Renzi: “2015 di successi e mi gioco tutto con il referendum”. Opposizioni sul piede di guerra

Roma 30 dicembre 2015 – Come da consuetudine il Presidente del Consiglio in carica, Matteo Renzi, ha tenuto la conferenza stampa di fine anno nella nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati dove, nel rispondere ai giornalisti, ha tracciato il bilancio del suo governo.

Vediamo di seguito i passaggi più importanti e le reazioni delle opposizioni.

2015 pieno di successi –  I successi del governo per il 2015 sono accompagnate dalle famose “slides” intitolate #buonanno e con protagonista un gufo disegnato:

Prodotto interno lordo: a fine 2014 l’Italia è in piena stagnazione mentre a fine 2015 il PIL torna a crescere dello 0,8% (nel 2014 era a -0,4, nel 2013 a -1,9 e nel 2012 a -2,3).

Jobs Act: nel dicembre 2014 i gufi dicevano che il Jobs Act non sarebbe mai stato approvato e la disoccupazione segnava la percentuale del 13,2%. Oggi il Job Act è approvato e il tasso di disoccupazione è dell 11,5% con 300mila occupati in più e un aumento della concessione di mutui del 97%.

Legge Elettorale: A fine 2014 i gufi dicevano che non c’erano i numeri per l’approvazione dell’Italicum. Oggi la legge elettorale è approvata.

Tasse: Nel 2014 i gufi dell’opposizione dicevano che non sarebbe mai stata tolta la componente lavoro dell’Irap e per gli 80 euro non c’erano coperture. Oggi la componente costo del lavoro Irap è stata tolta,  gli 80 euro confermati per sempre anche per le forze dell’ordine e Tasi e Imu agricola abolite.

Riforma costituzionale: Nel 2014 i “gufi” dicevano che siamo ancora alla prima lettura e sarà l’ennesimo flop. Oggi siamo a un passo dall’approvazione finale poi decidono i cittadini con un referendum.

Immigrazione: Nel 2014 si diceva che l’Italia è invasa dai migranti per colpa del governo. Oggi gli sbarchi diminuiscono e il problema è diventato europeo.

Riforma PA: Nel 2014 si diceva che la PA era irriformabile. Oggi la riforma è diventata legge e approvata in via definitiva ed entro il 2016 vi saranno tutti i decreti di attuazione.

Buona Scuola: Nel 2014 si diceva che sulla scuola non sarebbe cambiato nulla, solo tagli e precari. Oggi la riforma denominata “La Buona Scuola” è approvata, 100 mila docenti precari diventano di ruolo, ci sono più soldi per l’edilizia e nel 2016 arriveranno anche le deleghe.

Giustizia: Nel 2014 si diceva che il Governo non avrebbe avuto il coraggio di toccare la giustizia. Oggi sono diventate leggi dello Stato il falso in bilancio, la responsabilità civile dei magistrati, la corruzione, la prescrizione e i reati ambientali.

Cultura: Nel 2014 si diceva che l’autonomia ai musei era semplicemente la solita provocazione. Oggi i musei hanno 20 nuovi dirigenti e, per la prima volta, i fondi stanziati per la cultura superano i 2 miliardi di euro.

Politica estera: Nel 2014 si diceva che l’Italia non conta niente all’Estero. Oggi l’Italia è diventata grande ed è protagonista a Vienna sulla Siria, a Roma e New York sulla Libia. Vi è un italiano all’Unhcr e un’italiana a dirigere il Cern di Ginevra.

Flessibilità: Nel 2014 si diceva che il semestre italiano non avrebbe portato risultati. Oggi la flessibilità ottenuta vale l’1% dell’intero PIL che sarà reinvestito per abbassare le tasse e investire in sicurezza e cultura.

Pompei: Nel 2014 si diceva che Pompei era il simbolo dello spreco dei fondi europei. Oggi i fondi sono stati utilizzati tanto che 6 domus sono state restaurate e aperte a beneficio di oltre 3 milioni di visitatori che hanno varcato le soglie dell’antica città romana alle falde del Vesuvio.

Expo: Nel 2014 si diceva che l’Expo non sarebbe mai stata aperta in tempo e che sarebbe stato un fallimento. Oggi l’Expo è riconosciuto come un evento con un successo planetario, l’agroalimentare italiano esporta più del doppio degli altri settori e c’è il progetto post Expo.

