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Riforma pensioni Inps. Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo di aprire subito un confronto

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Roma, 3 marzo 2016 – Il governo continua a rassicurare i cittadini affermando che le pensioni rimangono un tema caldo sul tavolo dell’esecutivo da affrontare e risolvere, però, prendendosi tutto il tempo che occorre per non commettere gli errori del passato. Riforme pensionistiche elaborate in tempi troppo stretti hanno portato spesso a danni (pensiamo alla riforma Fornero) ancora oggi non risolti del tutto.

Intanto, tra problemi come salvaguardie esodati, opzione donna, quota 96 della scuola e flessibilità in uscita, la riforma promessa dal premier Renzi ancora non vede la luce. Anche per questo i rispettivi segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno deciso di inviare al presidente del consiglio, Matteo Renzi, una lettera nella quale chiedono di aprire subito un confronto sul tema pensioni.

La lettera è stata inviata anche a Giuliano Poletti, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. La discussione sulle pensioni ormai non può più essere rinviata, i cittadini chiedono al governo risposte concrete sul loro futuro e non le solite promesse da campagna elettorale.

“Riteniamo necessario ed urgente affrontare il tema pensioni. Non è più rinviabile una discussione di merito sulla flessibilità in uscita e sull’insieme dei problemi aperti (il completamento delle salvaguardie degli esodati, le ricongiunzioni onerose, le questioni dei lavori precoci, di quelli usuranti, delle donne, la quota 96 della scuola, i requisiti per i macchinisti) e, soprattutto, delle future pensioni dei giovani”, scrivono i sindacati nella lettera al premier.

I sindacati sottolineano la necessità di cambiare l’attuale sistema previdenziale in quanto, in questo modo, si potrebbero dare risposte al tema dell’occupazione, soprattutto giovanile.

L’obiettivo – scrivono i sindacati Cgil, Cisl e Uil – è di ricostruire un sistema pubblico solidale, che riconosca la diversità dei lavori e delle condizioni sia rispetto all’accesso che alla dignità dei trattamenti.

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