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Riforma Pensioni. Boeri:”Fare subito la riforma”. Caos ricongiungimenti contributi enti diversi

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Roma, 13 marzo 2016 – “Il governo vari al più presto norme che prevedano flessibilità nell’uscita dal mondo del lavoro, con conseguenti riduzioni della pensione. Così si sbloccherebbe il sistema pensionistico irrigidito dalla legge Fornero e si promuoverebbero le assunzioni di giovani”.

E’ quanto dichiarato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un video inviato ad un convegno organizzato a Torino dai sindacati Direl e Codirp.

“La nostra proposta sulla flessibilità è del giugno 2015 – ha aggiunto Boeri – il governo aveva detto che l’avrebbe discussa quest’anno, ora si parla del 2017, invece va discussa subito perché la situazione va sbloccata ora”.

Boeri ha poi ricordato come sia necessario lavorare per una maggiore ‘equità’ pensionistica a fronte di pensioni “ancora troppo alte e ingiustificate rispetto ai contributi”. “Molti obiettano che non si possono toccare i diritti acquisiti – ha aggiunto – ma ogni volta che si fanno riforme si toccano i diritti, l’equità non può prescindere dalla contribuzione pur se occorre muoversi su questa delicata materia con grande attenzione”.

Sulla stessa linea di Boeri si schiera anche il sindaco di Torino, Piero Fassino, che ha parlato di necessità urgente dell’introduzione del criterio di flessibilità. “Le pensioni sono un tema delicato perché riguardano milioni di persone – ha aggiunto – proprio per questo bisogna lavorare per una maggiore equità, basti pensare che il 70% degli italiani prende una pensione inferiore agli 800 euro. Bisogna inoltre intervenire sulla ricongiunzione dei diversi sistemi pensionistici”.

Continua intanto il caos delle ricongiunzioni onerose che non permettono a migliaia di lavoratori di andare in pensione per il semplice motivo che, avendo fatto lavori diversi con contributi versati in parte all’Inps e in parte ad altri enti, non possono sommarli gratuitamente ma devono fare la «ricongiunzione onerosa», cioè a pagamento, presso l’ente che dovrebbe liquidare loro la pensione finale.

Secondo quanto denunciato dal patronato Inca-Cgil, per ricongiungere i contributi il povero pensionando dovrebbe pagare da decine di migliaia a somme che superano i centomila euro, cifra che per molti è senz’altro un deterrente a procedere e dunque rinunciano.

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