Trovate le onde gravitazionali. Prodi: “Attraverso onde gravitazionali è possibile studiare i buchi neri”

Si tratta senz’altro della scoperta del secolo: a 100 anni dalla teoria della relatività di Albert Einstein sono state finalmente trovate le onde gravitazionali. 

Cascina (Pisa), 12 febbraio 2016 – L’annuncio tanto atteso è arrivato: rilevate le onde gravitazionali

“Oggi siamo felici di annunciare che abbiamo rilevato per la prima volta le gravitazioni universali”. Con questo annuncio, contemporaneamente negli Usa e in Italia, l’Osservatorio gravitazionale europeo  conferma l’esistenza delle onde gravitazionali.

Si tratta di una delle più grandi scoperte scientifiche di questo secolo. Le onde gravitazionali sono state rivelate il ​​14 settembre 2015, alle 10:50:45 ora italiana (09:50:45 UTC, 05:50:45 am EDT), da entrambi gli strumenti gemelli Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory (LIGO), negli Stati Uniti, a Livingston, in Louisiana, e a Hanford, nello stato di Washington. Gli osservatori LIGO, finanziati dalla National Science Foundation (NSF) e operati da Caltech e MIT, hanno registrato l’arrivo delle onde gravitazionali entro una finestra temporale di coincidenza di 10 millisecondi.

L’importante “scoperta del secolo”, pubblicata oggi sulla rivista scientifica Physical Review Letters, è stato ottenuto, grazie ai dati dei due rivelatori LIGO, dalle Collaborazioni Scientifiche LIGO (che include la Collaborazione GEO600 e l’Australian Consortium for Interferometric Gravitational Astronomy) e VIRGO, che fa capo allo European Gravitational Observatory (EGO), fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese.

Le onde gravitazionali, spiega l‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, sono increspature nel “tessuto” dello spaziotempo,” perturbazioni del campo gravitazionale, arrivate sulla Terra dopo essere state prodotte da un cataclisma astrofisico avvenuto nell’universo profondo. Questo conferma un’importante previsione della Relatività Generale di Albert Einstein del 1915, e apre uno scenario di scoperte senza precedenti sul cosmo.”

Gli scienziati sostengono che queste abbondino e trasportino informazioni sui fenomeni che originarono il Big Bang, da cui nacque l’universo. Averle osservate è come aver visto che l’Universo “ha parlato”.

E’ un risultato senza precedenti, che oltre a confermare l’esistenza delle onde gravitazionali, fornisce la prima prova diretta dell’esistenza dei buchi neri: un regalo perfetto ad Albert Einstein a 100 anni dalla Teoria della Relatività.

“Questo risultato rappresenta una pietra miliare nella storia della fisica, ma ancor più è l’inizio di un nuovo capitolo per l’astrofisica, – spiega Fulvio Ricci, ricercatore dell’INFN che coordina la collaborazione internazionale VIRGO, e professore a La Sapienza Università di Roma – perché nei prossimi anni continueranno ad arrivare altri importanti risultati dagli interferometri LIGO e VIRGO, che oggi sono organizzati in un’unica rete globale di rivelatori di onde gravitazionali”. “Osservare il cosmo attraverso le onde gravitazionali – prosegue Ricci – cambia radicalmente le nostre possibilità di studiarlo: fino ad ora è come se lo avessimo guardato attraverso delle radiografie, mentre adesso siamo in grado di fare l’ecografia del nostro universo”.

“Sembrava una sfida impossibile, come sostenuto dallo stesso Einstein, che reputava questi segnali troppo deboli per una possibile rivelazione, invece ci siamo riusciti”, commenta Pia Astone, ricercatrice INFN che ha curato la redazione dell’articolo scientifico sulla scoperta assieme ad altri cinque colleghi di VIRGO e LIGO. “Finalmente possiamo osservare l’universo con occhi diversi, – prosegue Astone – non è un caso, infatti, che la prima misura diretta di ampiezza e fase delle onde gravitazionali sia stata accompagnata da un’altra importante scoperta, quella della fusione di un sistema binario di buchi neri”. “Non va dimenticato che il risultato è il coronamento del lavoro di tanti anni di molte persone, lavoro svolto con il costante supporto dei nostri enti finanziatori, primo fra tutti l’INFN. E adesso proseguiremo il nostro lavoro, non più domandandoci se ce la faremo, ma piuttosto quale sarà la prossima sorgente che manderà un segnale sui nostri rivelatori. Noi siamo pronti”, conclude Pia Astone.

Fu proprio Albert Einstein a prevedere le onde gravitazionali nel novembre 1915, ben 100 anni fa, quando il fisico illustrò la sua Teoria della relatività generale, di cui costituiscono uno dei capisaldi. Finora però non erano mai state «trovate».

Non si esclude affatto che i ricercatori che hanno partecipato agli esperimenti saranno candidati a uno dei prossimi Nobel per la fisica e non sono pochi visto che hanno collaborato 1.004 ricercatori appartenenti a 133 istituzioni scientifiche di tutto il mondo.

Attraverso le onde gravitazionali è possibile studiare i buchi neri – Giovanni Prodi, fisico sperimentale e professore di fisica all’Università di Trento,  coordinatore del gruppo di ricerca di Trento-Padova che a sua volta collabora con il centro di Hannover e della Florida, intervistato da “il Giornale” ha spiegato, tra l’altro, l’apporto che la scoperta aggiunge all’astronomia: “Inanzitutto dimostra che quello teorizzato da Einstein nel 1915 è vero. Poi attraverso le onde gravitazionali è possibile studiare i buchi neri. Con i buchi neri si ha l’effetto massimo delle onde gravitazionali perché questi sono una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale fortissimo e piegano enormemente le linee spazio-temporali. Le onde seguono imperterrite le linee sia quando due buchi sono vicini e stanno per scontarsi che quando si fondono in un buco solo. Con questa scoperta si è avuta la conferma pratica di come funzionano i buchi neri, di dove iniziano e finiscono.”

Autore: Donato Paolino

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