Sud: Nel 2014 si diceva che il Governo aveva dimenticato il Sud. Oggi si può fare un bilancio con i provvedimenti per il Mezzogiorno alla luce del credito di imposta, Terra dei Fuochi, Bagnoli, Ilva, Salerno- Reggio Calabria, continuità territoriale, Abruzzo post sisma, Napoli – Bari e Tavolo di Crisi.

Un bilancio assolutamente positivo dunque per Matteo Renzi con la “vittoria della politica contro il populismo 4 a 0”. Il tutto coronato dall’ “elezione del presidente della Repubblica, le riforme costituzionali, la questione dell’immigrazione, l’assunzione dei dei professori”.

Sul PD Renzi ha dichiarato: “Io ho preso un partito che aveva preso il 25% alle elezioni non dimenticatelo” e poi “i sondaggi dimostrano che il Pd ha lo stesso consenso che aveva nei giorni precedenti le elezioni europee, allora ce la giocavamo pari con i 5 stelle per il primo posto, ma alle elezioni abbiamo preso il 40,8 e loro il 20%, insomma i 5 stelle vanno molto forte nei sondaggi ma poi ci sono le elezioni che li smentiscono”.

La scommessa: se perdo il referendum me ne vado: Renzi poi fa una scommessa con gli Italiani (sulla falsa riga del “contratto con gli italiani” di berlusconiana memoria: “Se perdo sul referendum costituzionale considero fallita la mia esperienza in politica”. Il premier è dunque ben convinto di superare lo scoglio del referendum. Anzi di più: Renzi dice che vincerà anche le elezioni del 2018.

Elezioni amministrative:  “Le elezioni amministrative nei Comuni eleggono il primo cittadino non il primo ministro” per cui “i candidati li sceglieranno le primarie” e “se Sinistra italiana- Sel ne prenderemo atto, il Pd non si preoccupa di caselline o casacchine, abbiamo sostenuto Pisapia, abbiamo appoggiato Zedda a Cagliari e lo appoggeremo ancora anche se non è del Pd”, perciò “se i nostri amici della coalizione vorranno partecipare alle primarie saranno benvenuti altrimenti il Pd andrà con chi vuole”.

Opposizioni all’attacco: Le opposizioni non hanno per niente gradito la lezione di Renzi a suon di slide con tanto di gufo dell’opposizione smentito dall’attività di governo di quest’anno.

Vediamo le reazioni più salienti:

Movimento 5 Stelle: Beppe Grillo, dal suo blog, torna ad attaccare Renzi sull’ emergenza smog sostenendo che “il regalo di fine anno del governo per gli italiani è arrivato. Circola infatti una nuova bozza di decreto per la realizzazione di altri impianti di incenerimento indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, all’Ufficio di Gabinetto e alla Direzione generale del ministero dell’ Ambiente relativa a 9 nuovi inceneritori”. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle “con i 40 già attivi e i sei in fase di realizzazione, in Italia il totale sarà di 55 inceneritori. L’esecutivo – continua Beppe Grillo- si è inventato di sana pianta che l’incenerimento è primario e strategico in barba alla riduzione dei rifiuti, il recupero materia e la raccolta differenziata. Del resto, accontentare le municipalizzate di partito è prassi ormai nota”.

Lega Nord Il il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha dichiarato: “Per Renzi il 2015 è stato meglio delle previsioni… Forse migliore per lui e per i suoi amici che si sono arricchiti, non per i milioni di italiani che hanno perso lavoro, casa e azienda. Un governo che non tocca la legge Fornero, che non abolisce gli studi di settore, che salva i banchieri e uccide i risparmiatori deve andare in esilio subito”, e promette: “Ce la metterò tutta per mandare a casa il bugiardo prima possibile!”.

Forza Italia Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nel corso di un collegamento telefonico a una convention di Forza Italia organizzata a San Vitaliano (Napoli) ha dichiarato: “Abbiamo di fronte una possibilità di terrore e cioè che il paese vada in mano al Pd e a M5s, banda di incapaci e sfasciacarrozze. Dunque tocca a noi”. Si tratta di una “situazione non democratica, non siamo più in una democrazia, l’attuale governo non è sostenuto da maggioranza legittima e ha un presidente abusivo. Non è solo un governo non democratico ma è anche contro il volere del popolo”.

Sinistra italiana: Alfredo D’Attorre ha dichiarato: “La conferenza stampa di Renzi ha dipinto il solito mondo parallelo rispetto alla realtà che milioni di italiani vivono ogni giorno”. “Su un punto Renzi ha ragione: l’appuntamento decisivo sarà il referendum del prossimo autunno. L’unica consolazione della conferenza di fine anno di oggi è che sarà l’ultima con Renzi premier, perché a ottobre sarà il pronunciamento democratico dei cittadini italiani a chiudere l’esperienza di un governo che ha vissuto di propaganda, ha aumentato le disuguaglianze, ha colpito il lavoro e la scuola e non ha saputo difendere gli interessi italiani in Europa”.

