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Protesi al pene dopo un tumore sia inserita nei LEA. Solo 1 paziente su 10 la ottiene in struttura pubblica

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Bologna, 26 maggio 2015 – Oggi, solo un paziente su dieci tra quelli che necessitano di una protesi al pene, specie dopo un tumore, per ritornare ad avere una normale vita sessuale, riesce a sottoporsi al delicato intervento in una struttura pubblica. Per gli altri non resta che rivolgersi a strutture private. Proprio per questo gli specialisti, chiedono che l’intervento di protesi peniena venga inserito quanto prima nei LEA, i livelli essenziali di assistenza.

[easy_ad_inject_1]Attualmente, l’operazione può essere rimborsata interamente dal SSN ma solo poche strutture pubbliche riescono ad effettuarla, in quanto i limiti di budget influiscono non poco sulle spese da sostenere negli ospedali. Va anche sottolineato che tra le richieste dei paziente, le strutture pubbliche danno priorità a quei pazienti che hanno già affrontato un intervento chirurgico dopo un tumore. Di questo si sono fatti portavoce gli urologi dell’AURO, Associazione Urologi Italiani, nel corso del congresso nazionale che si chiude oggi a Bologna.

“L’operazione è interamente rimborsata dal sistema sanitario nazionale ma attualmente per motivi economici solo alcuni ospedali riescono a svolgerla. Siamo costretti a selezionare i pazienti e di solito diamo precedenza a chi ha dovuto affrontare un intervento chirurgico dopo un tumore. Le protesi di ultima generazione sono semirigide e gonfiabili: possono così garantire un’erezione più fisiologica. I costi però sono alti e non sostenibili per i budget sempre più risicati di molte strutture pubbliche. I pazienti più fortunati riescono talvolta ad essere operati in un’altra regione rispetto a quella di provenienza”

ha spiegato il dott. Maurizio Carrino, Responsabile della Chirurgia Andrologica dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, nel corso del congresso.

L’impotenza colpisce 3 milioni di italiani ma, afferma il dott. Antonio Casarico dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano, che soltanto il 10% di chi ne soffre riceve una terapia. Inoltre, consiglia lo specialista, quando si presenta il problema è fondamentale, soprattutto per gli uomini con più di 50 anni, rivolgersi immediatamente ad un medico specialista, perché è bene sapere che dietro un disturbo qual è l’impotenza possono nascondersi patologie molto più gravi come ipertensione, infarto, diabete o ipercolesterolemia.

Un’altra soluzione al disturbo della disfunzione erettile è rappresentata dalla terapia ormonale sostitutiva, visto che dopo l’adolescenza l’uomo ha una riduzione costante del testosterone di circa l’1% l’anno.

“Se il livello ormonale è troppo basso le conseguenze per la salute sono il calo della libido, gli sbalzi d’umore e un senso generale di malessere. Attraverso la somministrazione di ormoni possiamo risolvere molti di questi problemi. E’ una cura sicura e molto efficace che garantisce una buona qualità di vita ma non può essere adatta a tutti i pazienti. Prima di iniziare la terapia deve essere svolta un’accurata valutazione della salute generale ed alcuni esami specifici alla prostata”

ha spiegato il dott. Massimo Capone, dirigente medico dell’Unità operativa di Urologia ASL 2 Gorizia.

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Vincent Dimaggio
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