Riforma pensioni. Ipotesi flessibilità su misura pagata dalle aziende. Unimpresa: “Prestito penalizza pmi”

Roma, 7 ottobre 2015 – Novità in arrivo per la tanto attesa riforma delle pensioni. In questi ultimi giorni che separano il governo dalla data del 15 ottobre, termine della Legge di Stabilità, entro cui dovrebbe essere depositata una proposta concreta sulla flessibilità tanto promessa dal premier Renzi, gli esperti del ministero dell’Economia e del Lavoro avanzano una nuova ipotesi che prevederebbe una forma di flessibilità su misura, seppur limitata a particolari categorie di lavoratori ed attuata con meccanismi diversificati.

[easy_ad_inject_1] Secondo le ultime indiscrezioni sembra che il governo si stia orientando proprio in questa direzione per quanto riguarda il delicatissimo tema delle pensioni. Sono diverse le soluzioni allo studio e tra queste si parla anche del cosiddetto “prestito pensionistico” riadattato in una versione che porrebbe i costi a carico delle imprese. Gli esperti ministeriali stanno anche lavorando ad alcuni ritocchi riguardo la salvaguardia per gli esodati e la ripristino dell’opzione donna, che sembra potrebbe tornare – come riporta il Messaggero – alla sua versione più penalizzante, cioè quella in cui il trattamento è calcolato con il sistema contributivo.

Nonostante varie chiusure, il Ministro Padoan aveva aperto a questa possibilità: “Il governo è impegnato ad analizzare la questione a partire dalla legge di Stabilità e compatibilmente con il quadro di finanza pubblica” aggiungendo che “Ogni cambiamento” del sistema pensionistico va attentamente valutato” tenendo conto delle “implicazioni per i conti pubblici”.

La posizione di Padoan è nota sia sugli esodati: “Lavoriamo a una soluzione definitiva e le risorse ci saranno” sia sulla flessibilità in generale: “Nella prossima legge di Stabilità si esploreranno eventuali misure che permettono di utilizzare uscite anticipate rispetto all’età pensionabile, che siamo però compatibili con i vincoli di bilancio. Certo è che l’idea che la flessibilità sia a costo zero è semplicemente inesatta. L’operazione costa, bisogna vedere come viene attribuito questo costo e a chi”.

Ma la coperta è corta e si valuta anche la sorte del bonus contributivo triennale previsto per quest’anno per le assunzioni a tempo indeterminato: “Valuteremo se sarà utile utilizzare risorse per la decontribuzione per continuare con queste misure oppure come io personalmente credo, ma posso essere smentito, non siano più necessarie perché siamo fuori dalla fase di emergenza – ha dichiarato il Ministro dell’Economia – In quel caso le risorse potrebbero essere destinate a altri scopi, per esempio sgravi fiscali permanenti di diversa natura ma sempre con l’obiettivo generale di favorire crescita e investimenti”

Ma si ipotizza anche una flessibilità in due tempi tra il 2016 e 2018. E’ l’ipotesi spiegata dal Messaggero secondo cui le intenzioni di Renzi sarebbero di inserire un po’ di flessibilità già nella Legge di Stabilità 2016 e potrebbe essere questa la decisione alla fine del vertice tra Matteo Renzi e i ministri Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan. Ci sono poi altre promesse intanto da mantenere come l’abolizione e la riduzione di Imu e tasse sulla casa. Una seconda fase più strutturata di flessibilità potrebbe arrivare nel 2018 alla luce della situazione dei conti pubblici.

Precedenza a esodati, donne e disoccupati – Tra le ipotesi della prima tranche di flessibilità vi sono il pensionamento anticipato a 62-63 anni con 35 anni di contributi con penalizzazioni fino al 1-15 per cento, ma solo per disoccupati senior e donne; salvaguardia per una parte dei 50 mila esodati. Per tutti gli altri se ne dovrebbe parlare fra due anni.

Cesare Damiano replica a Padoan: Il presidente della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano, autore di una delle due proposte di flessibilità (l’altra è quella di Tito Boeri, presidente Inps) ha replicato al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che aveva dichiarato che l’idea di una flessibilità a costo zero è “inesatta”.
Per Damiano con la sua proposta di riforma delle pensioni “si possono ottenere addirittura dei risparmi” e spiega: “se si anticipa la pensione a 62 anni, avendo 35 anni di contributi e accettando l’8% di penalizzazione nell’assegno di pensione, si avrà un costo per i primi 4 anni e un risparmio per i successivi 18”.

Unimpresa: prestito aziende favorisce big e penalizza pmi: – “Favorire la flessibilità in uscita, anticipando, rispetto alle norme in vigore, l’accesso alla pensione grazie a un prestito delle aziende ai lavoratori, sarebbe una strada facilmente percorribile per i grandi gruppi industriali e finanziari, ma non a portata di mano per le micro, piccole e medie imprese”. Lo ha dichiarato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, in relazione all’ipotesi che venga introdotta una misura volta a consentire alle aziende di prestare ai dipendenti il denaro necessario a colmare periodi contributivi in modo da favorire i prepensionamenti. “A frenare questo tipo di soluzione – aggiunge Longobadi – è la quantità di liquidità a disposizione delle imprese: per quelle di dimensioni maggiori non ci sarebbe alcuna difficoltà a reperire le risorse necessarie a finanziare manovre interne volte a prepensionare una fetta dei lavoratori, peraltro con una consequenziale ricaduta positiva sul costo del lavoro complessivo; al contrario, le imprese più piccole potrebbero avere problemi, magari nell’accesso al credito, e trovare vari ostacoli, a mettere insieme i fondi”.
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Autore: Vincent Dimaggio

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