Studio inglese. Farmaci con stampa 3D migliorano l’assorbimento del principio attivo

Londra, 14 maggio 2015 –  Si avvicina l’era dei farmaci personalizzati. In un futuro neanche troppo lontano, grazie alle innovazioni tecnologiche applicate alla medicina, si potranno realizzare farmaci personalizzati, come compresse nelle forme geometriche più svariate. In particolare, la stampa 3D, utilizzata proprio nel campo farmaceutico si è rivelata efficace, non solo nel creare pillole in forme diverse da quelle tradizionali, ma anche nell’assorbimento del principio attivo contenuto nei farmaci stessi.

[easy_ad_inject_1]Da un recente studio inglese, condotto dall’University College London, è emerso che la forma e le dimensioni di una pillola possono cambiare notevolmente l’effetto finale che il farmaco ha sull’organismo. I ricercatori della Facoltà di Farmacia dell’University College London, e FabRx Ltd., hanno recentemente studiato l’effetto della geometria sull’assunzione di farmaci, utilizzando la stampa 3D per la creazione di compresse in forme geometriche, altrimenti difficili da produrre utilizzando il tradizionale metodo di compattazione delle polveri.

Come inchistro per la stampante, i ricercatori hanno utilizzato il paracetamolo, producendo pillole in diverse forme geometriche, dalla sfera, al cubo, alla piramide, al cilindro. Per creare le forme geometriche, il team ha utilizzato il software AutodCAD 2014 e ha esportato la stereolitografia (STL) in un file MakerWare v. 2.4.1.

“Il formato .stl codifica solo i dati superficiali dell’oggetto da stampare e richiede lo spessore della superficie da definire per stampare l’oggetto desiderato”

spiegano i ricercatori.

Dopo la stampa delle pillole, i ricercatori hanno effettuato dei test per determinare quanto velocemente il principio attivo veniva assimilato dai pazienti. La pillola ad assorbimento più veloce è risultata quella a forma di piramide, mentre la più lenta è risultata quella a forma di cilindro.

I risultati ottenuti hanno permesso al team di ricercatori di determinare che il processo di stampa in 3D non ha influenzato la stabilità del farmaco e che il rilascio del principio attivo dalle compresse non dipendeva dalla superficie della forma, ma piuttosto dalla superficie in rapporto al volume. Ciò indica che la forma geometrica, in effetti, influenza il tasso di rilascio del farmaco in una pillola stampata in 3D, aumentando la velocità di assorbimento del principio attivo nell’organismo.

“Non c’è dubbio che questi metodi di produzione delle compresse potrebbero avere un impatto significativo sul futuro dei farmaci tanto da poter essere personalizzati secondo le esigenze dei paziente, potendo essere stampate/prodotte letteralmente in qualsiasi dimensione in base alle esigenze del paziente stesso”

sostengono i ricercatori.

Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Pharmaceutics.

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Autore: Donato Paolino

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