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Riforma pensioni. Renzi, Poletti e Padoan cercano fondi. Furlan (Cisl): “No al gioco delle tre tavolette”. Tito Boeri: “pensione uomini 40% più alle donne

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Roma, 25 settembre 2015 – Il governo Renzi è alla ricerca dei fondi per finanziare la riforma delle pensioni e la flessibilità e il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione in Parlamento apre alla modifica della riforma Fornero delle pensioni per dare maggiore flessibilità ai lavoratori e alle lavoratrici che vogliono lasciare il posto di lavoro in anticipo rispetto ai requisiti di legge, con una qualche forma di penalizzazione degli assegni.
[easy_ad_inject_1]Il problema per Renzi e Padoan però è sempre lo stesso: il mantenimento degli equilibri dei conti pubblici. “Il governo è impegnato ad analizzare la questione a partire dalla legge di Stabilità e compatibilmente con il quadro di finanza pubblica” ha detto Padoan aggiungendo che “Ogni cambiamento” del sistema pensionistico va attentamente valutato” tenendo conto delle “implicazioni per i conti pubblici”.

Cisl – No al gioco delle tre tavolette – “Il Governo non può confondere i termini della discussione, facendo il gioco delle tre carte su esodati, opzione donna e flessibilità pensionistica” ha dichiarato con una nota la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, dopo le dichiarazioni rese dal Ministro Padoan e dal Ministro Poletti in occasione delle audizioni presso le Commissioni Bilancio e lavoro riunite di Camera e Senato.

“È vero che per quanto riguarda la flessibilità nell’accesso al pensionamento vanno trovate nuove risorse. Ma nel caso degli esodati e dell’opzione donna si tratta di confermare gli impegni già assunti in passato ed utilizzare i risparmi delle precedenti salvaguardie, come già si è fatto l’ anno scorso con la sesta salvaguardia. Confondere i termini della questione significa solo lasciare in una situazione di incertezza oltre 50 mila famiglie, allargando l’area del disagio sociale e non affrontare la correzione della legge Fornero che si rende indispensabile per dare risposte al mondo del lavoro ed alle imprese. Bisogna fare chiarezza ed assumersi la responsabilità di risposte improrogabili che il Paese attende. “Per questo ci aspettiamo che sia il Presidente del Consiglio Renzi ad esprimere una linea chiara, indicando i provvedimenti che il Governo intende assumere sulla vicenda degli esodati e dell’opzione donna, in modo da rassicurare tante lavoratrici e tanti lavoratori, dando risposte certe anche sulla flessibilità in uscita oggi ancora più necessaria per favorire lo scambio tra giovani ed anziani nei posti di lavoro”, ha concluso Annamaria Furlan.

Tito Boeri: pensione uomini 40% in più delle donne – Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha reso noto durante un’audizione alla Camera dei Deputati che l’importo degli assegni pensionistici percepiti dagli uomini è mediamente più alto di quello delle donne del 40% circa.

“Nel 2014 le pensioni degli uomini sono risultate del 40% circa più alte rispetto a quelle delle donne” ha detto aggiungendo che “La spesa media per le prestazioni pensionistiche è più alta per gli uomini”. L’anno scorso le donne “rappresentavano il 52,9% dei beneficiari di trattamenti pensionistici”, ma “la spesa a loro riservata si fermava al 44,2%” ha spiegato il presidente Inps “nel 2006 la spesa media per prestazione era più alta del 44% per gli uomini che per le donne”, mentre nel 2014 il gap si è ridotto al 41%. In ogni caso le “sproporzioni” e sono dovute “a due aspetti: il mercato del lavoro e le regole pensionistiche”.

Le cause del divario delle pensioni tra generi per Boeri sono due: le differenze tra le retribuzioni e le diverse anzianità contributive che caratterizzano i due generi: “Se guardiamo ai lavorati dipendenti, i salari delle donne erano il 68,6% di quelli degli uomini nel 2013. Nel lavoro para-subordinato i divari sono ancora più accentuati: le retribuzioni delle donne sono il 50% di quelli degli uomini», ha spiegato Boeri. “La seconda ragione – ha aggiunto – riguarda le regole pensionistiche: una grossa componente della disparità è legata a alle pensioni di anzianità che hanno storicamente avvantaggiato gli uomini con maggiori anzianità contributive». Tra le pensioni di anzianità «4 su 5 sono per gli uomini e gli importi hanno un divario molto rilevante”.

Tale dato non può avere effetto anche in una ipotesi di riforma delle pensioni che guardi alla tanto richiesta flessibilità: “una maggiore flessibilità, tenendo conto delle problematiche delle donne, sarebbe importante non ripristinare vecchi requisiti di anzianità contributiva, vantaggiosi per gli uomini” ha detto Boeri per il quale “L’età deve essere il fattore centrale”.

“Me lo auguro – ha detto Boeri – sarebbe una riforma che guarda alle donne”. E’ un sistema che “infatti impone costi elevati”, che “impediscono di rimettere insieme carriere discontinue”.

Donne penalizzate anche sul fronte della rigidità in uscita: “è indubbio che le norme del 2011 abbiano bloccato moltissime donne, allontanando per loro la prospettiva di andare in pensione”. “Imporre delle soglie minime nei livelli pensionistici, fino a una certa età, quella normale di pensionamento, ha una sua razionalità a tutela delle persone. Credo che sia un problema che vada posto”, prosegue poi Boeri, spiegando come, quando si va verso uscite flessibili, c’è sempre anche una dinamica che riguarda “il datore di lavoro, che può fare pressione”. Ecco che, aggiunge, “andare via presto, con pensioni molto basse condanna le persone a un futuro di assistenza”.

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Vincent Dimaggio
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