Riattivare il cervello in soggetti clinicamente morti: al via sperimentazione su 20 pazienti

Philadelphia (USA), 4 maggio 2016 – “La morte cerebrale è la definizione legale di morte umana nella maggior parte dei paesi in tutto il mondo. Tuttavia, mentre gli esseri umani mancano di capacità rigenerative sostanziali nel sistema nervoso centrale, molte specie non umane sono in grado di riparare, rigenerare e rimodellare parti sostanziali del loro cervello e del tronco cerebrale, anche dopo un trauma critica di pericolo di vita”.

Da qui parte il progetto della Bioquark, una società di biotecnologie statunitense, di Philadelphia, che ha ottenuto il via libera dall’Institutional Review Board del National Institutes of Health negli Usa e di autorità indiane per poter iniziare il primo studio al mondo per comprendere se sia possibile riattivare il cervello di persone clinicamente morte.

La società biotech sta, infatti, per reclutare 20 pazienti (tra i 15 e i 65 anni) clinicamente morti a causa di una lesione cerebrale traumatica, al fine di cercare i possibili segni di inversione di morte cerebrale.

Se riusciranno a “rianimare” – l’ambizioso si progetto si chiama proprio ReAnima, “First In Human Neuro-Regeneration & Neuro-Reanimation” – con successo le parti del midollo spinale superiore, dove si trova il tronco cerebrale inferiore, c’è una possibilità che si possano riattivare funzioni vitali come la respirazione e il battito cardiaco, qualcosa che questi pazienti possono ora fare solo con l’aiuto delle macchine.

“Questo rappresenta il primo studio del suo genere e un altro passo verso l’eventuale inversione di morte nella nostra vita”, ha dichiarato al Telegraph il CEO di Bioquark Inc., Ira Pastor.

La Bioquark sostiene che la morte non può essere “irreversibile” e che le loro ricerche sono arrivate ad un punto tale da richiedere una sperimentazione sull’uomo per capire se davvero sia possibile riattivare il cervello di un paziente clinicamente morto ed avviare la prima fase del progetto ribattezzato “processo di Lazzaro”.

La sperimentazione di fase 1 determinerà se la morte cerebrale può essere invertita utilizzando una combinazione di tecniche, tra cui l’iniezione di cellule staminali unita ad un cocktail di peptidi nel cervello, l’utilizzo di speciali laser e tecniche di stimolazione nervosa, che hanno già dimostrato di poter far uscire i pazienti dal coma.

In mancanza di effettiva riattivazione del sistema nervoso centrale, il team di ricercatori indagherà su cosa possa influenzare eventuali modifiche delle meningi cerebrali, gli strati di tessuto che si trovano tra il cranio e la superficie del cervello.

In particolare, gli scienziati di migliorare il polso del paziente, la saturazione di ossigeno nel sangue, la pressione arteriosa, e la respirazione.

Una volta ottenuto anche il permesso da parte delle famiglie, i ricercatori potranno trattare i loro 20 pazienti clinicamente morti per un periodo di sei settimane presso l’Anupam Hospital di Rudrapur, in India. Dopo di ciò, i pazienti saranno monitorati per diversi mesi con scansioni MRI (risonanza magnetica) per vedere se si verificheranno eventuali modifiche.

“Speriamo di vedere risultati entro i primi due o tre mesi. Salvare singole parti del cervello potrebbe essere utile, tuttavia abbiamo ancora una lunga strada da percorrere prima di poter affermare che è possibile riattivare tutte le funzioni cerebrali. Ancora non siamo a quel punto, anche se riteniamo di essere molto vicini al punto in cui la demarcazione tra coma e coma irreversibile o morte cerebrale diventerà offuscata e speriamo di avere buoni risultati entro il 2017”, ha detto Ira Pastor.

Ecco come procederanno i ricercatori in questa prima fase della sperimentazione.

I 20 pazienti reclutati saranno trattati con iniezioni di peptidi (catene proteiche semplici) nel midollo spinale su base giornaliera; due volte alla settimana riceveranno l’iniezione di cellule staminali nel cervello. Tutto ciò unito alla terapia transcranica laser (un trattamento non invasivo che utilizza la luce di penetrare il cranio per attivare processi di recupero naturali del corpo, e che è stato testato su ictus, emicrania, e in pazienti con Parkinson in passato) e alla stimolazione nervosa, un’altra tecnica non invasiva che invia impulsi elettrici al nervo mediano dell’arto superiore.

“Grazie a questo studio potremo acquisire conoscenze sullo stato di morte cerebrale umana, con importanti connessioni per il futuro sviluppo terapeutico contro altri gravi disturbi della coscienza, come il coma e gli stati vegetativi o di minima coscienza, le malattie degenerative del sistema nervoso centrale, il morbo di Parkinson e l’Alzheimer”, ha commentato Sergei Paylian, fondatore di Bioquark e membro del comitato consultivo del progetto ReAnima.

Autore: Donato Paolino

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