.

Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera: “invece di litigare su Referendum, Italicum e sul papa straniero che dovrebbe sfidare Renzi al congresso sarebbe meglio farlo sulla Agenda sociale”.

Ma cos’è questo Prodotto Interno Lordo? Secondo il dizionario di economia e finanza Treccani “Il PIL misura il risultato finale dell’attività produttiva dei residenti di un Paese in un dato periodo. La nozione di ‘prodotto’ è riferita ai beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo di scambio; sono quindi escluse dal PIL le prestazioni a titolo gratuito o l’autoconsumo. Il termine ‘interno’ indica che tale variabile comprende le attività economiche svolte all’interno del Paese; sono dunque esclusi i beni e servizi prodotti dagli operatori nazionali, imprese e lavoratori all’estero, mentre sono inclusi i prodotti realizzati da operatori esteri all’interno del Paese. Escludendo la produzione all’interno del Paese da parte degli operatori esteri, e aggiungendo quella all’estero degli operatori nazionali, si ottiene il PNL (Prodotto Nazionale Lordo). Il termine ‘lordo’ indica che il valore della produzione è al lordo degli ammortamenti, ovvero del deprezzamento dello stock di capitale fisico intervenuto nel periodo; questo comporta che, per non ridurre tale grandezza a disposizione del sistema, parte del prodotto deve essere destinata al suo reintegro. Sottraendo dal PIL gli ammortamenti, si ottiene il PIN (Prodotto Interno Netto).”

Il PIL e l’Indice dello Sviluppo Umano – Beppe Grillo, leader dei pentastellati, da tempo esprime riserve sul Pil. “Un indicatore ben più completo e utile è quello elaborato per le Nazioni Unite da Amartya Sen ed altri, lo Human Development Index (Indice dello Sviluppo Umano): misura per esempio la qualità della salute e dell’istruzione. Perché non riesce a spodestare il Pil nel dibattito pubblico? La spiegazione che dà Sen è disarmante, o inquietante: “Il Pil misura un tipo di crescita quantitativa che ha coinciso con l’arricchimento di minoranze privilegiate. L’indice dello sviluppo umano sposterebbe l’attenzione verso attività e settori che vanno a beneficio degli altri.”

Autore: Vincent Dimaggio

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