Reato Tortura. Matteo Salvini si schiera col Sap: “Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro”

Roma, 26 giugno 2015 – Il Leaer della Lega Nord Matteo Salvini ha aderito alla manifestazione del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) che ha protestato davanti Palazzo Chigi contro l’introduzione del reato di tortura il cui ddl è in discussione in Parlamento. In particolare la proposta di legge C. 2168- rileva il SAP – già approvata al Senato e finalizzata all’introduzione del reato di tortura, prevede il concetto di “acute sofferenze psichiche” che “ogni mascalzone potrà utilizzare per accusarci, lamentando di averle patite queste “sofferenze”, anche se non sono oggettivamente rilevabili”.

[easy_ad_inject_1] “La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro. Per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti. Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi” ha dichiarato Salvini “Idiozie come questa legge – ha aggiunto – espongono le forze dell’ordine al ricatto dei delinquenti”. Secondo Salvini, inoltre, “l’attuale capo della polizia, Pansa, non è il migliore capo della polizia”.

Il Segretario Generale del Sap Gianni Tonelli ha spiegato in un editoriale l’incongruenza che si rileva nel ddl tra poliziotti e delinquenti per quanto riguarda il delitto di tortura: “La proposta di legge evidenzia una grossa incongruenza tra il delitto di tortura strutturato come reato comune e l’istigazione a commettere tortura, costruita come fattispecie autonoma e inquadrabile nei reati propri. In buona sostanza, se un pedofilo chiede ad un altro pedofilo di violentare una bambina e quest’ultimo non commette reati, non è punibile; se un mafioso ordina ad un altro di sciogliere nell’acido una persona e quest’ultima non lo fa, non è punibile; se a commettere “istigazione” è invece un poliziotto nei confronti di un collega o altro pubblico ufficiale, a prescindere o meno dall’adempimento di quell’ordine, viene punito. In pratica per noi vale l’istigazione non accolta, per i delinquenti no! ” e aggiunge “E’ evidente l’obiettivo che si persegue con questa legge, che si nasconde dietro le “buone intenzioni” (si da per dire) dell’Unione Europea, quando basterebbe una semplice disposizione di coordinamento tra fattispecie di reato già esistenti e pesantemente punite dall’ordinamento. Il reato di tortura, in Italia, porta con sè un pesante fardello di disprezzo ideologico, il desiderio mai sopito di “dare una lezione” alle forze di polizia e agli operatori, una sorta di vendetta da parte di chi le divise non le ama e non le vuole: basti pensare che tra i promotori della legge ci sono soggetti ben noti ai nostri archivi, gente che ha fatto “carriera” fomentando le piazze e che ora si ritrova in Parlamento, (ben) pagata da tutti noi! ”

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Autore: Donato Paolino

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