Matteo Renzi: Abolizione Tasi e Imu nel 2016, poi abbassare Ires e Irpef e riforma pensioni

Roma, 29 agosto 2015 – Matteo Renzi inizia la nuova stagione post vacanza dal Meeting di Comunione e Liberazione parlando di abolizione di Imu e Tasi.

[easy_ad_inject_1] Il mantra renziano – Il mantra recitato dal premier torna ad essere focalizzato sull’economia e in particolare “via Tasi e Imu”.”Il prossimo anno togliamo Tasi e Imu per tutti” ha detto il premier che ha aggiunto “C’è l’idea che il governo abbassi le tasse solo per il consenso e c’è un pregiudizio: chi fa il premier è solo per garantirsi un proprio futuro. Noi siamo abituati ai politici che stanno per generazioni e invece noi dopo due mandati lasceremo”.

Abbassare le tasse – Abbassare le tasse è una frase che al popolo piace sentire e la sente da più di vent’anni (Berlusconi sull’abolizione dell’ICI ci ha vinto addirittura le elezioni).
“Abbassare le tasse è una scommessa che non si fa solo un anno” sottolinea Renzi “Nel 2014 gli 80 euro, un intervento che rimane per sempre, poi il costo del lavoro nel 2015, il prossimo anno togliamo Tasi e Imu. Poi nel 2017 l’Ires, la tassa sulle imprese oggi al 31% per portarla al 24%. E nel 2018 l’Irpef”.

IL Codacons dal canto suo fa notare “Dal 2011 al 2014 gli italiani hanno dovuto sborsare 16 miliardi di euro in piu’ a titolo di tasse sulle abitazioni di proprietà”. E’ quanto dichiarato dal presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi secondo il quale dai 9 miliardi di euro pagati nel 2011, infatti, le famiglie sono arrivate a versarne in totale 25 miliardi nel 2014, con un incremento del 177%.
“Sul banco degli imputati vi sono l’Imu e la Tasi, che hanno portato non solo ad una forte crescita della tassazione sulla casa, ma anche ad un maggior esborso a carico di chi possiede abitazioni di basso valore», conclude Rienzi.

Sul tavolo del premier Renzi in questi giorni anche la Riforma Pensioni che dovrebbe essere inserita nella prossima Legge di Stabilitàe superare la Legge Fornero pur conservandone lo scopo di preservare i conti pubblici. La parola d’ordine è certamente la maggiore flessibilità in uscita ma con i limiti di bilancio imposti dall’Unione Europea e che permetta di risparmiare come fu nel caso della legge Fornero: l’investimento del governo non dovrebbe superare il miliardo di euro di maggior spesa previdenziale da recuperare poi negli anni successivi, necessità che sembra essere rispettata da un mix tra assegno ridotto e prestito pensionistico per consentire il pensionamento con assegno ridotto a 63 anni di età.

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Autore: Donato Paolino

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