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Comportamento sessuale: ricercatori britannici identificano geni che ne influenzano i tempi

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Cambridge (Regno Unito), 19 aprile 2016 – Il comportamento sessuale è influenzato anche da varianti genetiche. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori britannici che già in passato, come sottolinea l’autore principale di questo nuovo studio, il dottor Ken Ong, pediatra e leader del progetto presso l’MRC Epidemiology Unit, ha dimostrato che la pubertà precoce è legata ad un aumento dei rischi a lungo termine per malattie come il diabete e quelle cardiache.

Gli scienziati di Cambridge sostengono, addirittura, di aver trovato dei geni che mostrano come il colore dei capelli possa influenzare una persona ad avere rapporti sessuali, e avrebbero scoperto che i soggetti rossi naturale, sia uomini che donne, sarebbero più propensi a ritardare la loro prima volta ad un’età più avanzata rispetto alle persone con capelli di colore diverso.

Ma c’è di più. Le donne con le lentiggini sarebbero più propense ad aspettare ancora più a lungo prima della loro prima esperienza sessuale, anche sse la stessa cosa non si è verificata per gli uomini con lentiggini. I geni svolgerebbero dunque un ruolo sorprendente nel determinare l’età della prima esperienza sessuale, il numero di partner e di figli. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che una variante al gene CADM2 rende alcune persone più propense ad avere rapporti sessuali in età precoce e con più partner.

Lo studio britannico di cui qui cerchiamo di spiegarvi, ha coinvolto oltre 380mila soggetti, è stato pubblicato su Nature Genetics, e avrebbe identificato, analizzando il genoma sei soggetti partecipanti, le varianti genetiche che influenzano l’età della pubertà e i tempi del comportamento della vita sessuale di una persona, a partire dalla prima volta in cui ha un rapporto sessuale.

“Mentre i fattori sociali e culturali sono chiaramente rilevanti, abbiamo dimostrato che l’età al primo rapporto sessuale è anche influenzata dai geni” ha detto John Perry, uno degli autori della ricerca.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, si è concentrato sulle varianti genetiche (confrontando il genoma dei soggetti coinvolti) collegate all’età in cui si ha il primo rapporto sessuale e ha messo in luce proprio come l’età della pubertà influenzi in modo diretto la cosiddetta “prima volta”, e come entrambi questi fattori vadano a ripercuotersi sulla sfera sociale e sanitaria delle persone.

I risultati della ricerca hanno dimostrato che i fattori genetici hanno un’influenza sulla tempistica del comportamento sessuale. Altri studi sostenevano che il primo rapporto sessuale in età precoce fosse da associare a a risultati scolastici negativi, la salute fisica e il benessere mentale.

Per identificare le differenze genetiche che influenzano i tempi del comportamento sessuale di un soggetto, i ricercatori del Medical Research Council (MRC) Epidemiology Unit presso l’Università di Cambridge tra i dati genetici a disposizione hanno analizzato quelli che riguardavano 59.357 uomini e 66.310 donne di età compresa tra i 40 e i 69 anni che avevano preso parte all’UK Biobank, uno studio nazionale per la ricerca sanitaria.

L’analisi dei ricercatori ha identificato 38 varianti genetiche associate con l’età in cui una persona ha il primo rapporto sessuale, scoprendo che molte di queste varianti genetiche si trovano nella zona di geni precedentemente implicati nello sviluppo del cervello e nelle connessioni neurali.

I ricercatori hanno scoperto anche che le varianti genetiche erano associate ad una serie di comportamenti riproduttivi, come l’età al primo parto e numero di figli.

“Mentre i fattori sociali e culturali sono chiaramente rilevanti, abbiamo dimostrato che l’età al primo rapporto sessuale è anche influenzata dai geni che agiscono sui tempi della maturità fisica e da geni che contribuiscono alle nostre differenze naturali in tipi di personalità. Un esempio è una variante genetica in CADM2, un gene che controlla le connessioni delle cellule del cervello e l’attività cerebrale, che abbiamo trovato essere associato ad una maggiore probabilità di avere un’assunzione di rischi e con un’età più giovane al primo rapporto sessuale”, spiega John Perry, uno degli autori dello studio che ha guidato il team di ricercatori insieme a Ken Ong.

“Abbiamo già dimostrato che la pubertà precoce e la rapida crescita dall’infanzia può influenzare negativamente i rischi di malattie in età avanzata, ma ora abbiamo dimostrato che gli stessi fattori possono avere un effetto negativo in età molto più giovane, tra cui rapporti sessuali precoci”, spiega il dottor Ken Ong.

Grazie ai risultati ottenuti, i ricercatori sperano che, tenendo conto dei tempi della pubertà e del tipo di personalità, potranno contribuire ad un più mirato ed efficace approccio per interventi sanitari e per promuovere efficacemente comportamenti sani.

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