Fratelli d’Italia Giorgia Meloni su Facebook commenta: “Renzi si vanta della crescita del Pil dello 0,8% in Italia, dimentica però di dire che è tra i dati peggiori dell’Unione Europea: Francia +1,2%, Germania +1,7%, Olanda +1,9%, Polonia +3,6% e Repubblica Ceca +4,3%. La verità è che l’Italia prova a correre, grazie ai nostri imprenditori e ai nostri lavoratori, il problema è che deve correre con le zavorre Renzi e Alfano sulle spalle. E purtroppo perde terreno rispetto al resto d’Europa”.

Italia unica Corrado Passera mediante un comunicato stampa ha fatto sapere che “la conferenza stampa di fine anno di Matteo Renzi conferma le doti di comunicatore del presidente del Consiglio ma non fuga, anzi aggrava, le preoccupazioni per la situazione del Paese. Il punto politico, tuttavia, è un altro. Ed è che più Renzi si ostina a decantare le meraviglie di un’azione di governo che alla resa dei conti e nonostante le enfatizzazione mediatiche resta assai carente e contraddittoria, più le forze anti-sistema, da Grillo a Salvini, facendo leva sull’insoddisfazione e sulla delusione degli italiani, prosperano”. Inoltre, conclude Italia Unica “Renzi punta tutto sul referendum confermativo delle riforme costituzionali del prossimo ottobre ma prima del referendum ci sono le amministrative, che coinvolgono le principali città italiane. Per quanto il premier le esorcizzi, la vera cartina di tornasole della sua popolarità e del suo consenso sta lì. Fossimo in lui, per come stanno procedendo le cose nel Pd sulle candidature a sindaco, metteremmo da parte le slides per dare più ascolto ai problemi veri delle persone. A partire dallo smog che assedia i principali centri urbani”, conclude Italia Unica.

Scelta civica : Andrea Mazziotti commenta con un comunicato stampa le parole di Renzi: “Oggi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha affermato che tagliare le partecipate degli enti locali non porta risparmi sul bilancio dello Stato, ma semmai un risparmio sulle bollette. Sul primo punto non sono d’accordo. Lo stesso Renzi ha promesso di ridurre le partecipate da 8.000 a 1.000. Se si chiudono 7.000 società inutili i risparmi ci sono per forza. Del resto quasi 3.000 di queste hanno più amministratori che dipendenti. Renzi mantenga le promesse, tagli le partecipate e sconfigga gli statalisti che sono numerosissimi sia a destra che nel suo partito”. Continua il deputato di Scelta civica: “C’è poi un profilo etico e di moralizzazione della politica. E’ ora di finirla con migliaia di società che servono solo a produrre poltrone per ex politici e amici degli amici, alimentando clientele e malaffare”.

La polemica con Enzo Iacopino: Fnsi e Usigrai: Il sindacato dei giornalisti ha diffuso un comunicato di risposta alle parole di Renzi dedicate alla categoria dei giornalisti provocato dal presidente dell’ordine Enzo Iacopino, che aveva parlato di “emergenza democratica” chiedendo al premier di non dare soldi pubblici ai gruppi editoriali che non pagano dignitosamente i giornalisti: “Un 2016 all’insegna della libertà di informazione’. Questo l’auspicio del presidente del Consiglio Matteo Renzi. È quello che auspichiamo anche noi”, affermano in una nota congiunta Fnsi e Usigrai, augurandosi che il premier “non voglia smentire se stesso come ha fatto con la Rai, quando dopo aver promesso di restituirla ai cittadini, in realtà l’ha portata ancora di più sotto il controllo del governo”. Così la Federazione della stampa e l’Usigrai hanno colto l’occasione della conferenza stampa di fine anno del capo del governo “per un promemoria per le prossime slide: 1) una norma contro le querele temerarie; 2) una legge sulla diffamazione, che abolisca il carcere e renda effettivo il diritto dei cittadini a essere informato; 3) nuove regole per i conflitti di interessi; 4) riforma radicale dell’Ordine dei Giornalisti; 5) rinnovo della Concessione 2016 insieme alla riforma complessiva della Rai Servizio Pubblico”.

Autore: Donato Paolino

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