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Riforma Pensioni Inps. Flessibilità in uscita: ecco come funzionerà la pensione anticipata, Ape

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Roma, 16 giugno 2016 – Dopo l’incontro governo-sindacati di martedì sulle pensioni e sulla flessibilità in uscita dal lavoro con anticipo della pensione, si può iniziare a fare qualche calcolo su quanto costerà al lavoratore andare in pensione con tre anni di anticipo.

Ciò che trapela da questo primo incontro governo-sindacati, a cui faranno seguito quelli del 23 e del 28 giugno, è che l’Ape, l’anticipo pensionistico passerà direttamente e obbligatoriamente per l’Inps.

Ciò significa che il lavoratore non dovrà più recarsi in banca per ottenere il cosiddetto “prestito” ma dovrà rivolgersi esclusivamente all’Inps. L’istituto previdenziale dovrà, per prima cosa, accertare lo stato contributivo del lavoratore e verificare che siano presenti tutti i requisiti necessari che gli permettano di andare in pensione anticipatamente (da 1 a 3 anni). L’Inps provvederà poi a rapportarsi con la banca per perfezionare il “prestito”.

Questo in sintesi lo schema elaborato dal governo e sul quale si dovrà ancora lavorare per definirne i contenuti. Punto fermo, per il momento, è che l’assegno per l’anticipo della pensione dovrebbe essere sempre attribuito al lavoratore direttamente dall’Inps.

Andare in pensione in anticipo, a tre anni dal raggiungimento dell’età di vecchiaia, però, potrebbe costare al lavoratore una riduzione della pensione, o meglio dell’assegno pensionistico, fino al 20%. Il calcolo arriva dalla Uil sulla base di un tasso di interesse fisso al 3%.

“In pratica, con una pensione media di 1.000 euro si dovrà pagare una rata di 199 euro al mese per 13 mensilità per 20 anni (il prestito erogato sarebbe infatti di 39.000 euro). Con una pensione di 2.500 euro netti e un tasso di interesse al 3% la rata sarebbe di 499,10 euro al mese, in pratica il 20% dell’assegno originario (il prestito infatti ammonterebbe a 97.500 euro). Se si guarda alla pensione lorda, spiegano al sindacato, il taglio per l’anticipo di tre anni dovrebbe essere intorno al 15%. Ci sono criticità e punti da chiarire ed il confronto tra governo e sindacati deve servire a questo. Bisogna arrivare ad una flessibilità semplice e chiara affinché i lavoratori possano scegliere senza nessuna complicazione. Il costo di questa operazione non può ricadere sulle spalle dei lavoratori ed il Governo deve precisare l’intervento economico che intende operare.” spiega la Uil.

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