Riforma pensioni 2016. Pensione anticipata a 63 anni. Poletti ottimista Camusso: intesa non scontata

inps pensioni

Iniziano ad arrivare le prime conferme sulle ipotesi di anticipo pensionistico, o APE, tra i provvedimenti più attesi della prossima riforma delle pensioni. Secondo la prima intesa tra le parti sociali, si può andare in pensione a 63 anni già dal prossimo anno. Poletti è ottimista sul raggiungimento di un’intesa generale. Camusso, CGIL, invece frena gli entusiasmi.

A quanto si apprende l’Ape, l’anticipo pensionistico, potrà essere chiesto già dal prossimo anno a partire dai 63 anni di età, ovvero a 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia.

A confermare l’ipotesi che era già in campo sono stati i sindacati dopo l’incontro al Ministero del lavoro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini alla presenza dei Segretari generali di Spi, Fnp, Uilp Pedretti, Bonfanti, Bellissima, insieme ai Segretari confederali Lamonica, Petriccioli e Proietti. I sindacati spiegano che la “mediazione è arrivata oggi” e il periodo di sperimentazione del sistema dovrebbe essere di 2 anni.

“Sessantré anni è la mediazione a cui siamo arrivati oggi, ma che era in viaggio da un po’ di tempo”, ha riferito il segretario confederale Cisl, Maurizio Petriccioli.

“Dal confronto che abbiamo avuto oggi emerge la volontà del governo a procedere verso ipotesi condivise che riguardano in particolare la condizione dei pensionati e degli anziani italiani” ha dichiarato in una nota il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti a margine dell’incontro che si è tenuto oggi al Ministero del Lavoro sulle pensioni.

“In particolare – continua Pedretti – si sta lavorando per allargare la platea dei beneficiari della quattordicesima e per portare la no tax area allo stesso livello di quella dei lavoratori dipendenti e questo lo riteniamo un fatto positivo.

Restano però da sciogliere alcuni nodi, a partire dalla definizione esatta e concreta delle risorse a disposizione e dal problema dei precoci, che non trova ancora una risposta per noi esaustiva”.

“Valutiamo positivamente questo incontro – commenta il Segretario generale Uilp Romano Bellissima. Sono stati ulteriormente approfonditi i temi e nel prossimo incontro del 21 speriamo si possa arrivare a una conclusione positiva, anche in base alle risorse che il Governo impegnerà per l’attuazione delle misure. Nell’incontro di oggi, il Sottosegretario non ha infatti ancora definito l’entità delle risorse. Per quanto riguarda in particolare gli interventi per i pensionati – prosegue Bellissima – c’è una posizione positiva sull’ampliamento della cosiddetta quattordicesima e sulla equiparazione della no tax area dei pensionati a quella dei lavoratori dipendenti. Abbiamo anche evidenziato gli altri temi al centro della nostra piattaforma: rivalutazione delle pensioni, separazione tra previdenza e assistenza, paniere Istat per il calcolo dell’inflazione”.

Soddisfatto di questo primo risultato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che, pur non partecipando all’incontro con le parti sociali, ha commentato fiducioso che sarà trovata un’intesa tra governo e parti sociali su tutti i punti: “Poiché parliamo di un contesto molto largo, credo che comunque sia importante e ragionevolmente prevedibile un apprezzamento del lavoro che abbiamo fatto e stiamo facendo proprio perché abbiamo portato questo tema dentro la legge di bilancio e lo faremo in maniera condivisa o, comunque, a seguito di un confronto molto approfondito”.

Tuttavia Susanna Camusso, leader della CGIL, tiene a precisare dai microfoni di Radio Anch’io che l’intesa non è scontata. “Tutti danno per scontata l’intesa, ma nessuno è in grado di dire l’entità delle cifre sul tavolo. C’è troppo entusiasmo. E’ una partita delicata che ha bisogno di discussione”. Per il segretario generale della Cgil “le cifre di cui finora abbiamo sentito parlare sono insufficienti”.

L’intesa sull’APE – Dunque dal prossimo anno tutti i lavoratori nati tra il 1951 e il 1954 potranno andare in pensione anticipando la normale maturazione del diritto all’assegno pensionistico di uno, due o tre anni e sette mesi, in modo dunque flessibile e accollandosi una parte del costo mediante un prestito previdenziale ventennale, che avrà un costo variabile a seconda dell’ammontare della pensione e della durata dell’anticipo.

Quanto costerà l’Ape? Ottenuto il prestito previdenziale si restituirà decurtando dalla pensione dal 4-5% fino al 15% a seconda sia dell’importo della pensione (quando superiore a 1200 euro) e sia della durata del prestito (da uno a 3 ann e 7 mesi). In soldoni, si restituirà con una decurtazione dall’assegno mensile circa 50-60 euro al mese per venti anni per gli anticipi di un anno, e via via si arriverebbe fino a 150-200 euro al mese per gli anticipi di tre anni.

l’Ape sarà completamente gratuito per le categorie disagiate e si pensa ad un limite dell’importo della pensione fissato a 1200 euro netti come limite massimo per ottenere l’anticipo gratuito. Anche per i disoccupati l’Ape sarà gratuito.

Altra novità riguarda la possibilità che le imprese saranno chiamate a coprire una parte del taglio dell’assegno se il lavoratore sceglie di andare in pensione prima come conseguenza di una crisi aziendale che imponga una ristrutturazione e un taglio del personale. Le imprese che vogliono “liberarsi” di qualche pagheranno una parte del costo della pensione anticipata.

Autore: Donato Paolino

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